Il rumore arriva prima della pioggia: un colpo secco, poi la raffica che gira tra i palazzi e strappa via quello che trova. In Veneto, il maltempo ha trasformato la serata e la notte in una lunga sequenza di sirene, lampeggianti e scale appoggiate ai cornicioni. Il bilancio, aggiornato nelle ore successive al passaggio del temporale, parla di oltre 90 interventi dei Vigili del fuoco su tutto il territorio regionale, con Verona come punto più colpito.
Nel capoluogo scaligero le chiamate si sono addensate una dopo l’altra: 40 uscite per alberi abbattuti, rami pericolanti, coperture danneggiate e tetti scoperchiati dal vento e dalla pioggia. A fare notizia è anche il dettaglio geografico: non solo periferie e aree industriali, ma segnalazioni anche in zone centrali, dove ogni intervento significa transenne, verifiche strutturali e passaggi obbligati per mettere al sicuro strade e marciapiedi.
Gli interventi, spiegano i dati diffusi, si concentrano sulle operazioni più tipiche di queste notti “storte”: rimozione di alberi e rami, prosciugamenti, messa in sicurezza di coperture rese instabili dalle raffiche. E mentre le squadre lavorano, il conto delle urgenze resta aperto: sono 25 le chiamate ancora da eseguire, quasi tutte nel Comune di Verona, legate soprattutto ad alberi pericolanti, ostacoli da rimuovere e dissesti statici.
La fotografia regionale mostra un’emergenza diffusa, ma con intensità diversa provincia per provincia. Oltre ai 40 interventi veronesi, se ne contano 17 nel veneziano, in particolare tra San Michele al Tagliamento, Bibione, Caorle e Portogruaro; 14 nel padovano; 13 nel trevigiano; 8 nel vicentino. Una mappa che racconta un temporale capace di colpire a macchia di leopardo, lasciando dietro di sé strade ingombre, cortili allagati e coperture da controllare una a una.
Per reggere il peso della nottata veronese, sono arrivati rinforzi: una piattaforma aerea tridimensionale dal comando di Rovigo e un’autopompa dal comando di Vicenza, operative a Verona dalle 22 di ieri sera fino alle 2 di questa mattina. Un’indicazione, questa, che misura la pressione sul dispositivo di soccorso: quando il vento non molla e le segnalazioni aumentano, servono mezzi in più per raggiungere tetti e coperture in quota e per accelerare la messa in sicurezza.
Il temporale che ha investito Verona nel tardo pomeriggio di lunedì 11 maggio ha lasciato segni che si leggono anche a distanza di ore: alberi spezzati, coperture divelte, interventi su edifici e strade. È la cronaca di una notte in cui la città si è ritrovata a fare i conti con la fragilità delle cose esposte al vento, e con quel lavoro silenzioso e ripetuto che, chiamata dopo chiamata, rimette in ordine il possibile.
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