Obiettivo cinema: Anche con la cultura si mangia(va)

L’ennesimo DPCM del premier Giuseppe Conte ha posto limiti e messo i sigilli, tra le altre cose, alle sale cinematografiche e ai teatri per fronteggiare la crisi pandemica. A un settore, quello dello spettacolo, di per sé non considerato essenziale e, pertanto, sacrificabile. Nonostante i cinema e i teatri, alla luce di tutte le misure precauzionali e dell’efficace sistema di tracciamento tenuto, non si fossero rivelati focolai dal 15 giugno al 10 ottobre – i dati dell’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) confermano un solo caso positivo (uno!) su un totale di 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli –, non esistono ulteriori evidenze a supporto che giustificherebbero una chiusura così drastica.

Si tratta di una chiusura che non penalizza solo la rete distributiva, le sale cinematografiche, appunto, ma anche una filiera enorme a monte.

La produzione di un film si sviluppa su quattro momenti principali: il primo comprende la stesura della sceneggiatura, la modellazione dello scheletro di un’opera cinematografica; il secondo è la pre-produzione, che consiste nella scelta del regista e nella selezione degli attori, nel cronoprogramma delle riprese e nella definizione del piano economico, tra budget e fonti di finanziamento. Segue poi la fase di riprese, che coinvolge, oltre gli attori e il regista, anche costumisti, truccatori, tecnici audio, assistenti di regia, sol per citarne alcuni. Il quarto e ultimo passaggio è la post produzione, in cui vengono definiti il montaggio, la fotografia, il sonoro, gli effetti speciali e la colonna sonora, offrendo lavoro a tecnici di svariati settori e musicisti.

La crisi sanitaria del Coronavirus ha mosso l’Esecutivo verso la scelta dolorosa di fermare l’enorme macchina del mondo dello spettacolo: la chiusura delle sale cinematografiche implica il rallentamento di un’intera industria, di un indotto variegato e stratificato che comunque muove l’economia e genera posti di lavoro.

Chissà se la crisi del tempo presente diventerà ragione non per subire, ma piuttosto per capire che anche la cultura è un bene essenziale, non solo per ragioni economiche, ma anche sociali e, perché no, spirituali. Che vedere un film al cinema è un’esperienza appagante e straordinaria, che uno spettacolo teatrale è un susseguirsi di emozioni autentiche generate tra il palcoscenico e il pubblico, che dalla musica orchestrata in un concerto trasudano passione e ardore.

Capire che la cultura, come l’amore, vincit omnia.