Non sono mongolo! (Ma sono padre di un ragazzo con sindrome di Down)

Ebbene sì, lo confesso anch’io quand’ero piccolo ho usato il termine mongolo per offendere una persona o nominato il famoso premio “mongolino d’oro” che veniva virtualmente assegnato alla persona che aveva compiuto qualche stupidaggine e che, proprio per questo, poteva essere definita la più “mongola” dei “mongoli”.

Dare del mongolo a qualcuno è un’offesa in quanto vuole comparare quelle persone alle persone con sindrome di Down considerando quest’ultime tutte indistintamente come persone deficienti (da deficere).

Il mongolo è solamente quello che proviene dalla regione dell’Asia orientale chiamata Mongolia ed il termine mongoloide viene considerato un termine offensivo per individuare le persone con sindrome di Down che per i loro caratteri somatici sono state molto spesso accostate alle persone provenienti dalla Mongolia.

Ogni persona è un individuo con caratteristiche uniche ed irripetibili e per questo motivo non esistono i down ma le persone con sindrome di Down (da John Langdon Down, scopritore della causa genetica della sindrome).

Quando ero piccolo non me ne rendevo conto di quanto offensivo fosse l’utilizzo di quel termine ma oggi, che sono anche padre di un ragazzo di 20 anni con sindrome di Down, non riesco ancora a credere che ci siano persone che vogliano utilizzare quel termine come dispregiativo nei confronti di una persona paragonandola ad una persona con sindrome di Down.

Perché mai dovrebbe essere una vergogna avere la sindrome di Down? Ci sono ragazzi e persone con sindrome di Down che conducono una vita quasi normale, che sono capaci di leggere e scrivere, di dialogare e ragionare di diverse questioni e di essere autonomi e felici della loro esistenza.

Perché nel 2020 ci deve essere ancora una seguitissima pagina Facebook denominata “Il mongolino d’oro” e perché mai devo ancora leggere nei post pubblicati in uno dei gruppi social del territorio “Primo premio mongolino d’oro della settimana. Parcheggio sulle strisce!” per riprendere, giustamente, una persona che ha parcheggiato sulle strisce pedonali?

L’unica spiegazione che mi sono dato è che chi utilizza questi termini non si rende conto del significato dispregiativo che hanno nei confronti di una persona con sindrome di Down!

Se è così, allora, spero che queste mie righe possano far riflettere queste persone sull’importanza dell’utilizzo delle parole, sul fatto che l’italiano è una lingua bellissima di cui bisogna meglio padroneggiare i termini e che ci sono molti altri termini per riprendere una persona che non si comporta correttamente.

Se, invece, utilizzate questi termini perché credete che una persona con sindrome di Down sia solo un poveraccio incapace d’intendere e di volere, vi invito volentieri a casa mia per conoscere mio figlio Matteo e parlare con lui delle sue esperienze nel mondo della scuola, nello sport ed adesso nel mondo del lavoro.

Dovrete, però, anche ascoltare la mia storia e quella della mia famiglia e di come anche se io non auguro a nessuno di avere un figlio con la sindrome di Down, allo stesso tempo, non potrei pensare ad una vita senza mio figlio Matteo. Sono convinto che la sua nascita sia stata una benedizione per la mia vita che, altrimenti, avrebbe potuto essere qualcosa di completamente diverso e, sicuramente, peggiore.

Matteo ci ha dato gli strumenti per assaporare la bellezza della vita in tutte le sue sfaccettature, soprattutto nella lentezza, e ci ha dato la possibilità di godere appieno della gioia di un figlio come Michele che, altrimenti, sarebbe passato come qualcosa di normale e dovuto. Avete presente la luna ed il sole? Come si potrebbe pensare di avere un giorno solo con il sole o solo con la luna? Se non avessimo l’uno come potremmo apprezzare l’altro?

Penso, infatti, che tutti i ragazzi e le persone con sindrome di Down siano un’opportunità per tutti noi per permetterci di apprezzare meglio la nostra vita, senza bisogno di compatire la loro che può essere parimenti bella e completa. Rispettiamo la loro natura ed il loro essere diversi prima di tutto nei fatti ma poi anche nelle parole, smettiamola di usare il termine mongolo!

P.S. Mi trovate su Facebook ed il mio invito per venire a trovarci è sempre valido!

Alessandro Donadi

About Alessandro Donadi

Nato a Verona nel 1970 risiede a Lugagnano dal 1996. Sposato con Manuela ha due figli, Matteo e Michele. Geometra, libero professionista si dedica allo studio delle tecniche di comunicazione che mette in pratica anche come Mediatore civile. Scout fin da bambino continua a prestare servizio nell’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (AGESCI) ed è appassionato di montagna e vita all’aria aperta. Ha frequentato la Scuola Vicariale di Teologia e la Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico della Diocesi di Verona.

Related posts