Ascolta questo articolo

Ammassare una montagna di materiale inerte alta fino ad otto metri per comprimere la collinetta di rifiuti di Ca’ di Capri. È questa la soluzione tampone prospettata dalla ditta Rotamfer per la discarica per rifiuti speciali situata tra Verona e Lugagnano.

 

Il progetto della messa in sicurezza del sito (la richiesta arriva dall’autorità giudiziaria nel giugno del 2008, dopo il sequestro della discarica che è quindi inattiva da oltre due anni) è stato illustrato dai tecnici collaboratori della ditta a Sona, in una sala consiliare affollata dai cittadini preoccupati per la sicurezza e il futuro della discarica.

 

L’obiettivo del piano, come ha spiegato Fabio Beltrame, a capo del progetto, è portare sopra alla collina di rifiuti, presente nel terzo lotto dell’area di Ca’ di Capri, 297mila metri cubi di materiale di recupero e inerte (tra cui materiale derivante da demolizione, mattoni, rocce, pietrisco, sabbie, argilla) per comprimere e ricompattare il fluff, materiale non ferroso delle auto rottamate presente all’interno della montagnola, ed evitare così i pericolosi fenomeni di autocombustione verificatisi già in passato. In questo modo nel punto centrale della discarica la collina arriverebbe a toccare i 20 metri di altezza, contro i 12 attuali.

 

A questi ci sono da aggiungere 379mila metri cubi di fluff ancora da conferire all’interno dell’impianto. «Se la discarica non fosse stata chiusa», ha aggiunto Beltrame, «il fluff rimanente sarebbe già tutto stato trasportato all’interno di Ca’ di Capri». «Attualmente», ha più volte ricordato Beltrame nel corso dell’incontro, «la discarica è sotto controllo e non sta inquinando le falde. Il percolato (il liquido che si origina dall’infiltrazione di acqua nei rifiuti o dalla loro decomposizione, ndr) mantiene valori costanti. Non c’è quindi alcun problema ambientale».

 

I timori maggiori però riguardano la formazione di altro percolato, che potrebbe complicare la situazione. «Le piogge stanno togliendo progressivamente lo strato di protezione presente sopra i rifiuti e stanno modificando i profili della discarica», ha sottolineato Mauro Galvagno, tecnico ambientalista e collaboratore al progetto. «Il vero problema è che la discarica è ferma da oltre due anni. Bisogna intervenire. Così non si può andare avanti. Serve una soluzione».

 

Nel corso della serata è stato presentato anche uno studio di impatto ambientale sul progetto, illustrato dal geologo Enrico Nucci. Perplesso il sindaco di Sona, Gualtiero Mazzi. «È quantomeno singolare che a due anni e mezzo dal sequestro la soluzione sia conferire altro materiale e in così grandi quantità. In merito faremo le nostre valutazioni». «Auspichiamo», ha aggiunto l’assessore all’ecologia e al bilancio Vittorio Caliari, «che non ci siano spese per il Comune, già in serie difficoltà economiche, e che in fatto di sequestri è già stato penalizzato da vicende come la Sun Oil».

 

Preoccupato l’ex consigliere Lucio Santinato, soprattutto per l’impatto ambientale e visivo: «È inaccettabile inserire altro materiale e fluff in discarica e creare un’autentica barriera di rifiuti alta 20 metri. Temo che si stia badando più all’interesse privato che pubblico».

 

Da L’Arena del 14.10.2010