Mille Miglia a Villafranca, un rito collettivo per veri appassionati di motori

Sono le 8.30 di sabato 15 giugno, la sveglia mi ricorda che è ora di accendere il mio sistema operativo denominato cerebro e di darmi una mossa, alle 10.30 si deve partire in direzione Villafranca, ove la Mille Miglia fa tappa al Castello Scaligero per l’ultimo giorno di gara e si avvia alla conclusione a Brescia lo stesso giorno.

Mi metto a tracolla il borsello stracolmo di dicansi generi di prima necessità (portafoglio, occhiali da sole, cellulare e carica batteria portatile) e, mentre papà ci accompagna in macchina fino alla destinazione, permettetemi di introdurvi brevemente alla cosiddetta “corsa più bella del mondo”: ideata nel 1927 dai “Quattro moschettieri” di Brescia, il giornalista Giovanni Canestrini ed i piloti Franco Mazzotti, Aymo Maggi e Renzo Castagneto, la Mille Miglia nasce come gara di velocità in linea con partenza ed arrivo a Brescia e passaggio obbligatorio per Roma.

Lunga l’equivalente di circa 1600 km, la “prima” Mille Miglia viene cancellata nel 1957 in seguito al tragico incidente di Guidizzolo in cui persero la vita undici persone ma rivive dal 1977 sotto forma di gara di regolarità a cui possono partecipare solo vetture che hanno concorso nel precedente formato di Mille Miglia ed entro il 1957.

Siamo all’altezza della splendida Villa Giusti de Giardino in Località Guastalla quando vediamo arrivare in direzione opposta a tutta birra un trenino di vetture storiche tra cui la verdissima BMW 328 Roadster ufficiale del Museo dell’Elica Biancoblù che papà non stenta a riconoscere (quando lavorava in BMW Italia ha partecipato come coordinatore dell’assistenza tecnica a sei Mille Miglia, negli anni in cui la storica “coppia d’oro” Giuliano Cané-Lucia Galliani le stravinceva, NdR), la gente si è già accalcata ai lati della strada e, arrivati alla rotonda davanti alla Cantina di Custoza, è una festa per gli occhi ed il cuore.

C’è gente ovunque pronta a godere delle meraviglie che gli passano sotto il naso. Sarebbe un’occasione persa, a questo punto, non fermarci e partecipare anche noi a questa gioia collettiva perciò, una volta parcheggiata la nostra MINI a bordo strada, prendiamo posto all’ombra di un albero, estraggo il mio telefono ed inizio a riprendere lo spettacolo.

Fiat, Alfa Romeo, MG, Lancia, Bugatti, Cisitalia, Maserati, Ferrari, Porsche, Aston Martin, AC, una vagonata e mezza di BMW 328, Jaguar XK120 e 140, Mercedes-Benz 300 SL “Ali di gabbiano”…ah! Questo è il paradiso! È un tripudio di sorrisi a trentadue denti, saluti e pollici alzati, capolavori di stile a quattro ruote, clacson bitonali e rombi celestiali (si ringraziano in particolare Ferrari e Jaguar con scarichi rigorosamente aperti) e quel fortissimo odore di “benza” senza filtri o censure, tanto deleterio da respirare quanto delizioso da assaporare (non troppo a lungo).

L’orologio segna le 12, visto l’alto numero di vetture che sono passate finora comincio a sospettare di aver malcompreso la scansione oraria e soprattutto lo svolgimento della tappa (ero convinto che le vetture si sarebbero intrattenute fino alle 15 al Castello, quando in realtà alle 3 del pomeriggio la gara è bella che terminata in Brescia, non per niente le vetture viaggiavano in quella direzione). Papà ed io decidiamo quindi di dirigerci verso il centro di Villafranca, approfittando di un momento di tranquillità per non incorrere in nessuna preziosa vettura sulla strettissima strada tra la Cantina e l’ingresso della città.

Parcheggiamo in via Tione, attraversiamo Viale Nino Bixio ed arriviamo dinanzi al Castello ove si è raccolta gran parte della comunità Villafranchese e non. Una volta “salvata” una bandierina col celebre logo della freccia rossa recante la scritta “1000 MIGLIA” che sarebbe altrimenti svolazzata via, scoviamo un posto perfetto appena dietro l’arco metallico che segnala la partenza, adornato da dieci “Cinquini” ai lati, situato all’inizio di Corso Vittorio Emanuele.

Altra festa, altri sorrisi a trentadue denti, saluti e pollici alzati, capolavori di stile a quattro ruote, clacson bitonali e rombi celestiali e meno odore di “rossa” (andavano piano). Eccone alcune: Alfa Romeo Giulietta Sprint, tre Alfa 1900 CSS Touring (le voglio tutte…), “Ferraroni”, Porsche 356 a non finire, Abarth, Jaguar, una Borgward, Lancia Aurelia, Lotus 11 rasoterra, Mercedes nuove e meno nuove (tra cui la SLS Black Series dello Youtuber inglese Tim Burton detto Shmee).

È la Porsche 356A Coupé numero 410 a concludere questa parata delle meraviglie, la folla comincia a diradarsi ed anche i dieci Cinquini sopracitati iniziano a lasciare le loro postazioni. La giornata si avvia alla conclusione anche per noi, non prima però di aver visto in prima persona la nuova Lancia Ypsilon in esposizione (e constatare che non è affatto male al contrario dei pregiudizi popolari) e girovagato mezza Villafranca alla ricerca di una piadineria (senso dell’orientamento traditore). Ora vogliate scusarmi ma vi devo lasciare, sta arrivando la mia “squacquerone-salmone affumicato”. Alla prossima edizione.

Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).