I fedeli che entrano nella chiesa parrocchiale di Sona avranno sicuramente notato che, da alcuni anni, sulla parete di destra, nell’ambito di un piccolo altare, è appeso un quadro che raffigura un gruppo di santi (foto in alto).
La prima impressione è di anonimato: un insieme imprecisato di martiri, così definibili per i ramoscelli di palma che alcuni tengono in mano, appartenenti al clero come si deduce dalle vesti che indossano; mancano le tradizionali aureole attorno alle teste; la figura centrale mostra un quadro della Madonna con il Bambino.
In realtà, questo dipinto rimanda a un preciso evento storico che merita essere conosciuto per la sua tragicità. Si tratta del martirio che subirono il beato Ignazio De Azevedo e trentanove suoi confratelli, tutti appartenenti alla congregazione dei gesuiti.
Ignazio nacque nel 1527 a Oporto in Portogallo. A 21 anni entrò nell’ordine dei gesuiti, dove ben presto si distinse per fede e capacità operative; tanto che nel 1566 i suoi superiori lo inviarono in Brasile dove i gesuiti, giunti al seguito dei colonizzatori portoghesi, avevano fondato delle case per la evangelizzazione di quelle immense nuove terre. Dopo essere là vissuto per tre anni, tornò a Roma, ove chiese al suo Ordine di poter tornare in America con molti missionari.
E venne il giorno del grande viaggio transoceanico: nel giugno 1570 una flotta di otto navi portoghesi partì per il Brasile, fra esse una trasportava Ignazio e trentanove religiosi da lui reclutati e ammaestrati.
Dopo una tappa all’isola di Madeira, l’imbarcazione dei gesuiti si staccò dal gruppo principale e fece rotta all’arcipelago delle Canarie. Qui giunta, essa fu attaccata da cinque navi corsare, comandate da ugonotti (protestanti che seguivano la dottrina di Calvino); era tale il loro odio verso i cattolici, che tutti i gesuiti furono massacrati.
Pur non essendo mai arrivati alle coste americane, questi religiosi furono proclamati “Protettori del Brasile” fin dal 1574. Il quadro di Sona che li raffigura può quindi essere intitolato “Martiri del Brasile del 1570”, oppure “Beato Ignazio de Azevedo e confratelli”. Esso fu realizzato nella seconda metà dell’Ottocento, e proviene dal convento di via Gesuiti a Sona, poi soppresso.
E’ stato rimesso a nuovo, al costo di 470 euro, dalla restauratrice Flavia Benato, grazie al contributo economico di una famiglia.
Nella foto sotto, il quadro prima e dopo il restauro.
L’EDITORIALE DEL BACOLa trappola della denatalità: quando fare un figlio diventa un lusso© 2026 Riproduzione riservata
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