Maria Fasoli di Mancalacqua a Lugagnano, cent’anni di vita laboriosa. Con qualche ricordo triste

Anche se l’età media della popolazione si sta progressivamente alzando, specialmente per le donne, il traguardo dei cent’anni di vita è ancora prerogativa di pochi. Così come è prerogativa di pochi arrivare a questa veneranda età con funzioni cognitive ancora integre.

E’ il caso della signora Maria Fasoli, classe 1923 (nella foto di Mario Pachera), che proprio oggi compie il secolo di età. Lucidissima nella sua esposizione, è un piacere parlare con lei, ascoltare i suoi ricordi di una vita fatta di impegno e amore per la famiglia.

Signora Maria, di dove è originaria?
Sono nata a Castelnuovo del Garda il 14 novembre 1923, in una famiglia di agricoltori. Io però non lavoravo i campi, ma andavo a lavorare nella filanda del paese.

Passò gli anni della gioventù proprio nel periodo della Seconda Guerra Mondiale.
Quanta paura a quell’epoca! Soprattutto quando a Castelnuovo arrivarono i soldati tedeschi. Una sera io e una mia amica stavamo percorrendo una strada per tornare a casa, finito il lavoro alla filanda. Passò una camionetta di militari nazisti, e ci spararono. Stavano ridendo, probabilmente erano ubriachi. La mia compagna fu uccisa, io riuscii a salvarmi gettandomi in un fosso.

E poi l’arrivo a Sona.
A 25 anni mi sposai con Antonio Marchesan, e venni ad abitare in località Ca’ Littoria, nelle campagne della Valle di Sona. Dalla nostra unione nacquero otto figli. Con noi abitavano anche altri parenti, ricordo una grande famiglia patriarcale, in tutto, diciassette persone! Io allevavo i figli, accudivo alle faccende domestiche come casalinga, davo una mano nel lavoro dei campi. Nel 1964 ci trasferimmo a Mancalacqua.

Ha altri ricordi da raccontarci?
Purtroppo nella vita c’è posto anche per i brutti ricordi. Nel 1968 persi un figlio, Dario, per un incidente stradale. Nel 1974 anche mio marito Antonio, a causa di un malore che lo colse mentre era alla guida dell’automobile, perì sulla strada. Siccome avevo dei figli ancora piccoli, per mantenerli  fui costretta a cercarmi un lavoro, che trovai in un mobilificio.

Come si arriva a cent’anni di vita?
Credo sia importante non sentirsi mai soli. Sono cresciuta in famiglie numerose, dove ci si aiutava l’uno con l’altro. Ancora oggi sono assistita con assiduità dai miei familiari, e non mancano quelli che vengono a trovarmi. E poi ho un buon carattere, non litigo mai con nessuno.

Mario Nicoli
Nato a Verona nel 1956, ha lavorato come medico di base. Dal 2003 è redattore del “Baco da seta”, su cui pubblica articoli che trattano quasi sempre di storia del nostro Comune. E’ presidente del “Gruppo di ricerca per lo studio della storia locale di Sona”, che fa parte della Biblioteca comunale di Sona.