Giorno del ricordo. Il regista del film: “Non avete proprio capito”

Mauro Vittorio Quattrina, il regista del documentario proiettato presso il teatro parrocchiale di Sona in occasione del Giorno del Ricordo, scrive al Baco per contestare integralmente la recensione di quella serata pubblicata su questo sito.

 

Il giorno 10 febbraio è stato presentato, a Sona, al cinema parrocchiale, il mio documentario “Dalle Foibe a Trieste, terra d’Italia”. Ho ben spiegato prima della proiezione che si trattava di filmati d’epoca, alcuni inediti, che ho recuperato nei vari archivi internazionali relativi ai 45 giorni di occupazione titina e comunista di Trieste e non di un «classico» documentario.

 

E che l’attenzione non andava fissata tanto sul racconto, ma sui filmati perchè in essi c’è la storia stessa, che passa principalmente dalla propaganda partitica, e ho spiegato anche alcuni parallelismi fra scene del don Camillo di Guareschi e le immagini proiettate (per esempio la camminata dei comunisti in parata e la scena di Peppone in corteo).

 

Ho spiegato bene poi di “leggere” le immagini per i tanti segni, anche di guerra, che si potevano vedere dietro ai primi piani (come ad esempio i segni UNPA). Che nessun riferimento sia stato fatto alle foibe, come scrive Salvetti è una bugia e smentibile in quanto delle foibe se ne parla ampiamente, circa il 30% delle immagini e del testo e porta via la parte iniziale del documentario (con tanto di spiegazione di cos’è una foiba in animazione) e una parte finale, e il testo del documentario è a disposizione. Quindi non so in realtà che documentario «ha voluto vedere» e forse se leggeva il titolo del documentario, e mi ascoltava, se ne rendeva conto che comunque «il racconto» non era incentrato sulle foibe ma sui 45 giorni: il titolo è DALLE FOIBE A TRIESTE e non Le Foibe….

 

Per quanto riguarda che il commento di Salvetti che lo speakeraggio non fosse legato alle immagini, non so che dire, il testo commenta passo dopo passo proprio le immagini. Ma la cosa sconvolgente che mi fa rabbrividire e intuire una certa «animosità e spirito di polemica fine a se stessa» del Salvetti, è quando dice riferendosi a delle immagini d’epoca: «il filmato ha indugiato su particolarismi di assai scarso valore un osso di cavallo con brandelli di carne distribuita ad una famiglia di 6 persone per il sostentamento di una settimana». Quello poi ho trovato e quelle ho messo perchè fa parte di una tragica storia. Cosa dovevo dire? Che grazie a Tito i Triestini mangiavano il caviale a colazione e le ostriche a pranzo? Chissà, forse per il sig. Salvetti è normale per una famiglia di 6 persone mangiare ossa e carne avariata di cavallo, o forse la fame della gente non la trova interessante. Quella scena fu una delle più toccanti per il pubblico dell’epoca e la riportarono ampiamente i cinegiornali e così come l’ho ritrovata l’ho riproposta, così come tutte le immagini, trovate e riproposte.

 

Perchè questo è stato proprio l’intento del documentario riproporre immagini ritrovate. Far vedere quanto di filmato esiste su Trieste e le Fobie. Tutto lì. Ragionando come Salvetti non sono nemmeno interessanti, per parallelismo, le immagini dei campi di sterminio nazisti dove si vedono i deportati mangiare acqua e rape o soffermarsi sulle valigie di Auschwitz…

 

Ma se Salvetti non ascolta, o ascolta solo quello che «vuole sentirsi dire» allora non ci siamo. E se non ha capito il riferimento fra la Primavera di Praga, il Vietnam, il muro di Berlino e le foibe mi dispiace, lo hanno capito i ragazzi delle scuole medie durante le proiezioni…

 

Le (poche) persone presenti e che si sono fermate con me, dopo la proiezione, hanno capito tutto. Quindi rimando al mittente la critica puramente soggettiva, come tutto l’articolo, che la gente non ha capito. Forse Salvetti non ha capito lui solo e dovrebbe parlare a titolo personale. Sta di fatto, comunque, che l’intenzione, e ripeto che l’ho spiegato bene e lo spiego sempre, era ed è quella di interrogarsi sulle immagini, capire cosa c’è dentro le immagini ritrovate e quanto è stato ritrovato; lo hanno capito gli studenti delle medie… magari se uso parole ancora più semplici… Così come lo hanno capito i vari esuli istriano dalmati che mi hanno contattato e hanno visto il documentario, le varie comunità, i tantissimi studenti che mi hanno scritto, e tanti altri cittadini comuni che, come ad esempio, e cito solo una delle ultime proiezioni a Monteforte d’Alpone, hanno riempito non solo con la loro presenza, ma con le loro lacrime, specie nel finale (che a Salvetti non emoziona, beato lui), la sala proiezioni.

 

E ho anche spiegato bene che queste immagini faranno parte di un documentario, questo si sulle foibe e sugli esuli, che andrà in produzione a breve con testimoni e altro. Le numerosissime mail ricevute di apprezzamento dopo le varie proiezioni, di stimolo ad informarsi sulle foibe e su quel periodo mi fanno capire che forse la gente ha capito di più del sig. Salvetti che critica, liberissimo di farlo ovviamente, ma senza aver capito lo spirito di base e mi pare solo per un puro spirito polemico.

 

Per quanto riguarda il mio errore, vero, di aver citato Bronte parlando di bersaglieri che in effetti non centravano… capperi… che precisino, poteva alzare la mano e dire qualcosa, visto che alla fine si poteva farlo fin che si voleva. Io ricordo Piero Chiara che disse «Io siccome che…». Che dovevo dirgli? Che era ignroante in italiano? Giochi infantili di delegittimazione della gente che, a spese proprie e senza nessun contributo, cioè come il sottoscritto, ha aquistato, restaurato e montato delle immagini da tutto il mondo perchè il ricordo delle foibe non vada perduto.

 

Forse dovrebbe anche interrogarsi, il gentile Salvetti, su quelle amministrazioni che ci chiamano per preventivamente voler leggere il testo del documentario prima di proiettarlo… come dissi prima delle proiezioni. 

 

Cordiali saluti.

 

Mauro Vittorio Quattrina

Regista