Noia e paura. Nuove riflessioni sul lockdown dei nostri ragazzi

“Paese mio che stai sulla collina (Sona, Palazzolo e San Giorgio)

Disteso come un vecchio addormentato (Lugagnano e Mancalacqua)

La noia, l’abbandono, il niente son la tua malattia…

Paese mio ti lascio e vado via…”

Chi non conosce questa famosissima canzone che cantavano con successo “I Ricchi e Poveri”? Ebbene, proprio questa vecchia canzone, oggi, potrebbe fare al caso nostro. Sì, perché, dico la verità, sono rimasto non tanto sorpreso (un po’ me l’aspettavo) ma un po’ perplesso sì, dopo aver letto anche nelle inchieste del Baco degli stati d’animo che hanno vissuto i nostri ragazzi durante il nostro e loro recente “riposo forzato” da lockdown.

Ragazzi, veramente avete avuto paura e siete vissuti nella noia?

La paura è comprensibile, ogni età ha le sue paure e le paure cambiano con le esperienze e il crescere dell’intelletto e con l’uso avveduto dell’intelligenza. Solo chi agisce d’istinto non ha mai paura.

È normale avere una giusta paura, significa che si è consapevoli di quanto sta succedendo intorno a noi, significa anche che si hanno incertezze, è vero, ma la vita è fatta di incertezze, di decisioni da prendere, di scelte… bravo non è il genitore che costruisce una strada sicura al figlio, bravo è il genitore che, percependo le attitudini dei suoi ragazzi, le segue e li invita a seguire i loro più sani desideri, anche se potrebbe proporgli un futuro solido e consolidato. Ben venga, quindi, la giusta paura degli eventi, la consapevolezza che non tutto fila sempre liscio e che il mondo, pur essendo rotondo, è fatto di tanti spigoli.

Ma la noia! Chi non ha paura non è un eroe! È uno stolto, perché anche gli eroi hanno paura! Ma la noia!? La noia no! Non è lecito a nessuno essere annoiati in un mondo che è un proliferare di stimoli e di sollecitudini.

La noia? A sedici o a vent’anni? La noia va bene per gli ottantenni che, pur avendo ancora l’uso dell’intelletto, non possono più, per ragioni comprensibili, dare seguito alle loro curiosità. O è questo essere pieni di tutto che ci annoia? Questo avere tutto a portata di clic, che ci toglie gli stimoli? Non è che il progredire della tecnologia ci sta rendendo tutti incapaci di avere interessi e di attivarci per coltivarli?

Possibile che a vent’anni non si viva più la curiosità?

La noia si vince con la curiosità, con la necessità di scoprire, di imparare, di farsi nuove idee e conoscere cose nuove… Scoprire cosa? Quello che volete! O non avete nessun interesse, nessun desiderio, nessuna brama? Vi piace leggere? Avete caterve di libri a disposizione. Vi piacciono i film? Imparate l’arte della regia e a scrivere storie. Vi piace ballare? Imparate a battere il tempo e a scrivere le note su un pezzo di carta, se proprio non “avete voglia” di imparare a suonare uno strumento.

Per vincere la noia non è necessario sdraiarsi sui binari del treno, fingere di soffocarsi o saltare da un balcone all’altro… è sufficiente imparare a giocare a dama, a carte o a Risiko… se volete vi insegno i rudimenti del bridge. Per vincere la noia non è necessario diventare campioni, andare sulle prime pagine dei giornali o strappare applausi e lacrime sui social, per vincere la noia è sufficiente essere attivi: la noia si vince con la testa e con le mani!

E noi adulti dobbiamo stare bene attenti a non capovolgere il significato delle cose e a non fornire mai ai nostri ragazzi né alibi e, tanto meno, cose preconfezionate. Le feste sono feste se si vive l’aria della festa, non si va alla festa se non si è in festa, come non si va a un funerale se non si è in lutto. Bisogna essere in festa prima di andare alla festa, non dopo essere andati alla festa. E se ancora vi sentite annoiati, per sconfiggere la noia non andate alle feste, guardatevi un film di Bud Spencer e fate a cazzotti con le molle del materasso, che vi tira su di più!

La noia? Ma la noia è la virtù dei pigri…

“Che sarà, che sarà, che sarà

Che sarà della mia vita chi lo sa

So far tutto o forse niente, da domani si vedrà…”