Maria, Francesca, Valentina e Milena raccontano l’anno Covid vissuto dai nostri giovani. Tra tante incertezze

Il 2020: un anno che mai ci saremmo sognati di vivere. A causa della pandemia, abbiamo subito parecchie restrizioni, un susseguirsi di limitazioni che ci hanno costretto a ridimensionare le nostre esistenze.

Esattamente come quando ci capita di stare incollati allo schermo guardando uno dietro l’altro gli episodi di una coinvolgente serie tv, ogni giorno abbiamo guardato i telegiornali e letto i quotidiani, attendendo con ansia di conoscere le sorti che ci sarebbero toccate. È stato un anno anomalo e duro per tutti, nessuna categoria o fascia d’età esclusa. Tutti siamo stati più o meno condizionati da queste vicende che rimarranno scolpite nelle nostre menti come ricordi indelebili.

Penso che sicuramente tra quelli però che più hanno risentito di questi limiti che, a causa di forza maggiore, ci sono stati imposti, ci siano i giovani.

Ci raccontano le loro esperienze quattro ragazze di Lugagnano (nella foto scattata prima del Decreto Natale): Maria, impiegata in uno studio paghe, Francesca, studentessa di scienze tecniche di psicologia cognitiva a Rovereto, Valentina, educatrice di asilo e ora studentessa di scienze dell’educazione a Verona e Milena, studentessa di giurisprudenza a Trento. Sono quattro amiche inseparabili tra i venti e ventun anni che molto hanno sofferto gli sfortunati eventi di quest’anno.

Come avete vissuto il lavoro e lo studio durante quest’anno?
“Sinceramente? Ho studiato, come ho sempre fatto – risponde Milena -. Pensa che all’inizio ero quasi contenta di avere tutto quel tempo da dedicare ai miei esami. Poi, però, mi sono resa conto di tutto quello che stavo perdendo: la mia vita universitaria da fuori sede a Trento, le serate con le mie amiche, lo shopping con mia mamma, gli aperitivi in compagnia. E questo non mi aiutava di certo ad essere produttiva, anzi! Quando ti mancano le distrazioni e gli svaghi, il cervello non ha mai possibilità di ossigenarsi e i nervi di distendersi, e ho realizzato che quel tempo per studiare che pensavo di avere in più era in realtà solo un’illusione”. Maria aggiunge: “Per me, invece, è stato un momento meno tragico rispetto a come l’hanno vissuto altri, perché sono andata comunque a lavorare normalmente ogni giorno. Anzi, lavorando in uno studio paghe, il mio carico di lavoro è anche aumentato, in quanto a marzo tante aziende hanno iniziato ad aprire la cassa integrazione e noi dovevamo essere sempre sul pezzo. Ovviamente, ho sentito molto la completa assenza delle relazioni sociali, soprattutto durante il fine settimana, quando l’unico modo per socializzare con il mondo esterno era attaccarsi allo schermo del cellulare o del pc e fare una videochiamata”. Continua Milena: “Esatto, e in più, quando ci chiamavamo, non avevamo molto da raccontarci, visto che nessuna di noi ha mai fatto nulla di che”. Aggiunge Francesca: “Già, infatti l’unica cosa di cui parlavamo durante le nostre chiamate erano eventi passati, ricordavamo momenti trascorsi insieme e ci aggrappavamo a quelli, anche se con molta nostalgia. Anche io, come Milena, ho sempre e solo studiato, e per quanto all’inizio ero gasata perché pensavo di avere tanto tempo a disposizione per preparare gli esami, a lungo andare mi sono anche io resa conto che non si vive solo di studio, si ha sempre bisogno di qualcosa che ci aiuti a distrarci, rilassarci e divertirci. E racconta Valentina: Sì, abbiamo affrontato il lock-down facendo videochiamate un paio di volte a settimana, cercando di tirarci su pensando a vecchi ricordi, facendo aperitivi davanti allo schermo e raccontandoci quale pietanza avremmo preparato da mangiare quel giorno. Io, nello specifico, sono sempre rimasta a casa e anche tutto il resto della mia famiglia non lavorava in quel periodo. Per fortuna qualche volta ho lavorato da casa, portando avanti qualche progetto coi bambini con il supporto delle solite piattaforme utilizzate in questi mesi dagli istituti scolastici e di formazione”.

E la vita in famiglia? Come l’avete vissuta?
“All’inizio ero quasi terrorizzata dall’idea di rimanere chiusa dentro quattro muri sempre con le stesse persone, pensavo ne saremmo usciti tutti pazzi. Ma poi, visto che eravamo davvero tutti schizzati, ogni giorno succedeva qualcosa di divertente in casa, dettato dalla follia del momento; così, in qualche modo, le giornate passavano, ma non è stato affatto facile”, racconta Valentina. E Milena aggiunge: “Io, invece, ho apprezzato l’esistenza di mio fratello minore, per lungo tempo quasi ignorata. Ci guardavamo film insieme la sera, scambiavamo un po’ di battute, ci facevamo un paio di risate”. E conclude Francesca: “Io me la sono vissuta piuttosto tranquilla, sono stata bene a casa con la mia famiglia, ma è chiaro che mi mancavano molto gli altri aspetti della mia vita”.

Qual è stata la difficoltà più importante di questo lungo anno di Covid?
“Per me – racconta Francesca – è stata, ed è ancora, quella di non poter fare cose, di non poter decidere di andare dove voglio quando ne ho voglia. Anche banalmente una camminata in compagnia, o andare da un’amica, fare una serata in un locale”. Aggiunge Valentina: “Esatto, di uscire senza rifletterci tanto, senza pensare se puoi o no, se è consentito o meno. Mi manca anche tanto partecipare ad eventi con tante persone, pensare che non è possibile ritrovarsi a fare feste, o anche incontrarsi tutti al bar. Devi sempre considerare di fare una selezione, e questo è davvero pesante”. Conclude Maria: “Anche per me la difficoltà più grande è stata quella di non poter uscire nemmeno dal cancelletto di casa se non per le ormai note a tutti tre ragioni di ‘lavoro, salute, necessità’. Il momento più brutto è stato quando è stata annunciata l’ultima proroga: ero convinta che sarebbe finito tutto, invece la quarantena è durata un altro mese”.

Ci sono stati, invece, degli aspetti positivi, ad esempio una passione riscoperta, o un momento più felice?
“Io ho cercato di cimentarmi nella cucina – racconta Valentina -. Prima del lockdown bruciavo sempre tutto, adesso almeno ho imparato le basi per sopravvivere. E poi mi sono data al canto, passavo parecchi pomeriggi davanti alla tv facendo karaoke, spesso con mia sorella. Almeno è stato divertente!”. “Io invece – aggiunge Francesca – ho riscoperto i puzzle e i giochi in scatola con la mia famiglia”. “Anche noi – racconta Maria -durante il week-end facevamo qualche gioco di società e ogni fine settimana era d’obbligo la pizza fatta in casa. Ho, inoltre, riscoperto il rapporto con i miei zii e i miei cugini che abitano a fianco a noi: un paio di volte a settimana ci incontravamo in giardino, ognuno nel proprio, sono confinanti, per fare un aperitivo tutti insieme all’aperto. Poi, penso di parlare a nome di tutte, l’unico momento in cui abbiamo visto uno spiraglio di luce e vissuto con un po’ di serenità e tranquillità è stata l’estate, quando perlomeno potevamo uscire la sera, mangiare fuori, siamo anche riuscite ad andare in vacanza tutte assieme”. Conclude Milena: “Esatto, anche se sono mancati tanto tutti quegli eventi che caratterizzano il periodo estivo, come sagre, feste all’aperto”.

Cosa vi aspettavate dopo il primo lockdown e come invece sperate che vada questo 2021?
“Io pensavo che dopo il primo lockdown tutto si sarebbe sistemato e che le nostre vite sarebbero tornate alla normalità, che avremmo superato tutto, ma chiaramente non è stato così – spiega Francesca -. Per quest’anno spero di poter iniziare finalmente a frequentare i corsi all’università, di tornare alla solita vita, di poter semplicemente fare cose, stare con persone, di poter abbracciare le persone e avere delle relazioni reali e tangibili”. “Di quest’anno – indica Milena – ho detestato non poter vivere il fiore dei nostri anni, le feste, gli incontri con gli amici. Non sto vivendo la vita universitaria come tutti gli studenti hanno fatto prima del Covid19 e non immaginavo che non avrei potuto farlo per un anno intero, infatti credevo che a settembre sarei tornata in aula. Per questo 2021, sicuramente mi auguro di tornare al più presto all’università, di poter fare lezioni in presenza, di poter vedere i compagni e i professori”. “Anche noi speriamo di poter tornare ad avere delle vite pseudo normali, confidiamo nel vaccino – concludono Valentina e Maria -, ma sinceramente non vogliamo illuderci prima del tempo, come abbiamo continuato a fare per tutto quest’anno. Cerchiamo comunque di pensare positivo!”.