No alla montagna di rifiuti nella discarica Cà di Capri

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Così come è stato presentato, il piano per la messa in sicurezza di Ca’ di Capri proposto dalla Rotamfer “non s’ha da fare”. È questa la netta presa di posizione di Legambiente Verona e il Comitato cittadini di Sona, sottolineata in occasione dell’incontro organizzato alle scuole medie Anna Frank di Lugagnano, a cui ha partecipato un folto pubblico.

 

Sulla stessa lunghezza d’onda delle due associazioni si sono posti il sindaco di Sona Gualtiero Mazzi e l’assessore comunale all’ecologia Vittorio Caliari, presenti l’altra sera all’assemblea pubblica. Il sindaco si spinge oltre alle prime perplessità espresse a gennaio in sala consiliare al momento della presentazione del progetto. «Se dovessi decidere oggi», spiega Mazzi, «direi no al piano. È necessario trovare un’alternativa.

 

Trovo quantomeno strano e singolare dover raddoppiare la cubatura del materiale da conferire nella discarica per metterla in sicurezza. L’amministrazione comunale», sottolinea il primo cittadino di Sona, «sta preparando una serie di osservazioni tecniche al progetto, a cui si affiancheranno degli accessi diretti in discarica per verificare lo stato del sito. Il tutto in attesa nei prossimi mesi della valutazione della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale)».

 

Il piano della Rotamfer, illustrato nel corso della serata da Lucio Santinato, rappresentante del comitato, prevede, oltre alle obbligatorie opere di impermeabilizzazione e sigillatura dell’impianto situato al confine tra Lugagnano e Verona e chiuso da oltre due anni dall’autorità giudiziaria, il conferimento di altri 680 mila metri cubi di rifiuti.

 

Da una parte quasi 300mila metri cubi di materiale di recupero per comprimere l’enorme cumulo di rifiuti presenti, dall’altra 380mila metri cubi di car fluff (materiale non ferroso delle auto da rottamare) e altri materiali ancora da conferire. Se si approvasse il progetto, si creerebbe una montagna di rifiuti alta fino a 20 metri, contro i 12 attuali.

 

Per l’associazione ambientalista, questa idea è soltanto una «proposta indecente» avanzata dalla Rotamfer. «Questo prospettato ampliamento della discarica», sottolinea Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto, «renderebbe economicamente assai interessante l’operazione. Non solo. Si tratterebbe di una trasformazione “mascherata” della categoria della discarica che, se così approvata, potrebbe essere considerata idonea a ospitare anche rifiuti pericolosi». Per Bertucco «la messa in sicurezza deve essere fatta, ma in maniera seria, a garanzia della popolazione, non per arricchire la Rotamfer. Da una parte non si deve approvare l’introduzione di nuovi rifiuti sostituendoli con materiale inerte, e dall’altra bisogna abbassare l’altezza della montagna di rifiuti, non alzarla».

 

Il dirigente di Legambiente critica anche agli enti pubblici, «che sono rimasti passivi di fronte al problema e invece di presentare loro un progetto hanno lasciato fare alla stessa impresa che ha provocato l’inquinamento». «Con l’approvazione di questo piano», continua Bertucco, «la Rotamfer verrebbe premiata. Sarebbe un’autentica presa in giro. Sulla questione non si sa ancora cosa dirà la Provincia . Spero ci sia una presa di posizione».

 

Legambiente e il comitato hanno pochi giorni per presentare le osservazioni al progetto. «Nel frattempo», specifica Santinato, «invieremo una petizione tramite una raccolta di firme alle autorità competenti, Regione, Provincia e Comune, perché dicano “no” a questo piano scellerato».

 

Da “L’Arena” del 14 febbraio 2010