Noi giovani e la politica che non capiamo (anche se vorremmo capirla)

È abbastanza evidente che nell’attualità giovani e politica siano un binomio in contrasto. Cosa ne sa un giovane di politica? Quanto incide sulla sua vita? La risposta è uno spazio vuoto: niente. Forse il mondo anagraficamente più acerbo vede la politica come qualcosa di estremamente lontano ed estraneo a sé, come “qualcosa da grandi”. Ma la politica non è forse un’attività pratica con lo scopo di costruire il mondo di domani? E chi più di un adolescente che si affaccia alla vita e si proietta al futuro può avere interesse a prendere parte alla realizzazione di questo futuro?

Ascoltando il pensiero dei miei coetanei e ricercando le ragioni di questa mancanza d’interesse anche in me stessa è emerso che sostanzialmente la politica è troppo lontana. I giovani sono spensierati ma allo stesso tempo spaventati dal domani; fa paura pensare a chi si vuole diventare, a cosa fare, a come lasciare un segno nel mondo. Molti non si interessano alla politica perché pensano che non potrà mai cambiare nulla ma si sa che il successo non è figlio della rassegnazione o della disillusione, quanto piuttosto del coraggio e anche il viaggio più lungo inizia con un passo.

Altri giovani ritengono che non si parli abbastanza di politica: in molte scuole viene trascurata o abbandonata in fretta, a casa i genitori magari ne parlano ma non spiegano abbastanza e i ragazzi accartocciano il giornale e ne ricavano una pallina con cui giocare a calcio. Dovrebbe esserci più insistenza da parte degli adulti per far capire ai ragazzi che è importante avere coscienza di ciò che accade. In questo modo essi potrebbero interessarsene maggiormente, schematizzare delle idee, “studiare” la politica.

Tuttavia, nonostante il grande Aristotele affermasse che “conoscere qualcosa significa darne la definizione” io non sono d’accordo e penso che il modo migliore per capire e diventare davvero partecipi della politica sia averne esperienza diretta, significa mettersi in gioco. Quando diciamo di conoscere qualcuno lo affermiamo forse perché sappiamo il colore dei suoi occhi e quanto è alto o perché abbiamo salito un gradino in più, ci abbiamo passato del tempo insieme, abbiamo trovato qualcosa di profondo che rispecchiasse anche noi stessi? La stessa cosa vale per la politica.

Bisognerebbe tentare di coinvolgere i giovani, consegnare loro le chiavi del loro mondo perché aggiungano anch’essi una sfumatura della propria creatività. Perché i giovani abbiano la possibilità di esprimersi occorre però che gli adulti si facciano da parte e lascino loro spazio. Il problema è che in Italia viene privilegiata l’esperienza, negli altri paesi i politici sono molto più giovani, non hanno tutti i capelli bianchi. La mancanza d’interesse comunque, potrebbe non essere semplice indifferenza da parte dei giovani ma un vero e proprio rifiuto. La politica dovrebbe essere una delle più grandi espressioni di grandezza dell’uomo che dovrebbe impegnarsi a fare il bene dei cittadini esaltando una serie di valori morali quali la giustizia, l’incorruttibilità, l’interesse pubblico. Purtroppo invece la politica è ormai diventata un disvalore, è stata completamente svuotata di significato per inseguire soltanto i propri interessi. I politici devono ragionare per i cittadini, non per il loro comodo. È infatti il loro interesse a tenerli incollati alla propria poltrona.

I ragazzi dicono di non capire la politica ma se ci fosse interesse a collaborare sia da parte loro sia da parte degli adulti che si occupano di politica si potrebbe risolvere la situazione. Qualsiasi gioco sembrerebbe difficile ad uno spettatore seduto sui gradoni, ma se scendesse in campo rimarrebbe stupito dalla naturalezza dell’esecuzione e soprattutto si avrebbero enormi soddisfazioni.

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