“Non facciamo miracoli, ma ci siamo”, operativo il Centro Aiuto Vita di Lugagnano

Una sera prendiamo appuntamento con i volontari del Centro Aiuto Vita di Lugagnano, nei locali della parrocchia, per capire come procede il loro prezioso lavoro. Di questa nuova realtà locale – che, anche se già operativa, formalmente verrà inaugurata il prossimo 15 settembre – avevamo già parlato ancora lo scorso anno, quando era solo un’idea che stava trovando una sua concretezza. Ora è tempo di conoscere il lavoro che da qualche mese stanno portando avanti sul territorio. Ad accoglierci, con una forte stretta di mano, è Piergiorgio Vacchini, uno dei responsabili del gruppo.

“Come già avete scritto – ci spiega Vacchini – questo Centro è nato grazie al lavoro di un gruppo di volontari su indicazione del parroco Don Antonio Sona e si appoggia al Centro Aiuto Vita Diocesano. Nel settembre 2012 come volontari abbiamo frequentato un corso di formazione sia sul tema dell’ascolto che su quello del servizio, e poi abbiamo iniziato ad operare”.

Ma chi sono questi volontari di cui ci parla? “Ecco, questo è un punto importante: siamo un gruppo eterogeneo di circa trenta persone, provenienti da Lugagnano, ma anche da Sona, da San Giorgio e da Palazzolo. Siamo distribuiti su tutto il Comune, ed anche questo è un nostro punto di forza”. Proviamo ad entrare nello specifico di quello che fate, e soprattutto di capire per chi lo fate? “Come Centro Aiuto Vita ci rivolgiamo a mamme in gravidanza o che abbiano bambini fino ai tre anni di età”. Tre anni come termine massimo? “Non siamo così fiscali, ma diciamo che quella che le ho indicato è la fascia di riferimento. Il lavoro si concretizza in due aspetti, l’ascolto e l’aiuto”.

Può spiegare meglio questo punto? “Certo, il nostro servizio si fonda appunto su quei due pilastri. Da una parte l’ascolto verso le paure, le difficoltà, le angosce, i timori delle donne in difficoltà che si rivolgono a noi. Dall’altro l’aiuto concreto attraverso il dono di materiale per i neonati: dai pannolini ai vestitini, dal latte a materiale vario. Per quanto riguarda l’ascolto, siamo aperti in una sala sotto la canonica della parrocchia di Lugagnano il martedì dalle 9.30 alle 11.30 e il mercoledì dalle 16.30 alle 18.30. La cosa fondamentale sulla quale puntiamo è di non limitarci mai a fornire solo beni materiali, ma invitare comunque queste donne in difficoltà ad aprirsi, a condividere, a provare a parlare con noi. Sia chiaro, noi non siamo professionisti, non siamo terapeuti, non vogliamo sostituirci a nessuno. Il nostro è un servizio di primo ascolto, chiamiamolo così. E quando troviamo dei casi troppo complessi per noi indirizziamo queste persone al Centro Aiuto Vita Diocesano, che invece ha competenze adeguate. Riguardo al materiale e alla logistica vorrei aggiungere che da subito abbiamo avuto un grosso aiuto da tante persone, che ci hanno donato e che ci donano materiale da poter poi distribuire”.

Quale area geografica coprite con il vostro servizio? “Oltre all’intero Comune di Sona operiamo anche nei Comuni di Bussolengo e Pescantina, un’area molto vasta. Da aprile, appena aperto il servizio, abbiamo avuto da subito persone in difficoltà che bussano alle nostre porte. A dimostrazione di quanto forte sia il bisogno presente nelle nostre comunità. La missione che ci guida è quella di trasmettere il messaggio che la vita è un dono sacro ed inviolabile, ed il messaggio che vogliamo trasmettere al territorio, alle donne e alle famiglie che si trovano in difficoltà, è che noi ci siamo. Non possiamo fare miracoli ma ci siamo”.

Parliamo delle persone che si rivolgono a voi? “Sono soprattutto extracomunitari, ma anche italiani residenti nelle nostre frazioni. Sono donne sposate ma anche minorenni rimaste incinta. Con le donne straniere a volte esiste una reale difficoltà di comprensione che non è solo legata alla lingua ma molto più alle tradizioni e alla culture veramente differenti. Da parte nostra comunque il caposaldo è la massima accoglienza verso tutti: abbiamo quindici volontari, tutte donne, che sono delegate all’ascolto nei momenti che indicavo prima. Mentre gli altri volontari si occupano soprattutto del materiale e della logistica. Possiamo fare molto per chi è solo e disperato”.

Cosa chiedete alla comunità di Sona? “Non chiediamo nulla, abbiamo mille difficoltà sia economiche, che logistiche che di personale, ma non chiediamo nulla. Siamo però sempre apertissimi a chiunque volesse darci una mano, sotto qualsiasi forma. Ci terrei anche a dire che collaboriamo, oltre ovviamente che con le Parrocchie, anche con i servizi sociali dei Comuni dove operiamo, per dare vita ad una vera e propria rete di ascolto ed aiuto. Crediamo che comunità come le nostre non possano restare insensibili alla tragica realtà che in mezzo a loro vivano persone che sono costrette ad abortire per problemi di rapporti famigliari guasti o per problemi economici. E non parlo solo di donne straniere, arrivate magari da Paesi in guerra o dove regna la fame più terribile. Parlo anche di donne di Lugagnano, di situazioni insospettabili di persone che abitano accanto a noi. Parlo di ragazze e donne costrette ad abortire perchè non in grado di prendersi materialmente cura del loro figlio. Oggi, a Lugagnano! Sono situazioni – conclude con passione Piergiorgio – che urlano la loro ingiustizia e di fronte alle quali nessuno può permettersi di restare insensibile”.

Come scritto sopra, l’inaugurazione formale del Centro Aiuto Vita di Lugagnano sarà domenica 15 settembre.

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.