Morìa dei kiwi: alleanza tra i produttori e alternative colturali

La scorsa settimana si è tenuto presso il mercato ortofrutticolo di Sona e Sommacampagna il convegno sul tema della morìa dei kiwi: “Apparato radicale e sostanza organica presente nei frutteti. Problematiche dell’actinidia”.

Il tema è di grande interesse, e preoccupazione, se si calcola che solo nella provincia veronese, Comune di Sona compreso, questo morbo ha già colpito mille dei tremila ettari di produzione, con un danno per gli imprenditori agricoli che complessivamente raggiunge i cento milioni di euro. La morìa dei kiwi è dovuta sia alla malattia Psa sia all’asfissia radicale.

A questo importante appuntamento per la nostra agricoltura erano presenti alcuni esperti del Centro di ricerca per la frutticoltura di Roma e della Fondazione Agrion Piemonte. Con loro gli agronomi Alessio Giacopini e Massimo Vincenzi.

Quanto è uscito dal convegno è, primariamente, l’idea di costituire un gruppo operativo di produttori del Veronese perché veicoli le informazioni che man mano vengono raccolte dai gruppi di ricerca, sulle problematiche dell’actinidia, e per stimolare l’intervento necessario delle istituzioni.

Altra linea da seguire è quella della valutazione delle possibilità di trovare delle alternative colturali al kiwi. Esempi portati sono stati quelli del Piemonte, dove alcune coltivazioni sono state riconvertite in uva da tavola, nel nocciolo – non adatto però alla nostra area geografica – e in un’altra specie di actinidia che presenta però importanti costi di produzione.

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