Meglio crescere in provincia? Lo dice un neuropsichiatra

Un articolo apparso su L’Arena di giovedì 13 gennaio scorso recensisce un libro da poco scritto dal neuropsichiatra infantile Pajno Ferrara nel quale l’autore sostiene, dati scientifici alla mano, che i bambini cresciuti in provincia sarebbero più sciegli dei loro coetanei cresciuti in città. “Il tipo di vita dei ragazzi di provincia – scrive lo studioso – è decisamente vantaggioso per lo sviluppo psicofisico perché c’è più contatto con la natura rispetto ai bambini costretti a vivere in città, sempre fra le mura di casa, con i genitori terrorizzati dal pericolo del traffico”.

 

Secondo il neuropsichiatra i bambini di provincia soffrono meno di disturbi nell’apprendimento e di relazione sociale più diffusi invece nei ragazzi metropolitani. E questo perché in città le possibilità di conoscersi, misurarsi e sperimentarsi sono notevolmente precipitate, quasi azzerate. Molti ragazzi che vivono la loro vita fra scuola e condominio – chiarisce il medico – quando escono all’aperto e incrociano altri passanti, vanno loro addosso, inciampano e assumono sovente atteggiamenti disarticolati. Non sono maleducati, sono solo goffi perché sono stati abituati ad essere trasportati come pacchi postali dalla palestra alla piscina alla scuola. E hanno così perduto il rapporto spaziale con il mondo esterno. Madri padri e nonni conducono i pargoli fino alla porta d’ingresso della scuola, del club, dell’associazione o del centro sportivo. E non li mollano nemmeno un metro prima. In campagna ognuno si arrangia di più. C’è più autonomia. Insomma nella grande provincia che circonda Verona i piccoli vivono una sperimentazione più autonoma con se stessi e con gli altri e se corrono in un prato, quando inciampano e cadono, poi si rialzano e ricominciano a correre”.

 

Ecco di seguito un commento scritto per Il Baco da Seta da di alcuni studenti del Liceo Medi di Villafranca.

 

In provincia ce la caviamo da soli 

di Silvia Fruncillo, Filippo Pacchioni, Maurizio Pireddu, Mirco Stefanoni 

 
Avendo noi per primi trascorso la nostra infanzia in cittadine di provincia, non possiamo che trovarci d’accordo con i risultati prodotti dalla ricerca del professor Ferrara. Possiamo considerare in primo luogo quanto la formazione dei bambini sia differente in città rispetto alla provincia e quanto incida nella crescita degli stessi.

 

I giovani di età preadolescenziale provenienti dal mondo extraurbano vivono esperienze che i loro pari del mondo cittadino non riuscirebbero a provare in egual misura. Queste, come ha specificato l’esperto neuropsichiatra, giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo dei più piccoli. I giovani cittadini mostrano una maggiore difficoltà nell’aprirsi a nuove situazioni che non sono abituati ad affrontare, mentre i provinciali hanno una più ampia elasticità mentale nello scontrarsi con i cambiamenti e con ciò che non vivono ogni giorno.

 

I genitori di provincia, inoltre, danno maggiore libertà ai ragazzi perché gli spazi sono più ridotti rispetto alla città e i pericoli sono “minori”. Questo induce gran parte dei giovani provinciali a “cavarsela” da soli. Nelle città, invece, i ragazzi sono molto più controllati e posti sotto le attenzioni dei loro genitori, sempre intimoriti dai rischi in cui questi possono incorrere. Ciò li costringe, quindi, a restare per lungo tempo sotto l’ala protettiva della loro famiglia, venendo così poco a contatto con le reali difficoltà che li circondano.

 

Tale modo di crescere ha come conseguenza che la scarsa abitudine degli adolescenti di città ad affacciarsi a un nuovo palcoscenico, porta loro a soffrire più complicazioni rispetto agli adolescenti di provincia. Rende bene il nostro pensiero la frase dell’articolo: “i piccoli vivono una sperimentazione più autonoma con se stessi e con gli altri e se corrono in un prato, quando inciampano e cadono, poi si rialzano e ricominciano a correre”.