Montorio, il cheerleading dell’FP Team vola: vittoria europea e sogno Las Vegas

Cheerleading team in neon outfits posing with a large trophy on stage, holding a banner that reads 'Italian Cheer Masters 2026'.

Il cheerleading è una disciplina ancora poco conosciuta in Italia, spesso confusa con il semplice intrattenimento sportivo a bordo campo. In realtà si tratta di uno sport vero e proprio, che unisce elementi di ginnastica acrobatica, danza e lavoro di squadra, dando vita a coreografie complesse e spettacolari.

Nato negli Stati Uniti e diffusissimo nei contesti scolastici e universitari, il cheerleading si è evoluto nel tempo fino a diventare una disciplina competitiva, con gare strutturate e categorie ben definite. Le squadre si esibiscono in coreografie costruite su sequenze di salti, lanci, piramidi e movimenti sincronizzati, dove precisione, fiducia e coordinazione sono fondamentali.

Negli ultimi anni anche in Italia il cheerleading ha iniziato a diffondersi sempre di più, con la nascita di numerose squadre e un movimento in costante crescita. Le competizioni non mancano, tra tornei nazionali, europei e internazionali, che vedono sempre più spesso protagoniste anche realtà italiane.

In questo contesto si inserisce anche la storia di Greta Bodini, atleta dell’FP Team, squadra con base a Montorio, recentemente protagonista, con la sua formazione, di un’importante vittoria nel circuito europeo. Un percorso fatto di impegno, sacrifici e passione, che merita di essere raccontato più da vicino: l’abbiamo incontrata per farci raccontare la sua esperienza e il cammino della squadra.

Partiamo dal risultato: avete appena conquistato un importante successo nel circuito europeo. Che esperienza è stata e cosa rappresenta per voi?
È stata un’esperienza davvero importante, soprattutto perché arriviamo da un percorso non semplice. L’anno scorso avevamo partecipato a una gara dello stesso circuito e il risultato non era stato particolarmente brillante, quindi tornare quest’anno e riuscire a vincere ha avuto un valore completamente diverso. La gara si è svolta a Ravenna(nelle foto e nel video di questo servizio) ed è stata un traguardo che ci siamo costruite passo dopo passo, tra allenamenti, difficoltà e anche momenti complicati a livello di squadra. Proprio per questo la soddisfazione è stata ancora più grande: non è solo una vittoria, ma la dimostrazione che, nonostante tutto, siamo riuscite a crescere e a raggiungere un risultato importante anche a livello europeo. In più, questo successo ci ha dato la possibilità di accedere alle competizioni negli Stati Uniti che rappresentano un punto di riferimento per questo sport. Stiamo valutando a quale gara partecipare, ma con ogni probabilità sarà quella di Las Vegas, un’opportunità enorme che fino a poco tempo fa sembrava quasi irraggiungibile.

Parlaci della vostra realtà: come nasce la vostra squadra e che gruppo siete oggi?
La nostra squadra si chiama FP Team e nasce dall’unione di due realtà, Flash e Prisma, che inizialmente erano separate. Con il tempo si sono unite e da lì è nato il gruppo in cui mi alleno ancora oggi. Facciamo parte della società Neon Athletics Cheerleading, guidata da Valentina Savoia, che oltre ad essere la presidente è stata anche una delle prime a portare il cheerleading in questa zona e che negli anni è riuscita a far crescere molto il movimento. Attualmente la società conta circa 200 atleti, divisi in diverse categorie, mentre la nostra squadra è composta da 13 atleti che vanno dai 18 anni ai 30 circa ed è quella della categoria senior. Ci alleniamo a Montorio, in una struttura non perfetta ma che negli anni è diventata il nostro punto di riferimento. È un ambiente in cui abbiamo costruito tanto, sia a livello sportivo che umano. Quello che ci contraddistingue è proprio il gruppo: soprattutto quest’anno siamo riuscite a creare una squadra molto unita, in cui la fiducia è fondamentale. In questo sport si lavora tanto insieme, si dipende molto dalle altre, e questo ti porta a creare legami forti. Oggi siamo un gruppo che, tra sacrifici, allenamenti e difficoltà, è cresciuto tanto e che ha ancora voglia di migliorarsi.

Vuoi ricordare tutte le componenti della squadra?
Molto volentieri, oltre a me la squadra è composta da: Alice Signorini, Marina Barbieri, Giulia Sona, Anita Forigo, Anna Perbellini, Emma Ederle, Chiara Raimondi, Caterina De Franceschi, Angelica Ongaro, Arianna Posenato, Martina Andreolla e l’unico ragazzo Edoardo Ferlito.

Per chi non conosce questo sport, come funziona davvero una gara?
Una gara di cheerleading è composta da una coreografia, che nel nostro ambiente chiamiamo “routine”, in cui vengono inseriti diversi elementi. Ci sono le parti di stunt, cioè le prese e i lanci tra compagne, la parte di acrobatica, che richiama la ginnastica artistica, le piramidi e la parte di danza. Non tutte fanno le stesse cose: ogni atleta ha un ruolo preciso in base alle proprie capacità e anche alla struttura fisica. C’è chi sta alla base e sostiene, chi viene lanciata e chi invece ha il compito di supportare da dietro. È uno sport in cui ognuno è fondamentale per la riuscita dell’esercizio. Durante la gara la squadra presenta questa coreografia davanti ai giudici, che valutano diversi aspetti, dalla difficoltà degli elementi alla precisione, fino alla sincronizzazione del gruppo. È uno sport molto tecnico, ma allo stesso tempo si basa tantissimo sulla fiducia tra le compagne, perché ogni movimento deve essere coordinato alla perfezione.

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Quanto è impegnativo, anche a livello fisico, uno sport come questo?
Molto impegnativo, sia a livello fisico che mentale. Ci alleniamo tre volte alla settimana, a cui si aggiungono poi le gare e, nei periodi più intensi, anche allenamenti extra per prepararci al meglio. Io lo pratico da circa 14 anni e, con il tempo, ho capito quanto sia fondamentale la preparazione. Non si tratta solo di eseguire una coreografia, ma di avere forza, coordinazione e soprattutto tanta consapevolezza del proprio corpo e di quello delle altre. È uno sport che comporta anche dei rischi, perché ci sono lanci, prese e movimenti in cui la fiducia è totale. Se qualcosa non è perfettamente sincronizzato, può succedere di farsi male. Nel corso degli anni abbiamo avuto diversi infortuni, anche importanti, e questo ti fa capire ancora di più quanto sia necessario allenarsi con attenzione e lavorare come un vero gruppo. Proprio per questo, oltre alla preparazione fisica, conta tantissimo il legame tra le compagne: sapere che puoi fidarti di chi hai accanto è fondamentale per affrontare ogni allenamento e ogni gara.

Quali sono oggi le principali difficoltà per una squadra come la vostra?
Le difficoltà non mancano, soprattutto perché il cheerleading in Italia è ancora uno sport poco conosciuto e questo si riflette su diversi aspetti. Prima di tutto quello economico: gran parte delle spese è a carico nostro, dalle trasferte alle attrezzature, e spesso siamo noi atleti a dover cercare sponsor per riuscire a sostenere i costi. Anche a livello di strutture non è sempre semplice, perché non abbiamo spazi adeguati come quelli che si trovano in altri Paesi dove questo sport è più sviluppato. Ci adattiamo molto, cercando comunque di allenarci al meglio con quello che abbiamo a disposizione. Poi ci sono state anche difficoltà interne alla squadra durante l’anno, che però siamo riuscite a superare proprio grazie alla forza del gruppo. Non è stato un percorso lineare, ma forse è proprio questo che rende il risultato raggiunto ancora più significativo.

Nel tuo percorso c’è anche una storia personale molto importante: quanto ha inciso tutto questo sul tuo modo di vivere lo sport?
È stato un momento che ha cambiato completamente la mia vita, prima ancora che lo sport. Nel 2022 mi sono svegliata una mattina con tutta la parte destra del corpo paralizzata, senza sapere cosa stesse succedendo. Da lì è iniziato un percorso lungo, fatto di visite, accertamenti e tante incertezze. Ancora oggi le cause non sono del tutto chiare e sono in corso ulteriori accertamenti: si tratta probabilmente di una forma rara, che i medici stanno cercando di approfondire, ma che al momento non ha ancora una diagnosi precisa. Per diverso tempo sono stata anche sulla sedia a rotelle e i medici non mi davano molte speranze di recupero. È stato difficile accettarlo, soprattutto perché lo sport era sempre stato una parte fondamentale della mia quotidianità. Con il tempo, grazie a tanto lavoro e al supporto di specialisti, sono riuscita a rimettermi in piedi e a tornare ad allenarmi. Oggi vivo lo sport in modo completamente diverso: ogni allenamento, ogni gara ha un valore che prima forse non riuscivo a cogliere fino in fondo. La vittoria di quest’anno, per me, è qualcosa che va oltre il risultato sportivo: è una rivincita personale, la dimostrazione che, nonostante tutto, sono riuscita a tornare a fare quello che amo. Ancora oggi devo convivere con alcuni fastidi e limitazioni: sia durante gli allenamenti, ma anche nella vita ad esempio, lavoro quasi sempre sulle punte dei piedi per gestire meglio la situazione. È qualcosa che fa ormai parte di me, ma che non mi ha impedito di continuare a praticare questo sport e di rimettermi in gioco.

Greta Bodini

Oltre a essere atleta, alleni anche le più giovani: che esperienza è per te?
È un’esperienza molto bella, perché mi permette di trasmettere quello che ho imparato in tutti questi anni. Alleno una squadra di bambine, le Eagles della società GeA di Domegliara, e vedere il loro entusiasmo è qualcosa di davvero speciale. Sono all’inizio del loro percorso, quindi cerco di farle appassionare a questo sport e di insegnare loro le basi, ma soprattutto l’importanza del gruppo. È bello vedere come, allenamento dopo allenamento, crescano non solo a livello tecnico ma anche come squadra. La squadra è sempre aperta a nuove atlete: chiunque voglia avvicinarsi a questo sport può iscriversi e provare questa esperienza. Per me è anche un modo per restituire qualcosa a questo sport, che mi ha dato tanto. E, allo stesso tempo, è uno stimolo continuo: lavorare con loro mi ricorda ogni giorno perché ho iniziato e quanto sia importante continuare a mettersi in gioco.

Una realtà in crescita, quella del cheerleading, che anche a Verona sta iniziando a farsi conoscere grazie all’impegno di squadre come l’FP Team. Tra sacrifici e passione, il percorso continua, con lo sguardo già rivolto ai prossimi obiettivi. Un cammino che, per continuare a crescere ulteriormente, avrebbe bisogno anche del sostegno di realtà del territorio pronte a credere in uno sport ancora poco conosciuto, ma ricco di potenzialità.

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Alessandro Ceradini
Nato nel 1980 residente al Basson da generazioni, ragioniere diplomato all’Istituto Tecnico Commerciale Lorgna. Lavora al Consorzio di Bonifica Veronese. Adora la compagnia, la buona cucina, viaggiare e passare del tempo con i suoi cani. Oltre a scrivere, grazie alle patenti conseguite, realizza video ed immagini con l’uso di droni.