Nei numeri di un anno (tragico) il futuro di Sona: I morti nel 2020 sono aumentati del 25%

Solo qualche settimana fa, la prima pagina del New York Times riportava “Più americani deceduti per Covid che sui campi di battaglia della Prima e Seconda Guerra Mondiale e del conflitto in Vietnam”. Ma qual è la situazione demografica a Sona, ad un anno e mezzo dal primo caso di Covid-19 accertato a Codogno?

Nel fare il raffronto tra l’andamento della popolazione nel nostro Comune nel 2019 e nel 2020, annus horribilis della pandemia, ci affidiamo alla lettura e all’analisi degli archivi e dei registri dell’anagrafe di Sona.

Con una certa sorpresa scopriamo che, al 31 dicembre 2020, grazie ai nuovi residenti (non tanto alle nuove nascite, come vedremo in seguito) la popolazione del Comune di Sona ammonta a 17.688 cittadini, registrando solo una lieve diminuzione (-31 unità) rispetto ai 17.719 dell’anno precedente — dato che si riflette anche nel numero di cittadini stranieri residenti in lieve calo (-29 unità) — mentre il numero di famiglie residenti è addirittura aumentato di ben 34 unità, passando da 7.703 a 7.737. Quest’ultimo dato, incrociato con la crescente richiesta di immobili nel capoluogo e nelle frazioni, conferma la preferenza di contesti meno convulsi e più verdi rispetto alla città.

E la pandemia ha accentuato questa tendenza, come conferma il sindaco Gianluigi Mazzi: “La frazione di Lugagnano, nell’abitato di Mancalacqua, è stata oggetto di edificazioni per far fronte alla richiesta di numerose nuove famiglie che hanno individuato in Sona il luogo ideale per vivere alla periferia di Verona, dove il termine periferia non ha più le accezioni negative del passato, ma di un’esistenza meno caotica e più vicina alla natura, alla campagna. Al tempo stesso, hanno trovato acquirenti anche quasi tutte le residenze collinari più prestigiose”.

Ricordate cosa si disse al termine del lockdown del marzo 2020? Che ci sarebbe stato un importante incremento delle nascite. I dati, invece, ci dicono che la situazione è rimasta pressoché invariata con una continua, seppur lieve, diminuzione delle nascite: 125 bambini nati nel 2019 e 123 nel 2020. A meno di ritrovarsi con un baby boom nell’estate di quest’anno, a quanto pare nella propensione ad avere un figlio hanno inciso più i timori e l’incertezza sul futuro, alimentati dall’emergenza sanitaria, rispetto al tempo a disposizione garantito dalla convivenza forzata.

Strettamente connessa alle limitazioni imposte dai vari DPCM emanati dal Governo per il contenimento dei contagi da Covid-19, anche la sostanziale diminuzione degli spostamenti della popolazione sonese, con 77 emigrazioni in meno rispetto al 2019.

Arriviamo al dato che, purtroppo, segna la netta demarcazione tra pre-Covid e pandemia: i decessi, nel 2020, sono aumentati di oltre il 25% rispetto all’anno precedente, con 162 cittadini deceduti contro i 129 del 2019. Sulla causa, non c’è alcun dubbio: i grafici, stilati dall’ufficio anagrafe, fissano a colpo d’occhio come i picchi dei decessi siano avvenuti in corrispondenza della prima e della seconda ondata della pandemia, ovvero tra febbraio ed aprile e tra ottobre e dicembre 2020, i mesi in assoluto più tragici.

Se allarghiamo lo spettro del confronto, includendo anche gli anni precedenti nell’analisi dei decessi, la drammaticità di ciò che abbiamo vissuto appare in tutta la sua evidenza: il dato dei decessi è, in effetti, aumentato a partire da novembre 2019, quasi a confermare che il nuovo coronavirus fosse già presente prima del febbraio 2020, come più volte sostenuto da esperti virologi.

Concludiamo questo viaggio tra i numeri che fotografano la nostra realtà demografica evidenziando un dato impressionante: in 20 anni, l’età media della popolazione di Sona si è alzata di 4 anni, passando da 40 a 44 anni. L’impatto di un Comune che invecchia, in termini economici, sociali e di progettazione urbanistica, non sarà lieve per chi dovrà occuparsi di welfare negli anni a venire, come dichiara sempre il Sindaco Mazzi: “Se da una parte è nostro dovere politico investire nella Scuola e impedire che le conseguenze dell’emergenza sanitaria rappresentino un’altra occasione per adattare al ribasso i progetti di vita da parte delle nuove generazioni. Dall’altra dobbiamo agire da subito per adeguare le nostre comunità alle esigenze di una popolazione che invecchia, contemplando centri d’accoglienza, per anziani autonomi e non, e implementando i servizi di domiciliarità. Invecchiare è un privilegio, farlo in una società inclusiva e attrezzata, una meta a cui dobbiamo tendere sin d’ora”.