Immaginate la scena: siete al Vicenza Classic Cars Show, l’evento di auto d’epoca del Veneto arrivato alla sua terza fruttuosissima edizione, venite accolti dalla “semprerossa” madrina della fiera (la Ferrari F40 che si vede su tutti i manifesti) affiancata da una Jaguar XJ220 e da una Lamborghini Countach 5000QV. Poi proseguite, una BMW M3 di qua, una Mercedes “Pagoda” di là, una cascata di Porsche 911 di sopra, un lago di Citroën DS Chapron di sotto. Poi notate in una navata, in mezzo ad Alfa Romeo, Lancia e Fiat delle oscure vetturette sportive, dall’aspetto spiccatamente british.
Parliamo, ovviamente, di TVR, storico marchio automobilistico fondato da mr. Trevor Wilkinson a Blackpool (contea del Lancashire, Inghilterra), marchio dalla storia affascinante, fatta di bilanci claudicanti e di sportive senza compromessi e, credetemi, quando dico senza compromessi intendo davvero quello che scrivo: niente airbag? Basta non schiantarsi. Niente ABS? Imparate a frenare. Niente controllo di trazione? Imparate a guidare. Queste sono le massime che hanno reso famoso Peter Wheeler (successore di Wilkinson) e che mi sono state fatte scoprire dal curatore delle TVR in questione: Matteo Mario Vigolo, un appassionatissimo e preparatissimo collezionista vicentino, un vero car guy come il gergo automobilistico comanda, che ho avuto il piacere di poter intervistare per La sbandata controllata per scoprire da dove nasce la sua passione per le quattro ruote e, in particolare, per i marchi britannici. Enjoy!
Cominciamo con una domanda semplice: chi è Matteo Mario Vigolo? Com’è nata la tua passione?
Matteo Mario Vigolo è innanzitutto un appassionato di automobili, sin dalla tenera età come moltissime altre persone. Ho venduto per oltre vent’anni automobili moderne presso una concessionaria della mia città di Vicenza e dopo ho avuto la possibilità, assieme alla mia famiglia, di espandere quella che era già una passione da molti anni, cioè quella delle auto d’epoca. Avevamo una piccolissima collezione che è andata via via ad ingigantirsi, al che il garage non è bastato più, quindi abbiamo preso un altro garage in affitto, poi un altro ancora e alla fine abbiamo deciso di aprire una sede in un piccolo capannoncino. Io ho mollato il lavoro di prima nel 2018, all’età di quarant’anni esatti, e ho iniziato a prendermi cura della collezione di famiglia. Quindi di fatto sì, siamo anche rivenditori di auto, ma prima di tutto siamo collezionisti. Infatti non abbiamo tutte le caratteristiche dei venditori di auto, dei dealer, nel senso che noi non compriamo auto che non ci piacciono, non permutiamo auto che non ci piacciono, andiamo in giro a cercare solo quelle che ci interessano e questo, ovviamente, fa male al portafogli ma molto bene all’animo. Tutte le auto che vedi non sono frutto di permute o magari auto che non amo particolarmente, ma sono tutte auto che mi piacciono per il loro contesto storico e per la loro tecnica.
E così nasce Passione Classica, che ha uno spiccato focus sulle vetture d’Oltremanica.
Esatto. Ci focalizziamo in particolare su auto italiane e inglesi, quindi Fiat, Lancia, Maserati e poi TVR, Jaguar, Lotus, anche Marcos, cose un po’ particolari e di nicchia. Personalmente possiedo cinque TVR, di cui una (una 3000M Turbo del 1976) sotto restauro totale e sto cercando la sesta. È una ricerca ogni volta piuttosto lunga e difficile: da una parte la poca conoscenza del marchio qua in Italia e dall’altra la Brexit che ci ha messo del suo, un incubo per la ricerca dei ricambi. Fortunatamente ci sono i ragazzi del TVR Car Club UK che mi danno sempre una mano con le certificazioni dei telai e con la storia pregressa di ogni vettura prima che io la vada a vedere.
Rifacendomi anche alla videorubrica su Instagram sulla suddetta Turbo, sembra essere un restauro particolarmente impegnativo.
Un restauro da “mai più nella vita”, perché siamo partiti da una piccola macchina trovata in un fienile sperduto fra le campagne dei Paesi Bassi. Non pensavo nemmeno che esistesse una 3000M in versione Turbo, del resto è normale per un proprietario di TVR aggiungere turbine e, in generale, armeggiare molto con la meccanica, viste anche le radici corsaiole del marchio. Non vado normalmente matto per questo tipo di modifiche ma mi intrigava lo stesso perciò, con il numero di telaio in mano, ho mandato tutto al TVR Car Club che mi ha confermato di essere davanti ad una delle venti 3000 V6 Turbo create assieme a Broadspeed (noto elaboratore di Birmingham dell’epoca, ndr). Una volta portata a casa la macchina, mi sono messo a confrontare le informazioni che leggevo sul fascicolo lasciatomi dal venditore e ciò che trovavo sul web, sono risalito e mi sono messo in contatto col primo concessionario, Dereliott Conversions, che era il più grande punto di riferimento TVR della Casa Madre negli anni ’70. TVR, spesso e volentieri, si trovava a corto di soldi, quindi chiamava loro per andare a saloni e fiere ad esporre i modelli. Mi hanno quindi mandato una quantità incredibile di materiale riferito a questo sesto esemplare – si ringrazia la lungimiranza di questo signore che ha conservato ogni cosa – tra cui libretto di uso e manutenzione e persino il filmato dell’epoca in cui li si vede provare proprio la mia Turbo per la prima volta in strada. In quel momento ho bloccato l’idea del restauro parziale per buttarmi su quella del restauro totale poiché, seppure non sia la mia TVR preferita e l’abbinamento di arancio, beige, blu, nocciola e verde sarebbe stato meglio dimenticarlo negli anni ’70, ha una storia dietro di cui mi sono follemente innamorato. È un’impresa titanica e onerosa perché presentava danni al motore e all’estetica, ma ne varrà la pena, anche perché la comunità di appassionati del marchio è molto forte. All’inizio c’è sempre un po’ di diffidenza nei tuoi confronti ma se ti dimostri essere effettivamente un vero appassionato, allora ti aiutano molto volentieri e ti inviano materiale senza chiedere nulla in cambio. Quindi non potevo che ringraziarli spedendo loro delle bottiglie del nostro buon Valpolicella.
È il restauro più impegnativo che tu abbia mai affrontato?
Di restauri importanti ne ho affrontati vari negli anni: Jaguar E-Type prima serie, XK120, XJ 4.2C, al corrente una Daimler Double Six del 1985 ma mai di proporzioni simili alla Turbo.
Lavori con una squadra di restauratori propria?
No, mi rivolgo a conoscenze dell’artigianato che fanno di tutto e che, fortunatamente, nel nord-est d’Italia non mancano. Certo, le tempistiche sono… dilatate, per così dire, ma bisogna avere pazienza e non focalizzarsi sulla data di consegna. Bisogna trovare un giusto equilibrio tra budget e tempo.
Tornando un po’ indietro nel tempo, qual è stata la tua prima macchina?
Come spesso avviene era quella di mia madre, che poi è diventata la mia: una Citroën 2CV Charleston. In parecchi mi fermavano negli anni ’90, specialmente i carabinieri che pensavano avessi… qualcosa da nascondere e, visto con gli occhi moderni, pure io mi sarei fermato preventivamente da solo.
Hai un restauro da “sogno nel cassetto” o hai già trovato il tuo unicorno?
Beh, è chiaro che sta un po’ nella natura nostra non accontentarsi mai e quando porti a casa il tuo sogno viene naturale volgere lo sguardo oltre e sognare qualcos’altro. Nella realtà io quello che voglio ce l’ho. Poi, per carità, al netto di tutto, ci sono tantissime macchine che mi piacciono. Adesso, per esempio, sono alla ricerca di una TVR Cerbera 4.5. Ne ho scovata una a Strasburgo che, confrontandomi col TVR Car Club UK, risulta dal telaio essere in realtà una 4.2. Morale della favola, in puro stile TVR, hanno riutilizzato un blocco motore già marchiato come 4.2 per fare un 4.5 senza cambiarne la sigla. Tutto molto bello… ma come vado a spiegare questa cosa alla motorizzazione italiana? Per questo ho dovuto lasciar perdere. Sogno anche una Typhon o una Cerbera Speed 12, una Morgan Aero 8 o una Marcos. Anche la Lotus Emira mi piace moltissimo ma per quella è decisamente ancora troppo presto, per ora è meglio il mio Ford Gran Tourneo su cui carico i miei cani. Insomma, si capisce che sono tante le macchine che apprezzo, specialmente quelle poco convenzionali.
La passione per le auto rimane confinata semplicemente alle auto in sé o sfocia anche in ambiti di modellismo, arte o automobilia?
Oh certo, abbiamo anche una collezione di modellini in scala 1:43 ma apprezzo moltissimo anche quando l’arte si incontra con l’automobile, come ad esempio in un Gio Mondelli in cui una Ferrari di Formula 1 è ritratta in un campo di grano. Poi, ovviamente, i memorabilia legati all’auto come fascicoli, etichette, manuali, brochure sono come manna dal cielo. Nel caso specifico di TVR, marchio che ha visto più volte il fallimento, molte di queste cose sono state conservate apposta. Vuoi una volta per problemi economici, l’altra per la Brexit, l’altra ancora per l’avvento dell’elettrificazione e questo marchio ha sempre avuto difficoltà ad essere rilanciato. Ad oggi TVR è un marchio regolarmente registrato, cominceranno probabilmente col presentare delle vetture elettriche per tenere basso il livello di emissioni imposto dall’Unione Europea e poi seguiranno con la Griffith già presentata nel 2017, salvo che non cambi di nuovo la proprietà. Speriamo che sia davvero la volta buona!
IL PUNTO DEL DIRETTOREPalazzolo e quelle radici che possono ancora tenerci insiemeIn conclusione, Matteo Mario Vigolo in poche parole è…?
Se dico un appassionato copio quello che dicono tutti quindi ti dico un pazzo scatenato che compra auto ostili al mercato ma se ne frega.
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