Norma Lonardi da Lugagnano e la pandemia vista dal suo ristorante negli States

Nella località turistica di La Jolla, situata nella contea di San Diego nella California meridionale, c’è un ristorante molto noto per la sua incredibile offerta di menù a base di pesce. La Jolla è una località turistica molto conosciuta e frequentata degli Stati Uniti e gode di un inviabile primato: una temperatura media annua che supera di poco i 20 gradi centigradi. Sono varie le ipotesi sulle origini del suo nome ma, una delle più accreditate, è che derivi dallo spagnolo la joya: in italiano “il gioiello”. Ipotesi quanto mai verosimile essendo il confine con il Messico praticamente ad un tiro di schioppo. Così come non molto distante è anche la metropoli di Los Angeles.

Il ristorante di cui parliamo è il El Pescador Fish Market ed è situato al numero 634 di Pearl Street. Il nome El Pescador richiama anche una inflessione tipicamente veneta. La pronuncia del nome quindi a noi viene abbastanza facile. Che sia un caso quindi che la nostra concittadina di Lugagnano Norma Lonardi sia la titolare di questa struttura ricettiva? Nella vita nulla accade mai a caso e la storia che raccontiamo ne è la conferma.

Norma gestisce assieme al marito Seàn questo bellissimo ristorante, che da lavoro a 50 persone. Si sono sposati nel 2000 proprio nella chiesa di Lugagnano e hanno due figli: una ragazza Hallie di 21 anni e un ragazzo Kyle di 15 anni. A Lugagnano vivono i genitori di Norma Graziella e Osvaldo oltre alla sorella Elena. Il fratello Nicola vive a San Bonifacio.

L’occasione di fare due chiacchere con Norma è più che mai interessante in questo periodo di grandi scombussolamenti planetari dettati dall’emergenza Covid-19. Un punto di vista e una chiave lettura di chi vive in una terra lontana dal nostro Paese con cultura, tradizioni e vissuto molto diversi dai nostri.

Norma, a cosa è dovuto il tuo arrivo negli States?

Una fortunata coincidenza. Nel 1995 ho vinto la “Green Card”, una autorizzazione rilasciata dal governo degli Stati Uniti che permette a cittadini stranieri di risiedere e lavorare per un periodo di tempo illimitato. Dopo un viaggio turistico nel 1991, una ragazza di Brescia mi ha convinto a partecipare alla lotteria, che ho poi successivamente vinto. Da lì è iniziato tutto. Provenivo da una esperienza lavorativa presso il ristorante Ciccarelli di Dossobuono e appena arrivata a San Diego ho proseguito su questa strada professionale lavorando in un ristorante francese. Li a poca distanza c’era il negozio di vendita e cucina di pesce di Seàn

La crescita dell’attività è stata notevole negli anni a seguire.

Dopo una prima ristrutturazione del negozio di Seàn nel 2004, l’attività ha avuto una crescita esponenziale. Grazie anche al volano di immagine e contatto rappresentato da internet. Il locale aveva bisogno di ingrandirsi perché gli spazi erano diventati ormai insufficienti. Di fronte a noi ha chiuso l’attività un ristorante multietnico e l’abbiamo preso in affitto ristrutturandolo. E’ l’attuale El Pescador.

Il mondo intero sta vivendo uno sconquasso socio-economico dovuto alla pandemia. Cosa dice l’osservatorio di chi vive negli Stati Uniti?

Tieni presente che ora stiamo anche vivendo una situazione particolare: le elezioni del Presidente. Non possiamo non considerare che questo stato di fatto sia collegato a doppia mandata con la gestione della pandemia e delle sue ricadute sul Paese. Le scelte effettuate dal Governo durante il periodo della pandemia hanno avuto chiare ricadute sul tessuto socio-economico. L’apertura o chiusura di scuole, ristoranti, attività produttive e ricettive in senso ampio hanno inciso profondamente sul vissuto degli americani. Prima dell’inizio della pandemia venivamo da un periodo di floridità economica straordinario. Difficile ricordarne uno uguale a memoria d’uomo. Edilizia in gran spolvero, negozi e ristoranti che aprivano ovunque, posti di lavoro che nascevano come funghi, opportunità per tutti. L’arrivo della pandemia ha dato un bello scossone a tutto il sistema.

Il tessuto imprenditoriale ha avuto sostegno dal Governo?

Dal mio punto di vista sì. In tempi molto celeri ci siamo visti accreditare sul nostro conto corrente un importante cifra a sostegno della nostra attività per fare fronte alla crisi da chiusura degli esercizi. Ma non solo sostegni agli imprenditori. Anche ai cittadini che hanno perso il lavoro. Anche se questo in alcuni casi ha creato assuefazione al reddito facile e senza fatica. La riposta quindi c’è stata eccome. Nel pieno stile della concretezza e pragmatismo americani. Un altro esempio di pragmatismo americano? Nelle prime settimane successive allo scoppio della pandemia la mancanza di respiratori era una carenza strutturale a livello mondiale. Una ordinanza del Presidente ha imposto a colossi produttivi, come ad esempio la Ford, di convertire buona parte della loro produzione nella realizzazione di respiratori. Una sorta di mandato di guerra a cui il Presidente si può appellare. Una potenza di fuoco che ha permesso agli Stati Uniti di fare fronte alla crisi strutturale e di essere di supporto anche ad altri Paesi.

Possiamo affermare che questa capacità di fare fronte alle situazioni critiche è una caratteristica tipicamente americana, aldilà degli schieramenti politici ed ideologici?

Negli States il concetto di schieramento politico è abbastanza simile a quello Italiano e probabilmente così in tutto il mondo. Destra e sinistra hanno connotazioni culturali, sociologiche ed ideologiche ben chiare. Ognuno si schiera in base al proprio pensiero. Al Governo in carica è chiesto di farsi carico di prendere delle decisioni di fronte ai problemi. Il giudizio postumo sull’operato e la possibilità garantita dalla costituzione di avere una possibile alternanza ogni quattro anni fanno il resto.

Qual è stato l’impatto del Covid-19 sulle grandi metropoli?

In molti sono letteralmente fuggiti dalle città alla ricerca di spazi aperti in cui trovare stili di vita diversi e spazi aperti in cui vivere. Spinti anche dalla paura del rischio contagio. Ma non solo: con teatri, cinema, ristoranti e luoghi di incontro chiusi le città hanno perso la loro vitalità. Ti parlo di grandi metropoli quali New York, Chicago e Boston. Per Los Angeles è un po’ diverso, la California offre molte possibilità per spaziare. Per dirti: possediamo una piccola casa nell’Idaho in una località vicina a degli impianti sciistici. Siamo letteralmente subissati di richieste di affitto e vendita dalle agenzie immobiliari. La popolazione di quella comunità è letteralmente triplicata in questi ultimi mesi.

Nella foto una veduta del ristorante di Norma Lonardi a San Diego. Sopra, marito e figli di Norma e sotto Norma con il marito Sean.

Delocalizzazione supportata dalle tecnologie e da internet.

Tutti i lavori che non necessitano di presenza fisica hanno adottato lo smart working online. Fisicamente lo puoi fare da ovunque. Per farti un esempio: la catena di vendita Nordstrom, un vero colosso della distribuzione in America, ha avuto un picco di vendite assoluto sostenuto dall’online. Hanno riconvertito buona parte del loro personale che operava nei negozi in gestori operativi e logistici di ordinativi da ecommerce. Le Università si sono riconvertite anch’esse. Prima del lockdown mia figlia frequentava l’università a San Francisco. Ora segue da casa. Alcune scuole del nostro distretto hanno riaperto per poi chiudere di nuovo a fronte dell’insorgere di qualche caso positivo.

Mi sembra di capire che nella tua attività un vero lockdown non c’è mai stato.

Durante la chiusura obbligatoria dei ristoranti tutti hanno attivato l’asporto. La nostra azienda è nata praticamente diversificata perché, oltre al ristorante, effettuiamo anche la vendita del pesce da banco. Questo ci ha permesso di non chiudere mai e, anzi, di vedere un incremento notevole del fatturato. I cittadini, alle prese con la chiusura dei ristoranti, acquistano da noi la materia prima da cucinare a casa. Abbiamo poi ulteriormente diversificato la nostra offerta con frutta, verdura e beni di dettaglio quali uova o latte. Questo per incontrare l’esigenza dei clienti di trovare il necessario per sé in un posto unico senza spostarsi nei vari supermercati, con tutti i rischi del caso. Il numero dei clienti è notevolmente aumentato. Molti ristoranti hanno chiuso definitivamente. Si tratta di strutture che alle spalle hanno dei finanziatori e che si dotano di staff al loro interno. Alla riapertura magari si ricollocano da altre parti. Noi siamo proprietari del nostro ristorante e ci crediamo con tutto noi stessi.

Durante il periodo critico iniziale della pandemia in Italia abbiamo vissuto una sorta di primavera nei rapporti umani e nella coesione di popolo. Salvo poi sparire entro breve tempo. Da voi?

Esattamente la stessa cosa. Così come in Italia, anche qui ha preso un po’ il sopravvento la forma di pensiero un po’ egoistica, un po’ giudicante delle situazioni e dei comportamenti. Come ristoratrice potrei scrivere un libro di fatti visti e vissuti. Soprattutto noi come erogatori di un servizio pubblico ci siamo sentiti fortemente presi di mira sugli aspetti inerenti l’adozione di presidi di protezione quali mascherine o altro. Cosa a cui non siamo mai venuti meno per altro. Critiche ingiustificate che volte sconfinano nella cattiveria e nel giudizio sommario.

Le persone anziane come hanno vissuto il lockdown? In Italia il distanziamento forzato tra i nuclei famigliari è un problema nel problema.

Negli Stati Uniti a 18 anni tendenzialmente un figlio esce di casa per seguire la propria strada e non ci fa più ritorno. E’ normale per dei genitori avere dei figli che vivono in altri stati a distanza di migliaia di km. C’è una cultura delle relazioni diversa, per certi versi più “liquida” ma di certo non meno importante.

Come lo vedi e lo vivi il presente con uno sguardo proiettato al futuro con gli occhi di cittadina americana ma anche con quelli di italiana? Un passaggio per un futuro migliore? Altro?

Questa pandemia, con il carico di problemi che si porta dietro, ci dona un grande insegnamento: dobbiamo ritornare con i piedi per terra. Abbiamo vissuto un periodo di crescita incredibile dove si pensava che tutto fosse possibile e raggiungibile. Avevamo tutti di tutto e di più. Un apparentemente insignificante virus ci ha smontato in tanti piccoli pezzi. La mia speranza è che tutto ciò ci induca a pensare di più all’ambiente in cui viviamo, ad averne maggiore rispetto, a non sprecare le risorse. A mio avviso qui negli Stati Uniti abbiamo perso il senso del risparmiare, del non sprecare. Una cosa positiva della pandemia, per quanto si possano trovare cose positive in questa situazione, è invece proprio quella che questi alcuni sprechi sono spariti perché è venuta meno la possibilità di crearli. Ma questo non vuol dire, purtroppo, che una consapevolezza diversa si sia radicata nelle persone. Vorrei che il fatto di poter assistere ad uno spettacolo, di poter andare al cinema, di potersi aggregare, di poter viaggiare non siano cose date per scontate. Sono cose che si conquistano. A me personalmente è mancata tantissimo la possibilità di poter venire in Italia quest’anno. Più di ogni altra cosa.

Per chi avesse piacere di conoscere il ristorante di Norma e Seàn lo può visitare virtualmente sul sito internet e sulla bellissima pagina Instagram che al solo vederla fa letteralmente venire l’acquolina in bocca e ti incanta con una esplosione di immagini di pesci, piatti cucinati, colori vividi, cieli tersi e persone sorridenti. In attesa di poterlo fare di persona quando sarà di nuovo possibile viaggiare ed incontrare persone. Con la speranza di una nuova consapevolezza e coscienza per cui, a questo mondo, nulla è dovuto e tutto va conquistato.