Memoria ed invecchiamento

Le persone anziane lamentano spesso la “perdita” della memoria: effettivamente questa funzione cognitiva – che consiste nella capacità del cervello di conservare informazioni – è una delle più comunemente colpite durante l’invecchiamento. È importante per prima cosa distinguere quando questo problema è il sintomo di qualcosa di più grave e quando invece è parte del normale processo di invecchiamento.

Nel primo caso il disturbo è persistente e progressivo, cioè si osserva spesso e in misura sempre maggiore, fino a rendere la persona non autosufficiente, perchè può arrivare a lasciare il gas acceso, oppure a dimenticare la strada di casa, o che prima ci si mette le calze e poi le scarpe. Il problema in questo caso è un campanello di allarme che suggerisce l’esistenza di una patologia come la demenza (la demenza di Alzheimer, solo per citare una delle più conosciute), ed è necessario indagare questa possibilità attraverso le appropriate valutazioni neuropsicologiche.

Nel secondo caso invece si osserva solo una normale, anche se più accentuata rispetto a prima, smemorataggine: non ci si ricorda immediatamente cosa si è mangiato a pranzo, o dove è successo un determinato fatto di cronaca. In questo caso si tratta semplicemente di un fisiologico deterioramento della memoria conseguente all’invecchiamento cerebrale. Con l’invecchiamento infatti, nel cervello si assiste ad una riduzione di numero e volume sia delle cellule nervose (i neuroni) sia dei collegamenti tra queste (le sinapsi), e questo causa un generale indebolimento della memoria e di altre funzioni, sia cognitive che motorie.

Quindi è vero, oggettivamente, che la memoria declina con l’età, ma è sbagliato trascurare un disturbo di questo tipo solo perchè è ritenuto inevitabile, incurabile e irreversibile: anche la memoria può continuare a funzionare bene se la si aiuta e se si sa come funziona.

Come si diceva all’inizio, la memoria è la capacità di conservare informazioni. Banalmente, l’informazione, per poter essere conservata e richiamata (“ricordata”) quando serve, deve prima essere percepita e immagazzinata. Se l’informazione non viene immagazzinata nel modo corretto, successivamente non potrà essere nè conservata nè richiamata. Quando si parla di problemi di memoria negli anziani non si considera per esempio che queste persone hanno spesso problemi legati agli organi di senso (vista, udito) che rendono più difficile la prima fase di percezione e immagazzinamento di nuove informazioni: se non sento o non capisco bene una notizia al telegiornale, è evidente che non me la potrò ricordare.

Anche il livello di attenzione è molto importante: quante volte ci capita, per esempio, di non ricordare il nome di una persona che ci è appena stata presentata? Anche in questo caso il problema non è di memoria, ma di mancato immagazzinamento dell’informazione: semplicemente mentre l’altra persona ci stava dicendo il suo nome noi eravamo distratti per esempio dal suo aspetto fisico o dalla sua stretta di mano e non abbiamo prestato abbastanza attenzione al nome. È sufficiente, per esempio, ripetere il nome subito dopo averlo sentito per aumentare la probabilità che questa informazione venga immagazzinata e quindi conservata in modo tale da essere disponibile quando serve.

Questo semplice accorgimento, e tanti altri quali l’usare un’agenda o individuare un posto della casa in cui mettere gli oggetti che non si possono dimenticare come le chiavi (solo per fare qualche esempio) valgono per tutti ma ancora di più per le persone anziane, le quali possono imparare a contrastare gli effetti del fisiologico indebolimento della memoria e vivere più serenamente.

Paola Spera
Nata a Verona il 3 febbraio 1981. Originaria di Lugagnano, lavora come psicologa psicoterapeuta. Collabora con il Baco dal 2010.