Moro, Di Stefano e la Lega Nord

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Vi è un passaggio del pensiero di Aldo Moro – ripreso recentemente anche da Martinazzoli nel libro “Uno strano democristiano” (Rizzoli 2009) – di estrema attualità e che permette di riflettere anche su alcuni meccanismi che si stanno verificando nella politica del nostro Comune. Il passaggio non è di immediata comprensione – come spesso accade leggendo i pensieri del leader democristiano ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978 – ma una volta ragionato appare di una linearità assoluta: “in democrazia la maggioranza non governa perchè ha ragione, ma ha ragione di governare perchè è maggioranza”.

Un concetto, quello di Aldo Moro, che andrebbe tenuto scolpito in mente da chiunque ha ricevuto un mandato elettorale ad amministrare la cosa pubblica, a qualsiasi livello. La vera capacità di governo contempla la consapevolezza di non essere depositari della verità assoluta, ma solo del fondamentale diritto a governare. Da questa consapevolezza scaturisce come conseguenza obbligata il dovere morale di dialogare con le altre voci che compongono il dibattito politico ed il dibattito pubblico e con gli altri soggetti politici, culturali ed associativi che ramificano una società. Solo da questo coro – che, sia chiaro, non limita e non deve limitare in alcuna maniera il diritto come sopra definito della maggioranza di governare – può scaturire una verità condivisa e non solo di parte sulla quale lavorare.

Di questo circolo virtuoso purtroppo non vi è traccia a Sona. Non vi è traccia perché l’Amministrazione del Sindaco Gualtiero Mazzi ha deciso da subito di alzare i ponti levatoi impedendo di fatto qualsiasi dibattito concreto sul futuro del nostro Comune. Da un lato Sindaco ed Assessori hanno da subito spinto su una partecipazione pubblica solo di facciata – sagre, occasioni conviviali, momenti informali – dall’altro hanno negato qualsiasi reale occasione di confronto serio, soprattutto con le voci critiche della comunità. Lo si è visto sulla scuola, sulla viabilità, sui problemi sociali, sulle grandi scelte infrastrutturali. Negando quell’assioma tanto caro ad Aldo Moro.

La cosa in fondo rammarica ma non stupisce negli esponenti leghisti – Sindaco in testa – che hanno fatto dell’isolamento culturale quasi una divisa e quasi un merito. Ed alcune posizioni tenute negli scorsi mesi, come ad esempio la stantia polemica storica sulle Pasque Veronesi e le incomprensibili pressioni esercitate sul Vescovo di Verona per portare a Sona la celebrazione della Messa in latino, non fanno che dimostrare come ormai la Lega a livello locale rischi di cavalcare solo posizioni di retroguardia, inseguendo asfittici miti di autarchia colturale e badando solo a parlare alla pancia del proprio elettorato, corteggiandone le pulsioni più fondamentaliste.

Ma questo comportamento lascia invece perplessi in riferimento a figure veramente liberali quali il Vicesindaco Di Stefano – PDL di provenienza Forza Italia – il cui indubbio spessore culturale e la cui personale storia politica porterebbero a pensare a ben altra capacità di relazione.

Da Di Stefano ci aspetteremo – ed in passato questo atteggiamento lo ha anche mostrato – una forte leadership di comando e decisoria abbinata però ad un’altrettanta capacità di confronto e dialogo. Soprattutto con le voci che – all’apparenza – più posso differire dalla sua posizione. Da lui ci aspetteremo fermezza nel perseguimento degli obiettivi prefissati unita ad una tensione al confronto continuo con la politica e l’opinione pubblica.

Non vorremmo che Di Stefano e l’anima liberale del Popolo della Libertà in Consiglio Comunale fossero ormai prigionieri di una maggioranza in cui non riescono più a riconoscersi, e che l’ala leghista del governo di Sona – assolutamente preponderante – di fatto impedisse ogni possibilità di alzare la testa. Con forti ricadute nella capacità progettuale di un’amministrazione, oggi pari a zero.

Quello che in questa fase delicata per il nostro Comune ci sentiamo di chiedere a Gaspare Di Stefano – e agli altri moderati presenti in Consiglio quali Moletta, Pantano, Boninsegna e Giovanzana – è uno salto di qualità. A Sona e alle sfide che ci aspettano servono persone forti, libere, capaci, disposte a mettersi continuamente in discussione e in grado di alzare la testa dal proprio ombelico per guardare oltre. Un salto di qualità che – per formazione e per percorso politico – sono perfettamente in grado di fare.

Thurston Clarke, il biografo di Robert Kennedy, raccontando la campagna elettorale per la presidenza statunitense del 1968 che portò all’uccisione del fratello di J.F.K., concluse il suo lavoro con queste parole: “I sostenitori di Wallace, le damigelle del Dalaware, gli operai delle acciaierie di Gary, i coltivatori del Nebraska, i braccianti chinacos vissero così intensamente il lutto per la morte di Kennedy perché intuivano che Robert aveva tentato di educarli invece che di manipolarli, di riconciliarli tra loro anziché dividerli, di coinvolgerli in un dialogo piuttosto che di servirgli il messaggio del giorno, di appellarsi al loro lato migliore anziché alle loro tasche e di domandare dei sacrifici invece di promettere comodità”.

E’ ormai evidente che anche a Sona con la ferrea disciplina di partito della Lega Nord non si va da nessuna parte.

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.