Migranti a Sona: quello che c’è da sapere (per ora) dopo l’ultimo Consiglio comunale

Il cuore del Consiglio comunale di mercoledì 1 marzo scorso è stata la discussione relativa alla gestione dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale. Presenti la Giunta e tutti i Consiglieri, sia di maggioranza sia di minoranza; la Sala consiliare era piuttosto gremita.

La discussione ha coinvolto nelle file della maggioranza il Sindaco Mazzi, gli Assessori Bianco, Caltagirone e Dal Forno, e il Consigliere Bellotti. Sono intervenuti, inoltre, tutti i Consiglieri di minoranza eccetto Barbaro (il nuovo Consigliere del M5S di Sona, LEGGI IL SERVIZIO) e Furri della Lega Nord, il quale ha preferito non esprimere il proprio pensiero e lasciare la parola al pubblico, nonostante le sollecitazioni del Presidente del consiglio Merzi, del Vicesindaco Caltagirone e del Consigliere Bellotti.

Conclusosi il Consiglio, ha avuto il proprio spazio di testimonianza anche la cooperativa Spazio Aperto, grazie agli interventi della presidente Lucia Zanoni ed Eleonora Rizzo, responsabile dell’immigrazione. Numerosi anche gli interventi del pubblico.

Ma andiamo con ordine. Il sindaco Mazzi ha introdotto il tema leggendo la lettera scritta al Prefetto il 17 febbraio scorso. È stato sottolineato che l’Amministrazione ha incontrato varie realtà del territorio sonese, associazioni, parrocchie, e anche con la cooperativa Spazio Aperto, che a maggio darà avvio al progetto CAS (Centro Accoglienza Straordinaria).

Il CAS sopperisce le mancanze di posti nelle strutture di accoglienza ordinarie predisposte dagli enti locali. I luoghi destinati al CAS sono individuati dalle prefetture in convenzione con cooperative, associazioni e strutture alberghiere; la permanenza è limitata al tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente nelle strutture seconda accoglienza, e l’evidenza empirica dimostra che è pari ad almeno due anni. Il progetto apparentemente non prevede un limite di numero di rifugiati.

La cooperativa Spazio Aperto sta infatti ristrutturando un immobile a due piani in Via Pelacane a Lugagnano, che sembra destinato ad ospitare minori e mamme incinte o con bimbi piccoli (LEGGI IL SERVIZIO). Il Comune ha chiesto di poter accogliere anche mamme italiane in difficoltà.

Il progetto CAS – spiega il primo cittadino – non prevede il coinvolgimento diretto del Comune, dato che se ne occupano solamente la prefettura col privato, ovvero, nel nostro caso, la cooperativa Spazio Aperto. Un intervento diretto del Comune si verificherebbe con lo SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati).

Lo SPRAR prevede l’accoglienza di stranieri pari al 3 per mille della popolazione locale: per Sona si parlerebbe di 54 richiedenti asilo. In questo 3 per mille, tuttavia, sono esclusi gli stranieri accolti attraverso il progetto CAS. Tutti i progetti territoriali del Sistema di protezione, all’interno delle misure di accoglienza integrata, oltre a fornire vitto e alloggio, provvedono alla realizzazione di attività di accompagnamento sociale, finalizzate alla conoscenza del territorio e all’effettivo accesso ai servizi locali, fra i quali l’assistenza socio-sanitaria. Sono inoltre previste attività per facilitare l’apprendimento dell’italiano e l’istruzione degli adulti, l’iscrizione a scuola dei minori in età dell’obbligo scolastico, nonché ulteriori interventi di informazione legale sulla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e sui diritti e doveri dei beneficiari in relazione al loro status. L’adesione allo SPRAR richiede che il co-finanziamento minimo da parte degli enti locali sia pari al 5% del costo del progetto; il contributo locale può avere natura economica, di risorse, o di entrambe le tipologie.

Nei vari incontri fatti col prefetto – prosegue il sindaco Mazzi – a noi Sindaci non è mai stata posta la domanda “Profughi: sì o no?”, ma “Profughi: come?”. È, pertanto, importante operare nel bene di questo progetto, dato che, qualora non vengano prese decisioni, sarà qualcun altro (la prefettura n.d.r.) a decidere. Non abbiamo ancora preso una decisione, stiamo ancora dialogando con varie realtà del territorio e con la cooperativa. Sottolineo che le situazioni in sospeso non ci piacciono e che l’indecisione o non risposta, comunque, non appartengono a questa giunta. Non si tratta di una questione politica: noi sindaci siamo comunque chiamati a rispondere al Prefetto di Verona, che rappresenta il Ministero degli interni.

Successivamente prende la parola la minoranza comunale che, oltre a fare delle proposte, solleva qualche polemica nei confronti della maggioranza.

Il Consigliere Flavio Bonometti della lista civica Progetto Comune propone di creare un gruppo di lavoro di natura tecnica composto da membri del Consiglio e di associazioni e altre realtà del territorio al fine di dare una risposta rapida. Proposta, peraltro, condivisa dal Consigliere Enrico Cordioli nel suo intervento successivamente.

Il Consigliere Moletta della Lista Tosi per Sona, invece, mette in dubbio la natura della normativa, che può subire delle modifiche o degli aggiornamenti dal governo centrale. Al netto di tale rischio, tuttavia, considera lo SPRAR come “male minore”, e propone di aderire secondo il modello del Comune di Santorso, in provincia di Vicenza: si tratta di uno SPRAR allargato a più Comuni, che permette una maggior sinergia e collaborazione.

Una volta che i profughi si siano stabiliti – conclude Moletta – occorre creare un’occupazione per loro, senza dimenticare che anche a Sona c’è chi sbarca il lunario. Si parla di esseri umani, è giusto e necessario che tutti, italiani e stranieri, abbiano la stessa dignità.

Successivamente – dopo un breve intervento del Consigliere del Gruppo Misto Vittorio Caliari, che ha puntato il dito contro alcune normative sbagliate presenti in Italia, anche su questo argomento – riprende la parola il sindaco Mazzi, il quale conferma che una possibile strada da seguire sia l’adesione ad uno SPRAR allargato a più Comuni limitrofi.

Nell’intervento del Consigliere di minoranza Enrico Cordioli del Partito Democratico e di Nuove Prospettive viene confermato l’interesse per l’iniziativa proposta da Bonometti, consistente nella creazione un gruppo di lavoro finalizzato a questo tema. Cordioli, inoltre, muove delle critiche verso la maggioranza comunale che, a suo parere, avrebbe dovuto organizzare questo Consiglio di discussione aperto alla cittadinanza molto prima, dato che prime lettere dalla Prefettura al Sindaco sono state ricevute lo scorso novembre.

L’incontro organizzato venerdì scorsoprosegue Cordioli – è stato molto utile e soddisfacente, in quanto i cittadini hanno avuto occasione di avere un primo approccio alla questione immigrazione e sentire più punti di vista diversi da parte di politici locali e il pubblico. Concludo il mio intervento affermando che, a mio avviso, l’integrazione negli hotel o in un unico luogo è sbagliata: occorre evitare il più possibile il fenomeno di “ghettizzazione”.

Il fatto di evitare l’accoglienza negli hotel è condiviso anche dall’Assessore Gianmichele Bianco, il quale ribadisce l’importanza di trovare una scelta di equilibrio ed evitare assolutamente gli estremismi.

Equilibrio tra sapere che la migrazione esiste, ma deve anche esistere la protezione della mia gente. – conclude Bianco – E sapete perché? Perché noi tutti non possiamo controllare nulla di questo fenomeno. Con le doppiette certo no, concordiamo vero? Forse con i muri? Che facciamo, un muro attorno all’Hotel che ospita 90 di questi migranti e rifugiati e che ogni giorno vanno in bici nei paesi vicini? Trovare equilibrio significa avere chiaro cosa si pensa per comprendere le diverse posizioni. È nostro dovere dare risposte senza sfumature: questo è quello che ci chiedono i cittadini, questo è essere Leader.

Il Consiglio si è concluso di lì a poco: gli ultimi interventi degli assessori Caltagirone e Dal Forno hanno evidenziato l’importanza del Consiglio comunale anche nella forma di discussione, e che la scelta dello SPRAR con più Comuni è potenzialmente fattibile per l’amministrazione.

Riassumendo: l’amministrazione ha davanti tre possibili alternative: CAS (senza un apparente limite di rifugiati), SPRAR (limite del 3 per mille degli abitanti del Comune) e SPRAR allargato (la cui normativa non è definita). Se l’Amministrazione perseguisse la terza opzione, non verrebbe conciliata la perplessità sollevata dallo stesso assessore Bianco (e precedentemente da Cordioli): l’accoglienza di richiedenti asilo da parte di più Comuni comporterebbe la gestione di grandi numeri di persone, che difficilmente troveranno una collocazione omogenea sul territorio; al fine di affrontare numeri tanto grandi (il 3 per mille applicato ad ogni Comune aderente), saranno, infatti, privilegiate le strutture più importanti (ad esempio hotel, residence, eccetera), e diventerebbe arduo il contrasto al fenomeno della “ghettizzazione”.

L’amministrazione non ha esplicitamente espresso quale opzione perseguire, anche se sembra preferire la terza ed, eventualmente, coinvolgere la cooperativa nel progetto di SPRAR allargato.

Terminato il Consiglio, sono state invitate Lucia Zanoni ed Eleonora Rizzo a presentare la cooperativa Spazio Aperto. La cooperativa, che è anche originaria di Sona, gestisce il fenomeno dell’accoglienza e dell’immigrazione da ottobre 2014, e come recita l’articolo della Legge 381/91 “ha lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi.”

La cooperativa gestisce l’accoglienza di persone richiedenti asilo insieme alla Prefettura e all’albergatore (ovvero, il gestore della struttura). Spazio Aperto riceve dallo Stato per ogni straniero (non minore) 5 euro, più 2,50 destinati al richiedente asilo; l’albergatore riceve 27,50 euro, più IVA, per migrante.

La struttura acquistata dalla cooperativa è di due piani, 160 metri per piano ed in grado di ospitare 10 persone per piano.

Da quando il richiedente asilo si stabilisce sul territorio – spiega Eleonora Rizzo – passa circa un anno prima che venga ricevuto dalla commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato. Lo status è riconosciuto a circa il 10% dei richiedenti asilo. Coloro i quali non hanno ricevuto il riconoscimento, hanno la facoltà di fare ricorso.

Tra il pubblico è intervenuto l’ex Sindaco Gualtiero Mazzi della Lega Nord, il quale ha esordito esprimendo il proprio rammarico per non aver ricevuto alcun riscontro dalla cooperativa in occasione dell’evento organizzato dalla minoranza sopra citato; inoltre, ha confermato che la Lega Nord di Sona si oppone sia allo SPRAR sia al CAS.

Il Comune – spiega Gualtiero Mazzi diventerebbe co-obbligato dello Stato e rappresenterebbe la parte contrattualmente debole, come ben dimostrano i fatti spesso riportati dai mass media: nel Beneventano un Sindaco è venuto a conoscenza di progetti CAS già iniziati nel suo Comune, senza alcun preavviso. I costi economici (e sociali) sarebbero aggiuntivi e a carico nostro, in quanto, ricordiamo, possiamo proporre ai richiedenti asilo qualsiasi offerta di lavoro gratuita per favorire l’integrazione, ma loro rimangono sempre liberi di non accettare.

Dello stesso stampo anche un portavoce del movimento Verona ai Veronesi, che solleva il problema della sicurezza pubblica legato alla presenza di cittadini stranieri sul territorio. L’intervento si è tuttavia svalorizzato in quanto è scaduto in una terminologia volgare e di cattivo gusto, suscitando sdegno e fastidio a gran parte del pubblico.

Due successivi interventi si sono distinti per antitesi rispetto ai due precedenti:

Evitare l’accoglienza non risolve certamente il problema dell’immigrazione; – asserisce Nora Cinquetti, Rettore dell’Università Popolare di Sona  sul tavolo ci sono questioni concrete che riguardano persone vere, non oggetti, pertanto un determinato linguaggio è inaccettabile.

Interviene in seguito Alfredo Forlin che pone l’accento sulla responsabilità che abbiamo noi cittadini verso questo fenomeno, calato sì dall’alto, ma che ci richiede pragmatismo, buonsenso e sensibilità:

Quando in un futuro più o meno lontano i richiedenti asilo torneranno nei loro Paesi d’origine, dovranno conservare un bel ricordo di Sona. E ciò dipende sia dagli Amministratori sia da noi cittadini.

L’ultimo intervento della lunga ed intensa serata è stato fatto da Edgardo Pesce, segretario della Lega Nord di Sona, che, come aveva già affermato sulla pagina Facebook della Lega (immagine sotto), ha asserito che “il sindaco vuole far arrivare a Sona ‘presunti profughi’“, avendo consentito alla cooperativa Spazio Aperto di poter avviare un progetto CAS.

Queste affermazioni hanno provato che anche a Sona su un tema così complesso circola una certa dose di disinformazione a riguardo: sia il Sindaco sia il Presidente del Consiglio Merzi hanno successivamente ribadito che si è trattata, infatti, di una serata di discussione e confronto e che non è stata espressa alcuna decisione né volontà.

Inoltre, – conclude Merzi – non era compito né dell’Amministrazione né della Giunta né del sindaco dare il permesso a Spazio Aperto di acquistare e ristrutturare l’immobile in via Pelacane a Lugagnano: di ciò se ne sono occupati gli uffici comunali ed è stato svolto tutto secondo la legge.

Per consultare la normativa relativa allo SPRAR, CLICCA QUI; riguardo al CAS, CLICCA QUI.