Beniamino Bendinelli: Maestro del presepe a Lugagnano

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Passione, curiosità, attenzione, e tanta pazienza: queste sono le qualità di un buon presepista, come insegna Beniamino Bendinelli, di Lugagnano. A casa sua è Natale tutto l’anno, anche se nel suo negozio di alimentari, in centro paese, la grande capanna da lui costruita è apparsa solo poche settimane fa. Inizia a marzo a lavorare alle sue creazioni e a novembre, quando sono finalmente finite, con un po’ di dispiacere se ne separa per inviarle alle mostre: «In ogni angolo che realizzo», racconta, «in ogni dettaglio che ricostruisco, ci metto tutto me stesso. Ogni volta che un presepe lascia il mio laboratorio, magari per non tornarvi più, mi rimane un piccolo vuoto nel cuore».

Erano gli anni Settanta quando Beniamino ha sentito nascere dentro di sé la vocazione per quest’arte, a cui è stato iniziato da don Giacomo Piazzoli, fondatore del Museo del presepio di Brembo di Dalmine (Bg). «In quel periodo andava di moda decorare l’albero», spiega, «ma io sentivo il bisogno di riscoprire nel Natale quel messaggio religioso che rischiava di andare perduto e che è invece ben rappresentato nella capanna della natività».

 

Il maestro di Lugagnano, da trent’anni, è iscritto all’Associazione italiana amici del presepio, che gli ha permesso di conoscere alcuni dei più grandi presepisti italiani ed europei, di vederne le opere, e di imparare nuove tecniche di lavorazione: «Da ogni viaggio torno arricchito», afferma, «conosco persone straordinarie che mi danno sempre nuova ispirazione».

 

Ad alimentare la sua creatività, in particolare, è la montagna. Un attento osservatore potrebbe riconoscere nei lavori di Beniamino alcuni scorci paesaggistici tipici della Lessinia, abilmente ricostruiti secondo la sua personale sensibilità. Fra gli intenditori è famoso per il particolare impasto con cui costruisce: gesso, polistirolo e vinavil, una combinazione da lui inventata, che rappresenta il marchio di fabbrica delle sue creazioni.

 

Il paese di Lugagnano ha tratto molto dalla singolare passione dell’artista, che, con l’amico Luigi Perina, negli anni Ottanta lavorava mesi interi per l’allestimento del presepe in chiesa. Oggi Beniamino può dire di aver «passato il testimone», avendo contribuito alla diffusione di quest’arte fra i suoi concittadini. La sua attenzione ora si rivolge in particolar modo ai bambini dai 6 ai 12 anni, per i quali ogni anno organizza un corso di base che dura tre mezze giornate: «Vorrei riuscire a trasmettere ai più piccoli il valore che ha il presepe nella famiglia cristiana», spiega, «affinché possano avere nelle loro vite un’immagine che resta come un punto di riferimento in un’epoca di progressi e cambiamenti come la nostra». È la struttura stessa del presepio a ricordare a chi lo realizza e a chi lo guarda che nella vita c’è sempre un centro, un aspetto più importante degli altri, che dà senso e luce al resto: «Tutto viene pensato in funzione del punto fondamentale in cui viene collocata la Sacra Famiglia, che deve essere valorizzata», spiega il presepista.

 

Beniamino ha settant’anni, ma davvero non li dimostra. Quando passa in rassegna la sua collezione di presepi e ingrandisce con la lente il volto delle statuine per vederne l’espressione, il luccichio che si accende nel suo sguardo è quello di un ragazzo che vive di emozioni, «perché quest’arte», afferma, «non va solo capita, va anche sentita». Ci sono presepi che sembrano «prendere vita» una volta terminati: questa è la soddisfazione più grande per chi li costruisce, e Beniamino la conosce bene.

Due sue creazioni sono visibili a Bussolengo, nella mostra allestita dai Padri Redentoristi. Ora, a lavoro finito, Beniamino può finalmente godersi quel Natale che ricrea tutto l’anno con la sua passione.