Ansie e ironie sulle “zone colorate” di questo DPCM sono all’ordine del giorno. Tutti siamo stufi di aspettare ogni weekend novità dai piani alti sperando di aver cambiato zona, colore, regione e via dicendo. E come le donne con i capelli, quasi nessuno è contento di come sta.

Io propongo una divisione in zone un po’ più democratica, che si basi più su peculiarità caratteriali e personali, piuttosto che su una mera divisione geografica in cui ti tocca stare dove sei. Basandomi sempre sui colori, di più facile memorizzazione, la mia proposta è la seguente.

Zona bianca

I pacifici accettatori di realtà. Quelli che ormai sono stufi anche di polemizzare, coloro che hanno accettato che al bar con i ragazzi non ci andranno forse mai più e che alzando le mani, inermi e arresi, se ne stanno qui. Si tratta quindi di coloro che sono scesi a patti con sé stessi e con il mondo in modo critico e intelligente, restando in attesa di tempi migliori, perdendo e riprendendo la speranza a fasi alterne e cercando di non avere un nuovo crollo psicologico. Indossano FFP2 e hanno le mani distrutte dal gel disinfettante.

Zona nera

Banalissima la scelta del colore, ma mi è utile per semplificare la realtà. In zona nera gli oppositori dei bianchi, che non vorrei chiamare negazionisti per non essere banale. Sono gli irreali, i sognatori, i fantascienziati. Quelli che dicono che questa pandemia mondiale è tutta una messa in scena e che i comunisti mangiano ancora i bambini, che non è il freddo quanto l’umidità e via discorrendo. Dal momento che, per lo meno le mie orecchie, sono sature di discorsi di questo genere, credo che una bella camerata di fantascienziati sia la soluzione che accontenta tutti. Così magari, tutti insieme appassionatamente, possono unire le menti e trovare la soluzione adatta e immediata alla faccenda. Più si è meglio è, largo ai giovani!

Zona blu

Zona occupata dagli stanchi che si rotolano su sé stessi nella tristezza più generale, che non ne possono più, come i bianchi, ma che a differenza degli stessi, se ne stanno inconcludenti ad aspettare che la vita passi e che i mesi trascorrano fuori dalla finestra del loro appartamento senza che si diano da fare per rendere il mondo un posto meno schifoso di quello che sembra ultimamente. Per gli amici “i depressoni”.

Zona rossa

Per gli ansiosi cronici, gli insaziabili affamati di news che H24 se ne stanno alla tv, al tg, alla radio, al cellulare per aumentare la propria condizione cronica assaporando le notizie aggiornate rispetto ai morti del giorno, i contagiati, i presenti nelle terapie intensive e così via. Simili agli ipocondriaci per condizione psichica, attaccano il loro virus ansioso anche tutti gli inquilini, abusando della loro pazienza, di gel, mascherine, disinfettanti e non uscendo mai di casa, forse con la paura dei cecchini che con la baionetta possano sparargli addosso il virus dai tetti dei vicini. Insomma, sono quelli che forse hanno un po’ paura di affrontare il mondo e sguazzano nell’allarmismo per sentirsi vivi. Non me ne vogliate, ma siete esagerati.

Zona gialla

Per i positivisti, per coloro che, non si sa come, continuano a sorridere sempre alla vita nonostante il periodaccio, pensano positivo, non si lasciano scoraggiare dalle notizie quotidiane e stanno già prenotando il ristorante per il pranzo di Pasqua. Si tratta di un gruppo davvero ristretto al quale si accede senza prenotazione. Sono persone sempre aperte e disponibili.

Zona grigia

E’ la zona dove sguazzo più volentieri. Qui ci sono coloro che, come me, cercano di tirare avanti come possono, che grazie al cielo hanno un lavoro che occupa buona parte dello spazio mentale e della propria giornata; non siamo così tristi per il coprifuoco perché finalmente abbiamo un ritmo circadiano regolare. Certo ci dispiace per gli amici e le amiche, ma tanto non si può fare praticamente nulla. Quest’inverno ci costringe a stare in casa, ma a dire il vero abbiamo sempre fatto una fatica immane ad uscire con il freddo. L’unica era buttarsi in quei luoghi un tempo chiamati discoteche che ormai non esistono più. Odiamo il freddo, il buio, l’appannamento degli occhiali nelle sere umide e ci piacerebbe solamente bere vin brule. Niente di tutto ciò è possibile. Alterniamo momenti di stabilità con rabbia e malinconie pesanti. Malinconie passate per tutto quello che facevamo prima, che ci faceva sentire vivi, e malinconie per tutto quello che del futuro ci stanno togliendo, e che chissà se potremmo mai fare ancora. Vorrei prenotare i biglietti dell’aereo e sembra una cosa così impossibile. Vorrei organizzare una gita fuori porta come di deve. Vorrei fare festa fino a notte fonda con i miei amici, ballare, cantare e divertirmi senza regole. Ma nada.

Ecco, quando penso a queste cose, davvero, se avessi davanti quello che si è inventato tutta questa storia del coviddì, gli direi che siamo stufi, che abbiamo – quasi tutti – imparato la lezione e che ci ridiano, cortesemente e con gli interessi, tutto quello che ci hanno tolto.