Maturità per i ragazzi di Sona: il tema sulle donne, con brani della poetessa De Cespedes e della scrittrice Banti

E’ iniziata oggi con la prima prova la maturità 2016, che coinvolge anche le ragazze ed i ragazzi del Comune di Sona.

Interessante il tema storico proposto, che ha come protagoniste le donne e prende spunto da due brani, uno della poetessa e partigiana Alba de Cespedes e l’altro di Anna Banti, l’autrice del romanzo Artemisia. Un argomento di vasta portata, che merita una riflessione.

In Italia oggi le donne intraprendono di frequente professioni nel campo del giornalismo e dominano in quello dell’insegnamento, dall’Infanzia alla Secondaria, mentre sono meno presenti ai vertici delle università; inoltre, rappresentano la categoria più vasta dei lettori moderni.

Tuttavia, se esiste un numero elevatissimo di donne lettrici, non si può dire che lo sia altrettanto quello delle donne scrittrici.

Benchè le pagine più belle della poesia italiana siano state ispirate dal fascino del gentil sesso, il terreno letterario nazionale è stato ampiamente dominato da nomi maschili. Per tantissimo tempo le autrici non solo sono state in inferiorità numerica, ma la loro voce è stata fatta passare sotto silenzio. Tuttavia, dalla fine dell’Ottocento in particolare, di penne femminili che hanno denunciando la condizione di subordinazione al maschio ce ne sono state e risultano significative soprattutto perché costituiscono per la società del tempo un modello forte di lotta per l’emancipazione.

Tra le prime esponenti in Italia di una letteratura femminista c’è Sibilla Aleramo (1856–1960), conosciuta soprattutto per “Una donna” e “Un amore insolito”. Il suo impegno si concretizzò nella partecipazione a manifestazioni per il diritto di voto e per la lotta contro la prostituzione. Cercò anche di svincolare la donna dal ruolo tradizionale di madre e moglie e dal suo sentirsi in colpa se rifiutava il matrimonio e la maternità.

Matilde Serao (1856-1927), prima donna in Italia ad aver fondato un quotidiano, fu autrice di novelle e romanzi in cui descriveva il problema dell’identità femminile, il rapporto con il mondo del lavoro e il ruolo della madre. Pur raccontando così bene l’animo femminile, rifiutò l’etichetta di “femminista”.

Alcune donne, come lei, divennero  personalità di spicco ed ottennero anche riconoscimenti importanti, addirittura il Nobel, come accadde nel caso di Grazia Deledda (1871- 1936), la cui produzione dedicata alla Sardegna contiene una riflessione sull’identità femminile all’interno di quella legata al mondo degli oppressi.

Natalia Ginzburg
Natalia Ginzburg

Dopo questa prima generazione di scrittrici, si affacciano sulla scena letteraria italiana figure come Natalia Ginzburg ed Elsa Morante. La Ginzburg  (1916-1991) ne “La condizione femminile” scriveva: “Condivido […] tutto quello che chiedono i movimenti femminili. Condivido tutte o quasi tutte le loro richieste pratiche. Non amo il femminismo come atteggiamento dello spirito… penso che tutte le lotte sociali debbano essere combattute da uomini e donne insieme. […] [Il femminismo] parte invece dal presupposto che le donne, benché umiliate, siano migliori degli uomini. Le donne non sono in realtà né migliori né peggiori degli uomini. Qualitativamente, sono uguali.” Sembra ovvio e del tutto logico ritenere uomini e donne uguali, ma nella realtà di tutti i giorni la verità è un’altra.

Molte autrici come la Ginzubrg erano consapevoli che i loro scritti non erano considerati allo stesso livello di quelli prodotti da uomini, che risultavano maggiormente apprezzati e vendevano di più. Molte scrittrici cercarono allora di essere meno sentimentali, perché le loro opere potessero essere stimate tanto quanto quelle dei loro colleghi maschi.

Elsa Morante (1912-1985), considerata una delle più grandi romanziere del Novecento con capolavori come “L’isola di Arturo”, “Menzogna e sortilegio” e “La storia”, indagò soprattutto il ruolo della maternità nella vita di una donna.

Dacia Maraini
Dacia Maraini

Altra autrice significativa è Dacia Maraini (1936), che ci ha lasciato figure femminili indimenticabili nei suoi romanzi  più famosi, come “L’età del malessere” o “La lunga vita di Marianna Ucrìa”. Quando le venne chiesto che ruolo pensasse avessero avuto le donne nella letteratura, affermò che “per lungo tempo le scrittrici hanno rifiutato di parlare di scrittura femminile perché con questa definizione si indicava la scrittura della sentimentalità, una letteratura consolatoria e quindi mancante di energia e profondità. In realtà non esiste uno stile femminile, esiste semmai un punto di vista, una soggettività storica (che non ha niente a che fare con la biologia) della donna e quindi della donna che scrive”. Ha sostenuto in un’intervista che il momento più difficile arriva per una donna quando entra nel mondo del lavoro e si costruisce una famiglia.

Doveva saperlo bene anche Oriana Fallaci (1929-2006), che lottò per affermarsi nel mondo del giornalismo italiano, superando pregiudizi e divenendo la prima donna italiana inviata di guerra. I suoi reportage la resero famosa in tutto il mondo. Sulla condizione femminile si è espressa senza mezzi termini in romanzi come “Penelope alla guerra”, “Lettera ad un bambino mai nato” e “Il sesso inutile”.

Infine, dopo giornaliste, romanziere e saggiste, non si può non ricordare Alda Merini (1931-2009) la “piccola ape furibonda” dei Navigli, profonda conoscitrice dell’animo femminile, che attraverso le sue poesie fa emergere inquieto, libero, anticonformista, irriverente.