“Malati ed anziani vivono questo periodo con la paura di morire soli”. Nichele del Gruppo del Malato di Lugagnano

Il Gruppo del Malato di Lugagnano e il suo difficile cammino mentre fuori imperversa una pandemia globale ce lo racconta Mario Nichele (nella foto di Mario Pachera), presidente dell’associazione dal 2002. Il Gruppo conta circa 30 volontari, legati da un forte spirito cristiano, e da 48 anni aiuta e supporta i malati e le loro famiglie.

Mario ci racconti le origini di questo venerando gruppo e i principali obiettivi con cui si rapporta nella comunità di Lugagnano.

Il gruppo ha origine dall’iniziativa di alcune donne che nel 1972, al rientro da un pellegrinaggio a Lourdes, hanno sentito il bisogno di adoperarsi per aiutare i malati che abitavano nel loro stesso paese. Così con l’aiuto di alcuni giovani hanno cominciato ad occuparsi costantemente delle persone malate e bisognose di aiuto. Lentamente il gruppo si è ampliato e ha proseguito negli anni la sua attività incessantemente. Attualmente il nostro statuto prevede che i volontari, combinati in coppia, si occupino dei malati in affidamento per tutto il periodo dell’anno. Come? Facendo loro visite di cortesia, raccogliendo le loro necessità e cercando nei limiti del possibile di risolverle, recandosi in ospedale o alle case di riposo, facendo le notti o le somministrazioni dei pasti durante eventuali ricoveri ospedalieri, portando conforto, sorrisi e affetto. L’obiettivo primario è questo: andare nelle case dei malati e portare la nostra solidarietà per farli sentire parte della comunità, non degli esclusi.

E’ corretto dire che il vostro spirito è fortemente di origine cristiana e che il vostro gruppo è una delle innumerevoli attività della parrocchia?

Il Gruppo è fortemente legato alla dottrina cattolica e alla preghiera. Con l’aiuto dei nostri Parroci abbiamo nel tempo legato il nostro compito di sostegno al malato al nostro bisogno di preghiera così abbiamo anche stabilito un incontro mensile di catechesi che poi si trasforma in un tavolo di lavoro dove ci confrontiamo e organizziamo le nostre iniziative. Anni fa, durante uno di questi incontri, abbiamo deciso di tenere un libro, una sorta di registro dei malati che hanno richiesto o accettato il nostro aiuto completo dei loro dati anagrafici, indirizzo e numero di telefono. Strumento che si è rivelato poi di grande aiuto nella gestione dei nostri compiti. In tempi migliori, oggi la pandemia ce lo impedisce, organizzavamo pellegrinaggi in luogo di culto, la Giornata del malato ovvero una piccola festa a loro dedicata con tanto di messa solenne e rinfresco, il rosario alla casa di riposo e l’animazione serale, il ritiro spirituale annuale e tanto altro. Voglio però precisare che non c’è sostegno solo per i cattolici. Il nostro aiuto è indipendente dalle scelte religiose del malato.

Come vi mantenete? Come fate ad adempiere alle necessità più pratiche come il bisogno di presidi medici?

Lo spirito è assolutamente di volontariato. Ai malati e alle loro famiglie non si chiede niente. Vero è che non è comunque mancato il loro sostegno e chi ha potuto ci ha aiutato con offerte, ad esempio, a titolo di rimborso della benzina per arrivare al lontano centro anziani. Il nostro sostentamento è dato dalle offerte della comunità e dalla collaborazione con altri solidi gruppi del territorio come la Parrocchia di Lugagnano, Il Dono, gli Alpini e i Servizi Sociali. Oggi stiamo aiutando 85 malati come meglio possiamo. Raccogliamo i presidi medici di chi non ne ha più bisogno per distribuirli a chi ne ha necessità. Se invece è necessario li acquistiamo. Il nostro magazzino è completo di pannolini, deambulatori, comode, sedie a rotelle, stampelle e siamo lieti di consegnarli ai bisognosi.

La pandemia e le relative regole di contenimento del virus impediscono gli spostamenti e i contatti. Le persone più bisognose sono quelle più lasciate ai margini, in balia delle restrizioni che inseguono l’altalenante curva dei contagi. Come continuate a perseguire il vostro impegno?

Cerchiamo di continuare la nostra missione nonostante tutto. Ci impegniamo a fare una telefonata settimanale ai nostri malati. Abbiamo trovato con il Sindaco Mazzi il modo nel rispetto delle regole per portar loro un uovo di Pasqua. A Natale imbucheremo personalmente un biglietto con i nostri auguri nella loro cassetta postale, come facciamo per i loro compleanni. Ci occupiamo di consegnare i presidi medici necessari ma purtroppo non possiamo più entrare nelle loro case a portare il nostro affetto. Purtroppo, gli attuali regolamenti sanitari oltre a limitare rigidamente i rapporti con i malati rischiano di sfilacciare anche il gruppo. L’età della maggior parte dei volontari è di 80 anni e anche se recentemente sono intervenuti alcuni 60enni diventa veramente difficile mantenere l’esistenza del Gruppo e sarebbe un vero peccato perchè il lavoro svolto è davvero importante per la comunità. I malati e gli anziani sono le vere vittime della pandemia che hanno visto amplificata la loro solitudine e il loro bisogno di conforto.

In tutto questo dolore da Covid, nell’ansia di un futuro migliore, senza entrare nelle confidenze intime dei vostri malati, può raccontarci quali sono i sentimenti più condivisi da chi è malato e peggio ancora in una condizione particolarmente difficile?

Stanno vivendo questo periodo con la paura, la paura di morire soli, senza nessuno accanto che tenga loro la mano. Mi permetto di dire che il Covid ha messo in grossissima difficoltà soprattutto gli anziani e i malati. Li ha isolati ed abbandonati senza riconoscere delle situazioni in cui in realtà sarebbe indispensabile ricevere affetto. Sono soli in casa a guardare la televisione e cosa vedono? Il martellamento dell’informazione accentrata sulle pessime notizie che accompagnano il virus. Eppure, i malati mantengono sempre il loro spirito forte, sono un grande esempio per tutti noi.

Cosa spera per il vostro gruppo? Vuole lasciarmi un ultimo commento personale?

Io vado particolarmente fiero del Gruppo del Malato. Siamo il gruppo parrocchiale più longevo e costante dell’intera diocesi e con orgoglio dico che sono stato ospite di varie parrocchie per parlare e spiegare il nostro servizio affinchè potesse partire anche nella loro comunità. Mi accontenterei che il gruppo arrivasse a compiere i 50 anni ma certo non smetto di sperare che trovi nuovi volontari, più giovani, che possano portare avanti questo nobile servizio caritatevole. I malati ci danno tanto, ci insegnano che il male si può sopportare, ci danno la saggezza della loro vita, si fidano di noi e il rapporto di amicizia che si lega con loro è ineguagliabile. Colgo l’occasione, infine, per ringraziare l’intera comunità di Lugagnano per la generosità dimostrata in tutti questi anni.

Se le parole di Mario hanno stimolato il vostro spirito caritatevole, se volete contribuire alla missione del gruppo, se volete rendervi parte attiva del servizio o se siete in difficoltà e avete bisogno del loro sostegno o se semplicemente volete conoscere meglio il Gruppo del Malato potete direttamente contattarlo via mail all’indirizzo marioeangelina@gmail.com o rivolgervi ai Parroci di Lugagnano. Sarebbe davvero un messaggio di speranza dare nuovo ossigeno a questi volontari che hanno a cuore la salute delle persone più fragili.