Maturità, esami di terza media e qualità dello studio: un dibattito sempre più aperto

Nel nostro Paese la scuola è generalmente configurata su un modello che prevede di dedicare tempo allo studio extrascolastico, al di fuori del tempo scuola. Giusto? Sbagliato? Non entro nel merito, ma mi limito a dire cosa prevede il modello ordinario.

Lo studio non è “un di più”, ma è un “di cui” del tempo scuola ordinario. Allo studente viene richiesto che una parte del processo di apprendimento sia anche autonoma: che una parte sia mediata dagli insegnanti e una parte si svolga in autonomia. Sono due momenti distinti che convergono però verso il medesimo e più ampio processo di apprendimento.

Esistono all’estero, ma trovano sempre più sostenitori anche in Italia, modelli che prevedono approcci diversi, dove lo studio si ribalta e i ragazzi seguono le lezioni da casa mentre a scuola si svolgono i compiti (due momenti anche qui); oppure dove una volta finita la scuola tutto termina fino al giorno dopo, senza più studio pomeridiano (entrambi i momenti a scuola). Oppure ancora dove i ragazzi non vanno a scuola ma imparano stando a casa (entrambi i momenti).

Si tratta modelli moderni ed estremamente inclusivi che offrono strade alternative a quella ordinaria, interessanti perché si impara anche fuori dalle mura scolastiche dove, da soli o in gruppo, e ognuno nel rispetto dei propri tempi, si ha modo di realizzare esperienze di apprendimento attivo, che verranno poi continuate con compagni e docente in classe.

Qui realmente si possono aprire molti dibattiti, ma non credo si riesca ad uscire con “la verità” sull’esistenza “del modello perfetto”. Credo che una caratteristica che accomuna i tanti approcci a quello ordinario sia l’impegno chiesto allo studente.

Impegno chiesto in modi e dosi diversi, ma pur sempre di impegno si tratta: desiderare di conoscere, di imparare e di mettersi in gioco. In una parola la motivazione ad apprendere.

Credo sia proprio la motivazione umana ad essere la chiave di volta e la garanzia di successo di qualsiasi approccio didattico: quando lo studente sa perché sta studiando, ed è libero di affrontare lo studio coi propri tempi e modi, si sentirà spinto ad esprimere le proprie idee, nella consapevolezza che sta facendo un lavoro utile per sé e per gli altri.

A mio parere il momento dello studio individuale deve esistere e deve essere significativo.

Certo oltre alla scuola deve esserci il tempo anche per lo sport, per la musica e per la socializzazione, importanti per poter essere “multidisciplinari” e “multi attivi”. Il problema nasce quando il resto, che sta oltre lo studio, viene prima e quando questo resto, purtroppo, sottrae tutta l’energia dei giovani in apprendimento.

Scrivere un testo di italiano dopo cena, non è come farlo nel pomeriggio; risolvere equazioni prima di dormire, non è come farlo nel pomeriggio. Lo studio ci deve essere; ciò che conta è che gli venga riconosciuta la stessa dignità delle altre attività.

Ciascuno scelga il come.

La Redazione
Il Baco da Seta nasce nel 2000. Nel 2007 sbarca on line con il sito allnews