Sciopero dei dipendenti comunali. I Sindacati: “Molte inesattezze ed omissioni”

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Pubblichiamo di seguito il comunicato emesso dai Sindacati CGIL e CISL in merito a quanto dichiarato dal Sindaco a seguito dello sciopero dei dipendente comunali tenutosi lo scorso 22 marzo. E si ritorna nel pieno della polemica.



Sul sito del Comune di Sona è presente una lettera ai Cittadini, riportata anche dalla stampa, con la quale il Sindaco spiega le ragioni dell’Amministrazione Comunale rispetto alle scelte operate ai danni dei dipendenti comunali. Tale lettera riporta inesattezze ed omette fatti.

 

Riteniamo, per una compiuta informazione ai Cittadini, di dover rispondere a quanto affermato dal Sindaco. L’attuale Amministrazione Comunale si è insediata nel mese di giugno 2008 e nel mese di novembre dello stesso anno, senza nessun confronto con i rappresentanti sindacali, ha deciso di sospendere il pagamento di alcune voci di salario (indennità) regolarmente erogate ai dipendenti in base ad un accordo sottoscritto con la precedente Amministrazione (di cui l’attuale sindaco faceva parte in qualità di assessore).

 

Di fatto alcuni lavoratori comunali improvvisamente si sono visti ridotta la retribuzione. Contemporaneamente, ha deciso di ridurre le risorse destinate ad incentivare la produttività di circa 60.000 euro rispetto a quanto stanziato l’anno precedente, comportando così un’ulteriore riduzione della retribuzione dei dipendenti rispetto a quanto percepito l’anno prima.

 

L’Amministrazione, inoltre, pretendeva, nonostante si fosse ad anno praticamente concluso e ad attività e progetti sostanzialmente già svolti, la modifica dei criteri per il pagamento della produttività 2008, decidendo persino chi avrebbe dovuto percepire i compensi e chi no. Il Sindaco nella sua lettera dimentica di dire che le indennità erogate ai dipendenti sono espressamente previste dal contratto nazionale e servono a compensare specifiche situazioni di rischio e/o disagio lavorativo o precise responsabilità assegnate, certamente non inventate dai sindacati, ma frutto di accordi sottoscritti anche dall’Amministrazione Comunale.

 

Dimentica di dire, anche, che i dipendenti del Comune di Sona da anni sono valutati per l’attività che svolgono e che il pagamento della produttività viene erogato solo dopo la verifica dell’effettivo conseguimento degli obiettivi assegnati, verifica svolta dal Nucleo di Valutazione, organismo nominato dall’Amministrazione e non dai sindacati. I dipendenti comunali di Sona vengono da anni costantemente valutati ed i loro risultati misurati, non in forza di leggi dello Stato volute da solerti ministri, ma perché previsto – da anni – dai Contratti Nazionali di Lavoro sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali e dai contratti aziendali sottoscritti anche dai rappresentanti dei lavoratori.

 

Il Sindaco, scordando che anche i dipendenti comunali sono cittadini, lascia intendere che solo una parte di loro protesta, probabilmente motivata da ragioni politiche. E’ sufficiente guardare i dati di partecipazione alle assemblee sindacali, e soprattutto i dati di adesione allo sciopero del 22 marzo, per capire che il malcontento riguarda la quasi totalità dei dipendenti, ovviamente quelli che si sono visti ridurre lo stipendio, chi non ha subito conseguenze dalle decisioni dell’Amministrazione non ha evidentemente di che lamentarsi.

 

La normativa (art. 28 L. 300/1970) avrebbe consentito alle Organizzazioni Sindacali di rivolgersi al giudice del lavoro per ottenere il rispetto delle procedure previste dal contratto, ma si è voluto cercare il confronto con l’Amministrazione. Con lettera della Rappresentanza Sindacale Unitaria del dicembre 2008, motivando nel merito le proprie osservazioni alle decisioni dell’Amministrazione e chiedendo il rispetto dell’accordo esistente quale precondizione, si dichiarava la disponibilità ad affrontare ad un tavolo di trattativa – come previsto dalle norme contrattuali – le richieste di modifica che l’Amministrazione intendeva presentare.

 

A fronte della richiesta dei lavoratori di rispettare gli accordi già sottoscritti e la disponibilità dei rappresentanti sindacali di discutere le richieste dell’Amministrazione per trovare un nuovo accordo, l’Amministrazione ha deciso di mantenere un atteggiamento di chiusura continuando ad assumere decisioni unilaterali. Solo alla fine del mese di febbraio di quest’anno il Sindaco, informalmente, ha presentato alla Rappresentanza Sindacale Unitaria una proposta di chiusura della vertenza, proposta assolutamente insufficiente, oltre che tardiva, e in quanto tale respinta dall’assemblea dei lavoratori.

 

La legge dello Stato di modifica del lavoro pubblico (D.Lgs. 150/2009) richiamata dal Sindaco, diversamente da quanto affermato, è entrata in vigore nel mese di novembre 2009, manca ancora dei decreti attuativi, non è immediatamente applicabile agli enti locali, e, sicuramente, non prevede la riduzione delle risorse da destinare “al miglioramento dei servizi ed all’incentivazione della produttività”. La riduzione delle risorse è una precisa decisione dell’Amministrazione Comunale.

 

Non si comprende, peraltro, come la riduzione delle “risorse per il miglioramento dei servizi” possa contribuire a migliorare i servizi ai cittadini, certamente, però, peggiora le retribuzioni dei dipendenti. La volontà di cercare, nell’interesse dei lavoratori, un confronto con l’Amministrazione Comunale è stata dimostrata anche in occasione della proclamazione dello sciopero.

 

Lo stato di agitazione del personale è stato dichiarato formalmente il 3 marzo. Il termine previsto dalla legge per esperire il tentativo di conciliazione da parte del Prefetto era il 7 marzo, lo sciopero è stato proclamato il 10 marzo. Nonostante, rispettando le procedure di legge, lo sciopero fosse già stato proclamato, Organizzazioni Sindacali e rappresentanti dei lavoratori si sono presentati alla convocazione del Prefetto il 15 marzo per tentare una conciliazione ed evitare così lo sciopero, l’Amministrazione Comunale invece ha deciso di non presentarsi. Nessuna risposta alle richieste dei lavoratori è arrivata, quindi, dall’Amministrazione Comunale.

 

Una risposta è arrivata, però, da un partito – la Lega Nord – che alla vigilia dello sciopero ha diffuso un volantino con il quale attaccava pesantemente i dipendenti comunali, dimentico che quei dipendenti sono lavoratori ed anche mogli e mariti di altri lavoratori, magari in cassa integrazione o senza un posto di lavoro da quel partito considerato “privilegiato”.

 

Evidentemente gli slogan di Brunetta valgono anche per Sona: i lavoratori del Comune sono solo un costo per l’Amministrazione, non sono persone che quotidianamente, indipendentemente dal colore politico di sindaci e giunta, contribuiscono a far sì che i cittadini usufruiscano al meglio dei servizi, di quei servizi che i politici puntualmente in campagna elettorale rivendicano come successi propri.

 

Considerato l’atteggiamento e viste le scelte operate dall’attuale Amministrazione, è forte l’impressione che dietro al facile slogan “premiare chi merita impegnandosi di più”, ci sia, nemmeno molto nascosta, la volontà di risparmiare sui servizi ai cittadini e di “premiare” non chi lavora meglio, ma chi si vuole.

 

I Cittadini di Sona sappiano che queste Organizzazioni Sindacali non sono disponibili ad avallare simili scelte. I lavoratori del Comune di Sona continueranno, come hanno sempre fatto, a prestare la loro attività al meglio per garantire ai Cittadini quei servizi che l’Amministrazione Comunale vorrà erogare.

CGIL FP – CISL FPS
Segreterie di Verona
Mariapia Mazzasette – Giancarlo Zenatti