Mattia Rubele e Riccardo Manara, cinture nere di karate di Lugagnano e Palazzolo

Siamo andati ad intervistare due ragazzi premiati tra le eccellenze sportive del nostro Comune, Mattia Rubele, di anni 18, e Riccardo Manara, di anni 16, rispettivamente residenti a Lugagnano e Palazzolo, per conoscere la loro esperienza e il mondo affascinante del karate.

Da quanto tempo praticate questo sport? Cosa vi ha spinto a iniziare?

Mattia: Pratico il karate da quando ero piccolo, avevo tre anni e mezzo. Ho iniziato perché avevo problemi ai piedi, erano piatti, e i dottori mi avevano consigliato di fare nuoto o karate. Ho deciso che il karate sarebbe stato la soluzione al mio problema.

Riccardo: Anche io pratico karate da molto tempo, precisamente da dodici anni. È stato mio padre a spingermi a provare e con gli anni mi sono appassionato.

Cosa rappresenta per voi il karate?

Innanzitutto vorremmo puntualizzare che il karate non è uno sport, ma piuttosto una disciplina; fin dalla tenera età abbiamo imparato come alla base di qualsiasi cosa debba esserci il rispetto, non solo nei confronti dell’avversario nel caso di una gara, ma anche nei confronti di tutte le altre persone con cui entriamo in contatto tutti i giorni. Il karate, quindi, ci ha formati sia sul piano fisico che su quello psicologico e rappresenta per noi una scelta di vita.

Dove lo praticate? Vi occupa molto tempo durante la settimana?

Ci alleniamo nella palestra di Palazzolo quattro volte a settimana. Un allenamento dura circa due ore e, solitamente, consiste di una fase di riscaldamento, in cui si fa corsa e stretching, e di una fase di combattimento, in cui accuriamo lo stile e la tecnica.

Quanti stili esistono? Voi su quale vi concentrate?

Prima di tutto è necessario distinguere lo stile dalla componente. Le tre componenti fondamentali del karate sono Kihon, Kata e Kumite; si potrebbe dire che sono tre modi diversi, ma allo stesso tempo legati fra loro, di praticare questa disciplina. Noi ci esercitiamo sulla componente Kumite, vale a dire sul combattimento regolato, e seguiamo lo stile della nostra palestra, ovvero lo shito-ryu.

A che livello siete?

Siamo entrambi cintura nera, ma questo non vuol dire che abbiamo raggiunto il massimo livello, in quanto all’interno della cintura nera ci sono dieci gradini (chiamati “dan”) da conseguire; i dan si conquistano man mano che si vincono titoli importanti o facendo esami.

M: Io ho raggiunto il secondo dan, dato che sono arrivato terzo ai campionati italiani.

R: Io sono ancora al primo dan, ma ho il tempo e la forza di volontà per conquistarne molti altri.

Come si svolgono le gare? Quali sono le principali regole?

Si inizia l’anno sportivo con dei campionati generali, in cui si ha la possibilità di vedere il livello degli avversari. Dopodiché si passa ai provinciali, ai regionali e ai nazionali. Naturalmente, durante gli incontri indossiamo le protezioni (para stinchi, para tibia, corpetto, para denti, mascherina) per avere la massima sicurezza qualora succeda qualche irregolarità; inoltre, soprattutto quando si è bambini o comunque non ancora ben sviluppati, è vietato il contatto corporeo, mentre crescendo a livello fisico e di tecnica vi sono sempre meno regole in questo ambito. Rimane la regola ferrea, però, che il volto non deve mai essere toccato.

Della premiazione per le Eccellenze Sportive del nostro Comune abbiamo già parlato negli scorsi numeri del Baco, ci raccontate cosa ha significato per voi?

La premiazione si è svolta a Sona in una sala comunale il 27 novembre scorso; si è trattato di una premiazione inerente ad un percorso, ad un risultato raggiunto dopo aver totalizzato una serie di vittorie e titoli rilevanti. Durante l’evento ognuno di noi, dopo aver ricevuto l’attestato, ha avuto la possibilità di spendere alcune parole sulla propria esperienza, raccontando della passione e dei sacrifici che lo hanno portato a grandi risultati. Per noi non è stata la prima premiazione per meriti sportivi, ma è stato comunque un momento decisamente importante, che ha segnato la nostra carriera karateistica.

Giulia Grigolini
Sono nata nel 1995 e risiedo a Lugagnano, vivo con i miei genitori e mia sorella. Ho conseguito il diploma in perito turistico presso l'istituto tecnico "Marco Polo" nel 2014 e mi sono laureata in lingue moderne per l'intermediazione turistica e d'impresa all'Università di Trento nel 2018. Attualmente lavoro come addetta alla reception in un'azienda tessile in provincia di Verona. Nel tempo libero mi piace interessarmi di eventi culturali, e, particolarmente, di arte.