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«Buono e burbero, sorridente e puntiglioso, sanguigno e comprensivo. Come sono tutti i papà. Capaci di scaldarsi per niente, di sorridere per poco, di accendersi per un’idea, un guizzo, un gesto…». Raffaele Tomelleri ricorda così Assuero Barlottini, perpetuando la tradizione, sostenuta dalla Polisportiva Caselle di Giancarlo Chiesa e dalla “Barlottini” del presidente Foroni, di una serata (e una corsa) nel ricordo di uno dei grandi padri del ciclismo veronese. Gli “allievi” sono lì a testimoniare la semplice grandezza di Assuero.

 

«È stato più che un papà. Per me non si sa cosa abbia fatto, per quanto mi ha seguito: dovevo smettere e con lui, grazie a lui, sono arrivato al professionismo», dice Mario Zocca. Severino Andreoli, Pietro Guerra, Pietro Campagnari, Jano Zamperioli, Enzo Brentegani, Lino Carletto confermano. La loro riconoscenza resta in eterno. «Chissà – dice Carletto – se noi riusciremo a trasmettere ai giovani di oggi quello che Assuero fece con i giovani del suo tempo».

 

È la serata dei riconoscimenti. A Lino Carletto, appunto, va il premio “Amarcord Assuero”, a Elia Viviani quello al “dilettante top”, al professionista Daniele Pietropolli (quattro vittorie nel 2009) quello per “l’impresa dell’anno”, a Francesco Grigolini e Renzo Udali di FotoExpress quello ai “cantori del ciclismo”. È la serata di ricordi (Sergio Bianchetto, che battè due volte il favorito Beghetto ai Mondiali, rimpiange ancora «la sconfitta con Pettenella nella finale della velocità alle Olimpiadi di Tokio»), delle speranze (Viviani non sa ancora se passerà al professionismo), dell’arrivederci a domenica prossima quando sulle strade di Lugagnano di Sona andrà in scena la 23^ edizione del Memorial Assuero Barlottini (partenza ore 14). L’albo d’oro, aperto nel 1969, da Giorgio Furlan è chiuso dal russo Balykin, che nel 2008 batté allo sprint Alex Marchesini e Pierre Paolo Penasa.