“Di vin tinte le tempie si cingono di serti intrecciati, e la splendida mensa è tutta sparsa di rose” . (Ovidio, Fasti V)
Nell’antico calendario romano, maggio (maius) era il mese dedicato a Maiam Volcani, divinità della religione arcaica spesso associata a Vulcano, riconosciuta come dea protettrice che presiede alla fecondità della Terra.
Maggio è il cuore della primavera. Nel calore rinnovato di questo mese, la Natura si esprime in un’armonia di forme, colori e aromi che si manifesta nelle splendide varietà di fiori e profumi, tra i quali spicca quello delle rose.
Simbolo del trionfo della primavera sul freddo dell’inverno, le specie antiche del tipico “fiore di maggio”, a differenza delle ibride moderne fiorivano una sola volta all’anno, perciò le “regine dei fiori” divennero la metafora del tempo che scorre veloce, della caducità della vita nello splendore della sua bellezza e del suo inevitabile declino nella morte.
Nella Roma tardo imperiale, tra maggio e luglio, i festeggiamenti per la rinascita della primavera, annunciata “dalla Regina dei fiori”, si estendeva anche ai defunti. La tematica della rosa come simbolo di vita e di morte, si esprimeva nelle Rosàlia, commemorazioni popolari di carattere privato, la cui osservanza prendeva anche il nome di rosatio (decorare con le rose) o dies rosationis (giorni degli ornamenti con le rose) nei quali si banchettava e si offrivano corone di rose (e viole) nei luoghi di sepoltura. Ovidio considerava maggio come il periodo consacrato ai maiores, gli antenati.
Le rose sono le più antiche tra le piante coltivate: per l’unicità delle loro note aromatiche erano il cuore della produzione di profumi e cosmetici del mondo romano e, come oggi — assieme a iris e zagare — la loro essenza era tra le più costose del mercato.
Che cosa rende la loro essenza tanto preziosa? In una singola goccia di fragranza è contenuta l’essenza di circa trenta rose: l’intensità olfattiva è tale da predisporre lo stato d’animo verso un senso di tranquillità e di armonia, e non può che aprire le porte della mente alla contemplazione della bellezza.
Nell’immagine, John William Waterhouse “The Soul of the Rose”, 1903 (dettaglio).
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