Manifesti rimossi a Sona: Archiviata la denuncia al sindaco. La Lega: “La responsabilità morale e politica rimane”

La questione nasce ancora alla fine dello scorso novembre, quando la Lega di Sona aveva fatto affiggere sul territorio dei manifesti (nella foto) contro la decisione del sindaco Mazzi e dell’amministrazione comunale di investire 715mila euro per l’ampliamento del museo storico presente nella baita degli Alpini di Lugagnano.

Questo il testo integrale riportato nei manifesti: “Il vostro sindaco Gianluigi Mazzi, il vicesindaco Gianfranco Dalla Valentina, la giunta comunale e la maggioranza in consiglio comunale hanno deciso di spendere euro 715.000 dei vostri / nostri soldi per… l’ampliamento della baita degli Alpini di Lugagnano per la realizzazione di un museo!! Che vogliano fare concorrenza al Louvre? Si tratta dello stesso sindaco, giunta e maggioranza consigliare che hanno bocciato la mozione 02/2022 del 06.03.2022 presentata dal gruppo consigliare Lega a sostegno delle fasce deboli della popolazione per il pagamento delle bollette energetiche. La motivazione è stata: …’non ci sono i soldi…’. Probabilmente i soldi ci sono solo per chi fa comodo a loro! Ed intanto ci sono scuole del nostro Comune che aspettano da anni l’adeguamento antisismico”.

Quei manifesti erano stati poi rimossi poiché la loro affissione – come era stato segnalato dal Comune – sarebbe stata abusiva in quanto sarebbero stati appesi su spazi soggetti a concessione, tra l’altro coprendo i manifesti già presenti e regolarmente pagati dagli inserzionisti.

Quella rimozione aveva scatenato una vera bufera politica in quanto la Lega da subito aveva dichiarato – anche con una comunicazione al Baco – che quelle affissioni avevano tutte le carte in regola: “L’affissione dei manifesti è stata affidata alla ditta Fraternità Sistemi, concessionaria della pubblicità per conto del Comune di Sona, negli spazi previsti. I manifesti sono stati rimossi dal Comune dopo un paio di giorni senza aver provveduto ad avvertire il committente responsabile. E’ evidente – scriveva la Lega – che tale comportamento rappresenta una lesione gravissima del diritto di libera espressione del pensiero politico rappresentando di fatto una vera e propria ‘censura’ che impedisce alla minoranza consiliare l’esercizio del proprio diritto di libera espressione del pensiero cosi come previsto dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica”.

“Questi atti arbitrari hanno avuto come logica conseguenza la presentazione di una denuncia/querela nei confronti del Sindaco Gianluigi Mazzi – proseguiva la Lega in quella comunicazione a firma del vicepresidente del consiglio comunale Edgardo Pesceper i reati previsti dell’art. 664 C.P. (distruzione o deterioramento di affissioni), art. 596 bis C.P. (diffamazione a mezzo stampa), art. 323C.P. (abuso d’ufficio) e art. 294 C.P. (impedimento esercizio diritti politici)”. La vicenda aveva quindi portato anche ad una denuncia nei confronti del sindaco Mazzi.

La polemica era rimasta da allora ben accesa – nonostante poi i manifesti fossero stati riappesi, anzi forse proprio a causa della loro riaffissione – con anche un duro scontro tra sindaco e minoranza in un consiglio comunale.

Ma è nelle comunicazioni iniziali dell’ultimo consiglio comunale, quello del 28 febbraio, che si consuma l’atto finale (forse) di questa vicenda.

A prendere subito la parola è il sindaco Gianluigi Mazzi, per dare notizia della richiesta di archiviazione della denuncia intentata dalla Lega. “In data 30 gennaio il Pubblico Ministero Ardito ha presentato la richiesta di archiviazione del procedimento a mio carico per infondatezza della notizia di reato. Ora bisognerà aspettare i tempi tecnici della giustizia, ma è corretto che io ne dia notizia subito in quanto ormai i Consigli Comunali rimanenti sono pochi. Ora mi aspetto che arrivino le scuse da parte della lega di Sona per una questione che è stata creata dal nulla. Mi aspetto anche che la Lega di Sona a questo punto sostenga le spese legali che sono derivate al Comune da questa vicenda”.

A rispondergli immediatamente è proprio il capogruppo della Lega in consiglio comunale Gaspare Di Stefano. “Purtroppo continuo a vedere che il sindaco ha difficoltà a capire determinati meccanismi, una difficoltà che mi sorprende soprattutto per chi occupa la carica di primo cittadino. Esistono una verità processuale ed una verità fattuale. Il fatto che non vi siano elementi da parte del magistrato per procedere penalmente nei confronti del sindaco è una cosa che mi può anche fare piacere, questo però è un piano diverso rispetto a quello che realmente successo. Il magistrato inquirente ha la facoltà di decidere sul materiale probatorio di cui viene in possesso, e lei sindaco è riuscito a dimostrare probabilmente di non aver avuto una responsabilità diretta. Io comunque ribadisco che il gruppo della Lega addebita la responsabilità morale e politica di quanto è successo esclusivamente in capo a lei, altro che scuse. Lei si è reso responsabile di una situazione veramente incresciosa, anche se penalmente il Pubblico Ministero non ha ravvisato gli estremi per andare in giudizio”.

“Dopo la rimozione illegittima di quei manifesti – prosegue Di Stefano – lei in questo consiglio comunale non ha dato nessuna spiegazione. Io ho fatto delle richieste ben precise ma lei, come il suo costume, non ha saputo rispondere. Quello che invece avrebbe dovuto fare, dopo che abbiamo dimostrato che il pagamento era stato regolarmente effettuato e che gli spazi occupati erano quelli previsti dalla legge, sarebbe stato chiedere scusa a noi della Lega come capo dell’amministrazione per l’increscioso episodio accaduto e di dirci ‘mi attiverò da domani mattina affinché questa situazione venga ripristinata e mi scuso o a nome della concessionaria o a nome di qualche funzionario del Comune o a nome mio personale’. Noi abbiamo tenuto una condotta esemplare perché se i manifesti sono stati riappesi è perché quei manifesti erano stati rimossi in maniera del tutto arbitraria”.

Replica finale, ancora del sindaco Mazzi. “In Italia la magistratura è un riferimento e la richiesta di archiviazione del procedimento a mio carico per infondatezza della notizia di reato è quello che ci portiamo a casa”. Vicenda chiusa?

La Redazione
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