Matrimoni a Sona, una lunga storia di cambiamenti sociali e famigliari, tra Chiesa e Comune

Il questionario predisposto per la compilazione delle schede personali per il Censimento nazionale della Popolazione del 1911 riportava la seguente nota: “Il valore morale e giuridico del matrimonio civile, non ancora è da tutti riconosciuto e apprezzato in Italia. Parecchi si tengono paghi d’essere uniti col rito religioso, senza pensare alle funeste conseguenze cui espongono se stessi e la loro prole. E perché, purtroppo, esistono non poche famiglie illegittime che non sanno di essere tali, è necessario che i commessi del Censimento usino la massima diligenza nell’accertare se i matrimoni furono celebrati civilmente o con il solo intervento del ministro del culto. In quest’ultimo caso, non devono tollerare che si qualifichino coniugati coloro che rispetto alle leggi civili non lo sono e perciò li annovereranno fra i celibi e le nubili”.

Il 29 luglio 1934 il Vescovo di Verona Mons. Girolamo Cardinale effettuò una visita pastorale alla Parrocchia di Palazzolo. In risposta al quesito “Costumi e vizi predominanti, se esistono scandali e cosa si è fatto per toglierli” del questionario che il Parroco Don Pietro Fattori dovette compilare ed inviare in Curia Vescovile, in anticipo sulla visita, scrisse: “vi è una tendenza alla maldicenza e vi è qualche inclinazione alla impudicizia specialmente nella gioventù. Purtroppo esiste in parrocchia un concubinato, una donna non sposata convive con un uomo separato. Il predecessore l’ha richiamata, rimproverata e minacciata senza risultato. Lo scandalo è conosciuto pubblicamente.”

Nella legislazione italiana fino al 1929, anno della firma dei Patti Lateranensi fra lo Stato Italiano e la Santa Sede, il matrimonio religioso non era riconosciuto e quindi non produceva effetti legali per lo Stato Italiano. Chi aveva la necessità di “esistere” come famiglia per lo Stato, doveva celebrare un secondo matrimonio dinanzi all’Autorità civile, il Sindaco normalmente.

Il Concordato previde che il matrimonio religioso cattolico dovesse essere trascritto all’ anagrafe comunale con effetti civili e, con le modifiche sottoscritte dal Governo italiano nel 1984, è ancora in vigore per la parte relativa al matrimonio. Il sacerdote officiante deve, come in passato, leggere durante la cerimonia agli sposi ed ai testimoni degli sposi i nuovi articoli in materia del Codice civile che hanno sostituito gli articoli ex 143 e successivi del Codice civile. Abbiamo scritto “ex” perché la legislazione nazionale, con legge 19 maggio 1975 n. 152 “Riforma del diritto di famiglia”, è cambiata ed è difforme dalle norme della religione cattolica, in particolare per quanto riguarda la “potestà maritale” che diventa “potestà di entrambi” con conseguenze relative.

Il primo dicembre 1970 la legge nazionale n. 898 “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” introdusse il divorzio, con effetti esclusivamente sul matrimonio civile. Quindi in Italia si è passati da una legislazione che considerava “non sposato” chi non contraeva il matrimonio civile, anche se lo era in chiesa, ad una che prevede norme in palese contrasto con quelle della religione cattolica.

Abbiamo cercato nell’archivio storico comunale di Sona l’evoluzione dell’indice di nuzialità (numero di matrimoni per 1000 abitanti) ed il rapporto numerico matrimoni religiosi/matrimoni civili. Nel 1900 vi furono a Sona 29 matrimoni civili con 4 mila abitanti, nel 1920 furono 81 con 5 mila abitanti e dal 1925 quasi raddoppiarono, 148 con 5500 abitanti.

Considerato con i quegli anni non esisteva di fatto la “convivenza more-uxorio” l’indice del 0,7%° dell’anno 1900 non può che segnalare che i matrimoni erano pressoché tutti religiosi, non ripetuti in Comune. Il pressante invito ad accedere al matrimonio civile del sopra citato Censimento del 1911 deve aver però sortito un notevole effetto, se nel 1925 l’indice di nuzialità a Sona si alzò al 26,9%.

Matrimonio a Lugagnano tra Luigi Briggi e Ida Zuliani Ida, il 31 dicembre 1938. Sopra, Palazzolo, 2 maggio 1959, matrimonio tra Alessandro Giacomelli e Alessandra Recchia.

L’intervento del Regime Fascista con le leggi che favorivano i matrimoni e incentivavano la filiazione, non aumentò invece in Italia l’indice (29% nel 1926 – 25,2% nel 1930), ma lo fissò comunque su livelli elevati. Negli anni il tasso di nuzialità si ridusse progressivamente in modo sensibile: 9,5% nel 1940 – 7% nel 1990.

A Sona il primo matrimonio civile, dopo l’entrata in vigore del Concordato, fu registrato nel 1968 a fronte di 53 matrimoni religiosi. Quel primo matrimonio restò l’unico fino al 1973, quando ne fu registrato un altro, assieme a 65 matrimoni religiosi.

A partire da quei primi anni ’70 iniziarono a crescere i matrimoni civili in concomitanza con l’adeguamento della legislazione civile a nuovi costumi. Tra il 1975 ed il 1990 la media dei matrimoni civili a Sona si posizionò tra i due ed i quattro ogni anno, con un indice di nuzialità in decrescita dal 12 al 9%.

Aumentarono in quegli anni sensibilmente i matrimoni religiosi celebrati fuori Comune, almeno un terzo del totale, ai nostri giorni quasi metà. Pare strano questo indice ma in effetti, poiché il matrimonio religioso, per consuetudine, si celebra nel paese della sposa, il 50% è un parametro normale.

I pochissimi matrimoni fuori paese dei decenni precedenti erano legati al fatto che la mobilità era scarsa e quindi gli “innamoramenti” si realizzavano in buona parte nella cerchia del paese o nel paese confinante, dove si poteva arrivare con la bicicletta. Sono note le avversità che incontrarono gli ardimentosi che cercarono l’amore nel paese confinante: Sassate da “intifada” da parte dei difensori delle “proprie donzelle” coglievano i malcapitati che si azzardavano a varcare i confini del paese limitrofo.

La scarsa mobilità è anche la ragione dei molteplici cognomi uguali che molti paesi registrano, perché molti matrimoni si celebravano fra membri di famiglie consanguinee.

Anche dopo gli anni ’90 continuarono a calare i matrimoni religiosi e civili con il tasso di nuzialità che dall’8 % del 2000 è passato passò gradualmente al 3,7 % del 2017. La percentuale nazionale lo scorso anno è stata del 3,2 %.

Con legge 20 maggio 2016 n. 76 “Regolamento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” è stato introdotto nella legislazione italiana l’istituto giuridico dell’“unione civile”.

La legge sopracitata ha consentito la registrazione in anagrafe comunale di convivenze omosessuali, peraltro già previsto dalla legislazione italiana per le convivenze etero, se gli interessati ritengono di doverlo anagraficamente dichiarare. Nel Comune di Sona nei primi due anni di applicazione della nuova normativa sono stati registrati nel 2016 (maggio-dicembre) due unioni al femminile e due unioni al maschile e nel 2017 quattro unioni al femminile un’unione al maschile. Dopo quella data nessuna unione fino al 31 dicembre 2018.

Renato Salvetti

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

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