Obiettivo cinema: “Animali fantastici e dove trovarli”, di David Yates. “Magia” non significa “effetti speciali”

Trama e Recensione

New York, 1926. Il magizoologo Newt Scamander sbarca alla Grande Mela con una valigia che contiene numerose creature magiche catturate in anni d’esperienza, ricerche e lavoro. Tuttavia a causa di un incidente provocato dal suo Snaso, scambia la sua valigia con quella del no-mag Jacob Kowalski (un “babbano” per gli Americani), e alcune creature inavvertitamente scappano. Violato lo Statuto di Segretezza, Newt dovrà recuperare il contenuto della sua valigia in una New York tormentata da misteriosi, caotici e burrascosi avvenimenti, probabilmente collegati al mago oscuro Gellert Grindewalt.

Quindici anni dopo l’uscita al cinema di Harry Potter e la Pietra Filosofale, veniamo di nuovo catapultati nel mondo creato dalla penna di J. K. Rowling. Il titolo del film fa riferimento ad un opuscolo che la scrittrice inglese aveva redatto a scopi benefici, Animali fantastici: dove trovarli, appunto, in cui l’autore (immaginario) Scamader descrive 75 specie magiche. L’opuscolo è anche uno dei testi scolastici obbligatori per gli studenti di Hogwarts a partire dal primo anno.

locandinaAmbientato 70 anni prima dell’arrivo di Harry Potter a Hogwarts, Animali fantastici e dove trovarli, primo capitolo di una pentalogia, della ritrovata coppia Yates-Rowling è una piacevole rivisitazione e integrazione del racconto potteriano, senza ambizioni. Pur essendo denso di numerosi richiami alla saga principale, non si può non notare l’impegno di conferire alla pellicola un’identità propria e indipendente, in grado di avvicinare mediante lo stesso linguaggio sia il preadolescente sia il giovane più nostalgico; approccio, tuttavia, che non sempre funziona, soprattutto nei momenti di sceneggiatura più deboli.

All’infuori di un’introduzione lenta e piuttosto claudicante, la narrazione procede a ritmo pressoché costante per tutta la durata del film. I protagonisti non appartengono più ad un trio, ma ad un simpatico quartetto, in cui il cuore pulsante non è lo Scamander di un Eddie Redmayne talvolta asciutto e con poca personalità, ma il no-mag Kowalski di un trascinante e strepitoso Dan Fogler; un po’ rigida l’ex auror Tina di Katherine Waterston, e, infine, chiacchierona stereotipata la Queenie di Alison Sudo.

Yates non è affatto un regista estraneo a questa saga cinematografica: dopo gli ultimi quattro film su Harry Potter, traduce in immagini la sceneggiatura della Rowling in modo sobrio e lineare. Non vengono, tuttavia, approfondite numerose tematiche appena sfiorate all’interno del film, come, ad esempio, il rapporto tra la comunità magica e i no-mag, o l’eterna lotta tra bene e male.

Ampie parti del montaggio finale si soffermano infatti sulla goffaggine e sulla tenerezza degli animali di Scamander, all’interno di un contesto affascinante e armonico, privo di gabbie e odio, in cui le disuguaglianze sono azzerate. È in questi momenti in cui si raggiunge l’apice della formalità estetica: la fotografia è vivace e vistosa, gli effetti speciali sono meticolosi e di qualità.

Questo trionfo estetico, però, non ha lo stesso filtro presente nei film precedenti: mentre prima erano la curiosità e il fascino i fattori trainanti della magia del film che si svela gradatamente e con genuinità; qui, invece, è lo stupore suscitato dalla spettacolarità delle immagini: occorre mettere New York a ferro e fuoco per svelare la magia?

La magia (anche nel cinema) nasce dalla sostanza e dagli azzardi stilistici, non (solo) da uno spettacolo per gli occhi.

La Scheda

“Animali fantastici e dove trovarli”, regia di David Yates, 2016

La Valutazione

3 stelle di 5

Il trailer

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