Non inquiniamo il cielo

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La Regione Veneto è stata la prima in Italia ad emanare, nel 1997, una legge su questa problematica (Legge Regionale 27 giugno 1997, n. 22 “Norme per la prevenzione dell’inquinamento luminoso”). Per inquinamento luminoso si intende “ogni forma di irradiazione di luce artificiale rivolta direttamente o indirettamente verso la volta celeste” (L.R. 22/97). Un’altra definizione potrebbe essere quella che considera l’inquinamento luminoso come ogni forma di irradiazione di luce artificiale che si disperda al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata e, in particolar modo, se orientata al di sopra della linea dell’orizzonte.

 

Si tratta di un vero e proprio inquinamento: un inquinamento della luce, ma soprattutto da luce. L’inquinamento luminoso causato dalla parte di luce dispersa dagli impianti di illuminazione pubblici e privati, comporta l’alterazione della visione del cielo notturno, arrivando ad impedirne totalmente la visibilità, oltre alla modifica degli equilibri dell’ecosistema, a problemi legati alla salute umana, ecc. Tra l’altro, anche il Nuovo Codice della Strada (art. 23) contiene norme riguardanti fenomeni di abbagliamento e prescrizioni concernenti l’inquinamento luminoso [Lungo le strade o in vista di esse e’ vietato collocare [….] sorgenti luminose che […] possono […] arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l’attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione; Sono, altresi’, vietati i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari rifrangenti, nonché le sorgenti e le pubblicità luminose che possono produrre abbagliamento.]

 

Ad una prima impressione il tema dell’inquinamento luminoso può sembrare marginale rispetto ad altri, ma, come vedremo più avanti, esso merita considerazione anche perché è strettamente correlato con il tema del risparmio energetico: infatti una frazione rilevante dell’energia elettrica impiegata per il funzionamento degli impianti di illuminazione esterna viene utilizzata per illuminare direttamente il cielo. I dati raccolti fino ad oggi confermano in modo preoccupante che, solo in Italia, ogni anno vengono sprecati molti milioni di Euro per difetti di progettazione, di realizzazione o gestione degli impianti di illuminazione esterna ovvero per l’uso di corpi illuminanti non a norma. Per cogliere l’importanza che viene attribuita al problema dell’inquinamento luminoso basta ricordare che numerose leggi, negli ultimi anni, sono state approvate da quasi tutte le regioni italiane.

 

Relativamente alla legge della Regione Veneto, bisogna notare che, purtroppo, non è ancora stato predisposto il previsto piano Regionale di prevenzione dell’inquinamento luminoso (P.R.P.I.L.) rivolto alla disciplina dell’attività della Regione e dei Comuni in materia. L’inquinamento luminoso ha molteplici effetti negativi. Il più visibile è l’aumento della luminosità del cielo notturno che, impedendo la visione delle stelle e degli altri corpi celesti, ci isola da quell’ambiente di cui noi e il nostro pianeta siamo parte: altera cioè il nostro rapporto con l’ambiente dove viviamo, l’Universo.

 

L’inquinamento luminoso ha effetti negativi anche sull’ambiente e sulla salute. Molti sono gli studi ed i rapporti che documentano gli effetti della luce artificiale sull’ambiente e comprendono l’alterazione delle abitudini di vita degli animali, disturbi alla riproduzione ed alle migrazioni, alterazioni dei ritmi circadiani, alterazioni ai processi fotosintetici delle piante e al fotoperiodismo, e per l’uomo, abbagliamento, miopia e alterazioni ormonali in grado di diminuire le nostre difese immunitarie. Quando si parla di inquinamento luminoso bisogna chiarire che risolvere il problema non significa spegnere le luci bensì illuminare meglio. Il binomio “più luce = più sicurezza”, non è più sostenibile; anzi, molto spesso, più luce significa non solo più spese inutili, ma se mal progettata significa proprio insicurezza.

 

Attualmente, molti impianti di illuminazione, oltre ad illuminare il corpo recettore, disperdono ove non richiesto e/o verso il cielo una gran quantità di luce. Questa luce forma quell’alone giallo che sovrasta oramai non solo più le nostre città, ma anche alcune zone ritenute fino ad oggi incontaminate. In più la luce, a causa del fenomeno della dispersione, si trasmette a distanze molto elevate. L’inquinamento quindi costituisce un inutile spreco energetico e di risorse economiche. Per i Comuni, la voce delle spese relative all’illuminazione pubblica potrebbe drasticamente calare se gli impianti fossero ben progettati e non sovradimensionati. Il territorio del Comune di Sona ricade all’interno delle zone di rispetto previste dalla Legge regionale. In tali aree sono previsti criteri tecnici di illuminazione più restrittivi che altrove. Infatti, mentre l’illuminazione pubblica deve seguire i dettami dell’Allegato C delle legge stessa, per gli impianti di illuminazione privata (art. 9 comma 4) “è vietato …. l’impiego di fasci di luce di qualsiasi tipo e modalità, fissi e rotanti, diretti verso il cielo o verso superfici che possano rifletterli verso il cielo …” In sostanza sono vietati impianti di illuminazione il cui fascio di luce sia diretto in toto o in parte verso il cielo e quindi che tali impianti non possano emettere luce al di sopra della linea dell’orizzonte, così come si evince dalla norma stessa. La legge regionale n. 22/97 prevede delle sanzioni per chi non rispetta i criteri previsti dalla legge stessa.

 

La Direzione Affari Legislativi della Regione Veneto, nel 2003, ha espresso un parere preciso ed inequivocabile sul combinato degli articoli 9 e 12 ed in particolare ha sottolineato il fatto che anche in assenza del “Piano regionale di prevenzione dell’inquinamento luminoso” i Comuni devono procedere alla irrogazione delle sanzioni di cui all’articolo 12, commi 3 e 4 per violazione delle prescrizioni dell’articolo 9. Inoltre una recente sentenza della Cassazione (Sezione III, Sentenza 3130 dell’8 febbraio 2008) ha stabilito che sono risarcibili i danni provocati dall’inquinamento luminoso: finalmente viene riconosciuto anche a livello giuridico l’importanza di questo inquinamento ambientale. La tematica, apparentemente semplice, è alquanto complessa nei suoi risvolti tecnici. La valutazione delle caratteristiche di controllo dell’inquinamento luminoso e di rispondenza alla legge regionale di un impianto di illuminazione si esegue sui dati di progetto. La verifica che l’installazione sia stata eseguita conformemente al progetto è effettuata in fase di collaudo.

 

La valutazione si deve basare sui criteri fondamentali per il corretto contenimento dell’inquinamento luminoso:

– Il primo criterio è quello di evitare le emissioni di luce sopra l’orizzonte dagli apparecchi dell’impianto di illuminazione.

– Il secondo criterio è quello di non sovrailluminare.

– Il terzo criterio è quello di usare lampade la cui distribuzione spettrale della luce abbia la massima intensità alle lunghezze d’onda a cui l’occhio ha la massima sensibilità nelle condizioni tipiche delle aree illuminate.

– Il quarto criterio è quello di valutare l’efficienza totale dell’apparecchio e/o dell’impianto che deve avere valori consistenti.

 

Le soluzioni sia per i privati che per i Comuni ci sono, sono spesso molto semplici e non necessariamente dispendiose; anzi se c’è una spesa da sostenere la stessa rientra nel giro di pochi anni grazie alla migliore progettazione ed ai minori consumi. Il cielo stellato, al pari di tutte le altre bellezze della natura, è un patrimonio che deve essere tutelato nel nostro interesse e in quello delle generazioni future. Infatti anche l’UNESCO, nella sua Dichiarazione Universale dei Diritti delle Generazioni Future, ha sancito esplicitamente che: “Le persone delle generazioni future hanno diritto a una Terra indenne e non contaminata, includendo il diritto a un cielo puro”. Come disse Tullio Regge, in un recente articolo, “Non facciamoci rubare le meraviglie del cielo! ”.

 

La situazione a Sona

Il territorio del Comune di Sona ricade all’interno delle zone di rispetto previste dalla Legge regionale. In tali aree sono previsti criteri tecnici di illuminazione molto restrittivi. Molti cittadini ed Associazioni stanno infatti segnalando all’Amministrazione impianti pubblici e privati non a norma che, purtroppo, negli anni scorsi, sono stati installati senza il rispetto della legge regionale. Nel territorio comunale vige tra l’altro un’ordinanza dell’allora Sindaco Tomelleri (Ord. N. 51 del 16 marzo 2001) che vieta, correttamente, l’installazione e/o l’accensione di sorgenti luminose dirette verso il cielo. Il Comune di Sona non ha ancora emanato il previsto (art. 4 comma 1 della L.R. n. 22/97) Piano Comunale dell’Illuminazione Pubblica, come del resto la quasi totalità dei comuni Veneti, vista l’assenza del P.R.P.I.L..

Azioni amministrative da intraprendere:

– Messa a norma degli impianti;

– Redazione di un Regolamento Edilizio concernente dettami in materia di inquinamento luminoso;

– Predisposizione del Piano Comunale dell’Illuminazione Pubblica.

– Informazione e sensibilizzazione sul tema.