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Strana telefonata alla redazione del Baco. Chiama da Milano il Sig. Nereo Zanetti che si dichiara interessato ai nostri argomenti, al Comune di Sona e in particolare a Lugagnano. Lugagnano e Milano? Un piccolo paesino di provincia, che non fa neppure Comune poverino, e una grande città? Città importante, città del lavoro, città del divertimento, città di cultura… e Sona. Qual è il legame?

La curiosità era troppa, non ho resistito e ho contattato il Sig. Nereo per porgli alcune domande. Mi sono ritrovata davanti ad un gentilissimo signore, nato il 13 gennaio 1950, che ha trascorso la sua infanzia nel nostro territorio. Nativo di Sona, località Cà Vecchia, si è presto trasferito ai Gaburi, San Giorgio in Salici, e alla fine degli anni 50 a Cà di Capri sotto Bussolengo. Il paese per le funzioni era però Lugagnano. Purtroppo la morte della mamma Santina lo ha portato prima in collegio ad Arbizzano e poi a Monza. Ecco il legame: le sue origini, le sue radici, il suo passato.

Come è venuto a conoscenza del Baco?

Premetto che nonostante i miei sessant’anni sono da sempre appassionato di computer. Con internet e la banda larga navigare e informarsi non è difficile, così mi collego spesso al sito del Comune di Sona, ma non è così che ho conosciuto Il Baco. E’ stato un caso: ho digitato nella ricerca “Zanetti Nereo”. Sapevo di trovarmi, gioco a tennis da tavolo e un amico mi aveva detto che un torneo a cui avevo partecipato era in rete. Mia grande sorpresa nel leggere: Zanetti Nereo nato a Costermano, clicco incuriosito ed ecco quel bellissimo articolo del Baco sui caduti e dispersi. Per me è stata una sorpresa leggere di mio zio disperso in Russia, tutto ad un tratto conosco luogo e data della morte. Una grande emozione, la stessa che avevo provato quando, diversi anni fa, attraversando la piazza di Sona ho letto il suo nome sul monumento dei caduti. Comunque, da allora leggo il vostro giornale. A parte le notizie recenti, mi piace molto leggere i racconti dei tempi trascorsi, guardo le foto e spero sempre di riconoscere qualcuno, anche se so che è impossibile.

Perché dal collegio di Arbizzano a Monza?

Dopo la morte della mamma, 15.08.1958, era impossibile per il papà poterci accudire così io e mio fratello più grande siamo entrati in collegio, il terzo di quattro anni dai miei zii a Milano e il più piccolo, solo 14 mesi,  a Lugagnano da zia Angelina. Mio zio a Milano trovò lavoro a mio padre e così per averci vicini la soluzione fu quella di trasferire anche noi in un collegio a Monza. Ricordo perfettamente quel momento. Agosto 1959 e al ritorno dalla colonia estiva a Rimini mio padre Francesco è venuto a prendermi in motorino alla fermata del pullman a Verona. Un ricordo bellissimo la cena a casa quella sera, ancora adesso mi piace raccontare quanto è buona la salsiccia passata a tocchetti in padella con contorno di insalata di radicchio condita con tanto aceto e polenta. Restano tutti perplessi però per me ancora adesso rimane un abbinamento favoloso. Nei giorni seguenti percepisco dai discorsi di papà che ci saremmo trasferiti. Infatti, finite le vacanze, mi ritrovo nel collegio Artigianelli a Monza, un istituto di frati laici Pavoniani.

Dei primi otto anni di vita di solito non rimangono ricordi così intensi. Secondo lei perché sono ancora così vivi nella sua mente?

Quando sono entrato nel nuovo collegio i ricordi riaffioravano alla mente ogni sera prima di addormentarmi. Una bella differenza il cemento di Monza! Avevo nostalgia perfino del collegio di Arbizzano con il suo favoloso parco dove ho scoperto per esempio come nascono le cicale, oppure quanto sono buoni i pinoli, dono di quei pini meravigliosi. Pensavo alle passeggiate nel parco degli Americani dove le signorine ci portavano per giocare, alle primule gialle in primavera e a Ornanni Liliana, la mia insegnante. Lei era giovane, chissà se leggerà questo articolo. Sembra impossibile ma io veramente ricordavo intensamente tutte le sere il mio paese e tutte le avventure le ricordavo così appassionatamente che mi immedesimavo sul posto, vedevo le luci accese delle case vicine immaginando la quiete delle famiglie riunite, vedevo in inverno lo scivolo giù dalla contrada Gaburi a San Giorgio creato da noi artificialmente con secchiate d’acqua. Era soprattutto l’inverno il periodo in cui avevo più nostalgia. In quel nuovo ambiente mi sentivo un po’ prigioniero, non mi riconoscevo. Mi sentivo già vecchio da giovane infatti sono gli anziani che amano ricordare i trascorsi, io per questo ero già vecchio.

Qual è il ricordo che le piace di più raccontare di quegli anni?

Ricordi di quegli anni ce ne sono tanti, uno però mi è particolarmente impresso nella mente. Abitavo ai Gaburi di San Giorgio e mia mamma, con un gomito appoggiato al muretto di entrata, mi dice: “Nereo va a dormire da zio Riccardo che non mi sento bene”. Alla mattina i miei zii festanti mi annunciano: “Hai un nuovo fratellino!”. Nella notte era nato Bruno. Questo è uno dei ricordi più limpidi della mia mamma.

Quello più brutto?

Potrei dirle la morte di mia mamma ma preferisco raccontarle la mia delusione più grande da bambino di sette anni. A Verona si festeggia Santa Lucia, ai tempi i bambini desideravano pistole e fucili, io invece una letterina per avere una statuina del presepe. Quel 13 mattina mi sveglio che è ancora buio e intravedo sul comò delle ombre, richiudo immediatamente gli occhi per paura della cenere e aspetto un po’. Grande delusione quando invece delle statuine trovo arance, mandarini e fichi secchi. Ora però ho un presepe bellissimo, mia moglie e mia figlia mi hanno regalato un personaggio ogni anno.

C’è un luogo a cui si sente più affezionato?

L’ultima casa dove ho abitato, a Cà di Capri. Ricordo gli amici nel cortile e soprattutto lei, Loredana, la bambina di cui ero innamorato…

L’ultima volta che è tornato in paese?

Sono tornato dagli zii per ogni vacanza scolastica, le ultime volte a San Giorgio da zia Neta e ricordo che andavamo a funghi sul monte Bonel (così mi ricordo il nome). Adesso torno ogni volta che posso, mamma papà e nonni riposano lì.

Adesso la nostra provincia non è più quella degli anni 50, quella dei suoi ricordi, e Milano è ormai la sua città,  ma ha mai pensato di tornarci definitivamente?

Ogni volta che vengo in paese a rivedo la vecchia casa dove sono nato mi piace pensare che un giorno sarà di nuovo mia……un sogno. I cambiamenti della provincia sono stati veramente significativi anche se rientrando ho sempre la sensazione di riconoscere un netto confine immaginario tra una regione e l’altra. Sono sicuro che se Leopardi fosse nato a Sona avrebbe trovato comunque l’ispirazione per scrivere “L’infinito”.

Credo sia evidente che l’amore del Signor Nereo per il nostro comune sia spassionato, tutti dovremmo amare le nostre origini e rispettare i posti dove viviamo nella stessa maniera.