A Montecitorio, tra i corridoi dove di solito passano decreti e votazioni, il 28 maggio è entrata un’altra materia, più fragile e più concreta: quella delle vite spezzate sull’asfalto e di chi, da quel vuoto, ha scelto di tirare fuori un lavoro quotidiano di prevenzione. È successo con l’accoglienza riservata dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana, a Verona Strada Sicura e a Donatori Nati, in un incontro che ha messo nello stesso quadro famiglie di vittime della strada, soci con disabilità e una filiera di “divise” e professioni che, sulle strade, vedono il dopo dell’incidente e provano a impedirlo prima.
Nella sala della Camera dei Deputati si sono ritrovati, accanto ai volontari, gli agenti della Polizia Stradale, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il personale del SUEM 118 e rappresentanti di Autostrada Brescia-Padova. Il punto di caduta comune è il progetto “Strada Sicura”, presentato come un percorso che mira soprattutto ai più giovani: testimonianze dirette, incontri nelle scuole, educazione civica e prevenzione, con l’obiettivo di far salire la soglia di consapevolezza prima che un comportamento si trasformi in tragedia.
Il messaggio, stavolta, non è rimasto nella cornice istituzionale. Il presidente Fontana ha scelto di tradurlo in parole nette anche sui social: “Ho conosciuto persone che hanno saputo trasformare il dolore in solidarietà e che hanno messo a servizio degli altri la propria professionalità, aiutando soprattutto i più giovani a riflettere sui rischi e sul valore della vita”. È una frase che, letta senza retorica, dice molto della postura di queste realtà: non limitarsi al ricordo, ma usare il ricordo per cambiare comportamenti.
Dentro lo stesso incontro si è intrecciato un secondo filo, apparentemente lontano e invece coerente: la donazione del sangue. Donatori Nati ha rilanciato l’iniziativa “Dal sangue versato al sangue donato”, che unisce cultura della legalità e solidarietà, trasformando il richiamo alle vittime della mafia e ai servitori dello Stato caduti in un gesto concreto capace di salvare vite. Non è un dettaglio di contorno: è un modo per spostare l’asse dalla commemorazione all’azione, dal simbolo alla pratica.
E poi c’è Verona, nominata non come cartolina ma come origine. Fontana ha legato quell’esperienza alla città, rivendicandone le radici e ricordando un traguardo che pesa anche sul racconto di questi giorni: “Sono orgoglioso che un’esperienza così bella nasca dalla mia città, Verona, città dai forti legami di comunità e che nel 2027 sarà Capitale Italiana del Volontariato”. La designazione di Verona come Capitale italiana del volontariato per il 2027 è stata annunciata ad aprile: un riconoscimento che, se vissuto con serietà, chiede contenuti e non passerelle, lavoro e non solo eventi.
Verona Strada Sicura ha ringraziato una lunga catena di interlocutori: la Regione Veneto con la delega della consigliera Elisa De Berti, i vertici dell’Ufficio scolastico regionale e provinciale con Marco Bussetti e Sebastian Amelio, il prefetto Demetrio Martino, la dirigenza della Polizia Stradale con Barbara Barra e Mirella Pontiggia, i Vigili del Fuoco con Giuseppe Lomoro, il SUEM 118 con Adriano Valerio, Autostrada Bs-Pd con l’amministratore delegato Bruno Chiari, fino ad Annarita De Feo di Donatori Nati. È un elenco che, in controluce, racconta la natura del progetto: non una campagna di un giorno, ma un sistema di alleanze che prova a mettere insieme scuola, soccorso, strada e responsabilità.
Il passaggio a Montecitorio, quindi, vale come riconoscimento istituzionale ma anche come promemoria: la sicurezza stradale non è una parola da convegno, è un lavoro che chiede continuità e coraggio, perché tocca abitudini radicate, leggerezze, velocità, distrazioni. E quando sono proprio le famiglie segnate dagli incidenti a portare la voce nelle classi, il tema cambia temperatura: smette di essere astratto, diventa faccia, diventa storia, diventa scelta.
Verona Strada Sicura annuncia che il percorso continuerà nelle scuole e sul territorio scaligero, e qui la misura sarà una sola: quanta prevenzione riuscirà davvero a diventare comportamento, prima che un’altra sirena rompa il silenzio.
L’EDITORIALE DEL BACOLa trappola della denatalità: quando fare un figlio diventa un lusso© 2026 Riproduzione riservata
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