Mansory: Un’intrinseca necessità di “fare brutto” (letteralmente)

Era un segno. Mi chiamava. Dovevo assolutamente parlarne, non fosse altro che, per poter apprezzare ancor di più la bellezza dell’automotive bisogna analizzarne anche la parte meno bella.

Il nome Mansory non mi è nuovo, ma mai come in questi ultimi anni l’ho sentito menzionare da molti. Durante una delle mie innumerevoli rassegne di “ripasso di vecchi mensili d’auto”, ho in mano questo noto mensile italiano (Auto) che dedica da sempre una sezione al cosiddetto tuning (elaborazioni). Mi balza improvvisamente in testa Mansory. Inizio a pensare dove ho già sentito questo nome, l’ho visto su un numero di tre anni fa di un altro noto mensile, Quattroruote. Inoltre ho recentemente visto una serie di video di un canale YouTube (Mat Armstrong) ove veniva ricostruita una Rolls-Royce Mansory incidentata di Marcus Rashford, calciatore inglese. Chi offre di più? Ho acquistato il numero più recente di Auto e chi ci trovo? Mansory. Apro Instagram questa mattina… Mansory. Mansory. Mansory!

Va bene, ho capito, ora mi sono davvero incuriosito: Kourosh Mansory è un imprenditore tedesco di origini iraniane che ha aperto all’alba della caduta del Muro un’officina di elaborazione di auto ad alte prestazioni a Monaco di Baviera, spostatosi poi a Fichtelgebirge e, ad oggi, Brand in Germania. Dopo un inizio fatto di cerchi in lega, elaborazioni meccaniche ed estetiche ha acquisito la divisione Swiss Porsche-Tuning dalla svizzera Rinspeed, sviluppando così una rete di distributori intercontinentale.

Le compagnie di tuning non sono nulla di nuovo allo Stato tedesco, fucina principale di elaborazioni europee apprezzate globalmente: ABT, AC Schnitzer, Ruf (costruttore a tutti gli effetti, non chiamatelo “elaboratore” mi raccomando…), Brabus, Alpina, Lorinser, Gemballa, MP Gemballa (molto differente dal nome precedente), 9ff, Techart, Hamann, Mansory stesso, Lorinser… Probabilmente ne ho dimenticati mezzi.

Però, bisogna dirlo, c’è una sorta di inevitabile gerarchia che si va a creare. Non tanto sulla qualità di esecuzione dei prodotti, perché per quanto concerne tutti questi marchi è inconfutabilmente altissima, come nella migliore tradizione teutonica. Il problema riguarda la qualità più che altro estetica e la sensatezza (o insensatezza) dei risultati finali. Lì si vanno ad individuare, tra gli acquirenti, chi è davvero interessato alle automobili e investe tanti danari per il gusto personale di possedere e, nella maggioranza dei casi, utilizzare e godersi fino all’ultimo dei magnifici giocattolini che garantiscono, oltretutto, l’ammirazione sconfinata di noi spettatori.

E poi c’è chi non ha il minimo senso estetico – o del pudore – ma ha delle tasche spaventosamente profonde per cui deve disperatamente spendere altrettanti danari per qualcosa che non vuole veramente per sé, ma perché letteralmente chiunque in ogni singolo angolo del globo lo veda e ne parli (o, più probabilmente, sparli). Poi la rivende dopo un mese, la distrugge per il pubblico di YouTube o la abbandona fra le dune di un deserto…

Il problema di Mansory – ma non è il solo – è che rientra proprio in questa sfortunata categoria perché ciò che produce rasenta i limiti dell’indecenza. Prendete la Mansory MCX Pergusa, ad esempio (in alto a sinistra nella foto sopra). Non ci crederete mai ma quella era, al tempo, una filante Maserati MC20 che è stata “impreziosita” da una carrozzeria in granito… pardon, carbonio forgiato (sembra granito nero…), da dei “discreti” interni arancioni e da una serie infinita di questionabili prese d’aria, ali, alette, alettoni, alettine, alettacci e chi più ne ha più ne metta. Siamo sicuri che sia davvero più leggera del modello di partenza? Più potente lo è di certo. Dal momento che 630 cavalli davvero non erano abbastanza ora ne ha 750. Insomma, che la renda degna di forgiarsi del nome del mozzafiato villaggio siculo di Pergusa c’è ben poco!

Ma c’è di peggio: in alto a destra vi è la Mansory P9LM EVO 900 Cabrio Punto Due punti Punto e virgola Pasagarru Franco (non potevo esentarmi dall’aggiungere al nome una serie di citazioni della commedia italiana). In principio era una già di per sé folle Porsche 911 Turbo S prima di ricevere il classico carbonio granitico tanto caro al tuner tedesco e un interno degno dello stereotipico studio dentistico bianco e menta. Superfluo poi menzionare la presenza obbligatoria di elaborazioni (spinte) su base Mercedes Classe G e Lamborghini Urus (in basso a sinistra), per natura talmente sobrie da diventare persino banali…

Mansory ha preso di mira persino l’eterea Ferrari Roma (in basso a destra). Qui devo spezzare una lancia in favore di Mansory poiché la calandra della Roma elaborata ha paradossalmente un aspetto più conforme all’estetica Ferrari di quella della Ferrari originale. Ma solo quello, il resto giudicatelo voi…

In conclusione, i nostri antenati latini dicevano de gustibus disputandum non est e così dovrebbe essere sempre ma sono abbastanza sicuro che, certe volte, si vedrebbero costretti a doversi ricredere. Tuttavia, io cerco sempre di trovare un lato positivo e posso affermare con certezza che Mansory non abbia mai impiegato per i rivestimenti dei sedili pelle di… virilità di balena come la lettone Dartz Prombron. Sì, è successo per davvero, ma questa è un’altra storia…

Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).