Il Professor Filippo Neri, quando la musica si fa vita

Considerando che è un Lugagnanese “importato”, non poteva andarci meglio! Molti conosceranno Filippo Neri, insegnante di sostegno alla scuola media Anna Frank.

Pochi forse sapranno, però, che oltre ad oltre ad avere “in casa” un Livornese (e possedere anche noi un po’ di Toscana, culla della cultura italiana, non può che essere un motivo di vanto!), ci siamo guadagnati anche un grande violinista. Trasferitosi a Lugagnano nel 1994, per motivi professionali e per amore di sua moglie, Neri non se ne è più andato. Ora ha 45 anni, una vita ricca ed appagata, e si definisce “un uomo e un musicista soddisfatto”. 

Diplomatosi al conservatorio, ha scelto di intraprendere la carriera artistica. Ha suonato con l’Orchestra d’Archi Italiana, diretta dal grande violoncellista Mario Brunello. Con il suo violino ha girato il mondo e ha conosciuto i grandi della storia della musica contemporanea: fra gli altri, il clarinettista Paul Meyer e il primo violino dell’Alban Berg Quartett di Vienna Günter Pichler. Neri ha suonato anche con i Filarmonici e, per ben 13 anni, con l’Orchestra dell’Arena di Verona, dove è stato diretto da Lorin Mazeel, Georges Prêtre, e Daniel Oren.

Con particolare emozione, ricorda anche le opere eseguite con Placido Domingo, “serate attese e particolarmente motivanti”. Questi sono stati gli anni della sua formazione: studio e ricerca della perfezione artistica, le parole chiave di questo periodo, in cui, racconta, “ho assorbito tutto per poi trasformarlo a modo mio, come fanno le foglie con la luce”. L’esigenza di stabilità lavorativa lo ha portato, nel 2004, a fare domanda a scuola. Non come insegnante di musica, la rigida burocrazia che sottostà alle graduatorie non lo rendeva possibile, ma lui non l’avrebbe nemmeno voluto. La musica doveva restare una passione, non voleva correre il rischio di trasformarla in un’ossessione del quotidiano, in cui avrebbe dovuto ripetere in modo sterile ciò che già sapeva, e riascoltare in modo automatico ciò che aveva sentito e risentito: una vocazione così forte e viva non poteva essere esposta al pericolo di essere banalizzata.

Di qui la scelta di valorizzare la sensibilità e l’esperienza acquisita nel sostegno, “un lavoro per pochi”. La musica aveva educato il suo cuore e quindi aveva segnato in modo indelebile l’adulto che era diventato. Come trasmetterla? Stare vicino ai bambini che hanno più difficoltà degli altri è stato per lui come sentirsi rinato una seconda volta, “mi si è aperto un nuovo orizzonte”, spiega, “in cui ho trovato la perfetta realizzazione del mio percorso umano ed artistico”.

La musica insegna ad ascoltare, ma anche a stare insieme, ad imparare dall’altro, a rispettare l’ordine senza imporlo: tutte qualità imprescindibili all’educazione personale di un bambino. Dopo due anni di stasi, necessari per attutire il colpo di una vita apparentemente rivoluzionata, a partire dal modo di gestire le giornate, Neri ha ripreso in mano il suo violino, che non aveva mai abbandonato davvero, e le note che ne sono uscite hanno rispecchiato la maturità acquisita. Una vera e propria svolta nel suo percorso musicale: non contavano più i virtuosismi, la velocità e la perfezione dell’esecuzione, ma piuttosto la precisione dei respiri e delle pause, “che sono come gli spazi bianchi che nei dipinti separano i colori e li valorizzano”.

Con la meditazione, ha raggiunto anche il 100% delle sue potenzialità davanti al pubblico, che lo ascolta, si emoziona, lo ringrazia, ed esce dal teatro un po’ diverso, forse migliore. Il nuovo percorso intrapreso ha portato nel profilo artistico di Neri nuove collaborazioni importanti: con l’Orchestra Montemezzi, di cui spesso è stato primo violino, con l’Orchestra Maffeiana, con cui si è esibito il 13 novembre al Teatro Nuovo, e con l’Ensemble “At the Movies”, gruppo di musicisti veronesi che ripropone colonne sonore.

E la corale Sant’Anna della Parrocchia di Lugagnano? Forse bisognava citarla subito, ma per quella Neri è già conosciuto. Un impegno straordinario il suo, nel punto in cui la sua passione si trasforma in una missione: esprimere ciò che ha dentro, per incontrarlo poi nell’esecuzione altrui. “In quest’esperienza emergono tutte le potenzialità della musica”, racconta, “che riempie la religiosità e mette in gioco sfere emotive e percezioni straordinarie”. 

Anche lì, in Chiesa, Neri sente di aver raggiunto il suo traguardo artistico: quello di esprimere le note che ha dentro, trasformandole in sensazioni che volteggiano nell’aria fino a fermare lo scorrere del tempo, in un’impalpabilità che in alcuni momenti diventa paradossalmente un qualcosa di concreto che ciascuno può toccare con le corde del suo cuore. “Chi volesse provare quest’esperienza, che non è solo estetica, è vitale”, afferma Neri, “sappia che nella corale c’è posto, noi accogliamo chiunque abbia voglia di mettersi in gioco e di coltivare in questo modo la passione per la musica”, quella stessa passione che ha mosso la sua vita, fino a renderla compiuta, realizzata, e felice già a metà strada, con un percorso fiorito dietro ed un sentiero ricco di novità davanti. Un lusso, che pochi possono dire, a ragione e con serenità, di avere.

La Corale “Sant’Anna” di Lugagnano

Costituita con il nome di “Schola Cantorum” tra il 1910 e il 1913, istruita e diretta dell’allora Parroco Don Romano Caliari, con il sostegno di una ventina di nostri parrocchiani, animava le solennità nella vecchia Parrocchiale. Con esemplare professionalità ed impegno, nel susseguirsi dei tempi fu condotta dapprima da Demetrio Mazzi, successivamente dal figlio d’arte Giovanni Mazzi e poi ancora da Pizzamiglio Giacomo. Nel corso degli anni, oltre ad acquisire il presente nome, crebbe di componenti e con l’evolversi degli eventi del paese trasferì le proprie radici nella nuova parrocchiale dotandosi alla fine degli anni settanta dell’attuale organo. Doverosa riconoscenza all’instancabile Chiara Mazzi, organista d’eccellenza ed importante presenza nell’attività del coro. Diretta attualmente da Filippo Neri, ed accompagnata dall’organista Marilena Milani è formata da 37 coristi di età compresa tra i 30 e 80 anni. E’ un coro polifonico a sei voci miste suddivise in Tenori Primi, Tenori Secondi, Bassi, Baritoni, Soprani e Contralti. Si caratterizza per un repertorio che spazia dal gregoriano alla musica polifonica liturgica, dai brani popolari all’opera lirica. Tale scelta è dettata dalla volontà del direttore e dei coristi di sperimentare sempre nuove sonorità e di cimentarsi in brani di Autori di tutte le epoche. Ma fondamentalmente la Corale Sant’Anna ha un solo desiderio: adorare Dio con la guida e l’unzione dello Spirito Santo, affinché Gesù sia glorificato. Il coro si riunisce per le prove con cadenza settimanale (generalmente il mercoledì) scegliendo e preparando i canti che fanno da cornice alla liturgia della domenica o per preparare i concerti che vi sono in programma. 

 

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Federica Valbusa
Nata nel 1988, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambina. Ha iniziato a scrivere per Il Baco da Seta nel 2005, all’età di 17 anni. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e la laurea magistrale in Scienze filosofiche presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dal febbraio del 2011 è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco dei pubblicisti, del Veneto e da qualche anno è collaboratrice del quotidiano L’Arena. Da ottobre 2020 è Vicedirettore del Baco.