Ascolta questo articolo

Che il tema della sicurezza appaia oggi centrale in Italia è un fatto indiscutibile. Sia che il problema lo si consideri esistente solo a livello di percezione diffusa (in fondo un rapporto dell’Arma dei Carabinieri dello scorso anno indicava il nord est italiano come una delle aree con meno eventi di criminalità violenta in Europa) sia che corrisponda invece alla realtà dei fatti (e anche nel nostro Comune sono purtroppo numerosi i furti soprattutto in case ed appartamenti, oltre che in luoghi pubblici come recentemente nel Circolo Anziani di Lugagnano), attorno a questo argomento si è da tempo acceso un dibattito fortissimo, specialmente all’interno delle amministrazioni locali.

 

Ogni amministratore sente oggi quasi come un sacro dovere quello di dimostrare alla cittadinanza che sul tema della sicurezza si sta spendendo gran parte dell’attività comunale, con esiti purtroppo talvolta grotteschi. Anche se la situazione in Italia non è così catastrofica come a volte la si rappresenta – il Ministro dell’Interno Maroni qualche giorno fa, dopo la tradizionale riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ha illustrato i dati sulla criminalità in Italia che vedono una diminuzione dei reati del 10% in un anno – l’allarme sociale comunque esiste e non va trascurato. Di fronte quindi a una legittima e sacrosanta richiesta che proviene dal territorio di poter vivere in comunità sicure, spesso le risposte che arrivano hanno soprattutto un valore di facciata, semplicemente una mano di vernice fresca che poco – se non nulla – incide sulla realtà del problema.

 

Un esempio purtroppo lo abbiamo avuto a Sona in questi primi mesi dell’Amministrazione di Gualtiero Mazzi. La nuova Amministrazione – cavalcando il mito del Sindaco sceriffo che sembra tanto piacere – si è subito premunita di far vedere i muscoli, sommando però solo una serie di interventi superficiali e solo di immagine. L’idea – “puntiamo tutto sulla sicurezza” – poteva essere giusta anche se a Sona di problemi ne abbiamo sicuramente di più urgenti, vedi la viabilità, ma si sono proprio sbagliati i primi passi.

 

Si è così iniziato facendo presenziare nei pressi della prima seduta del Consiglio Comunale due graduati dell’Arma, quasi che a Sona vivessimo assediati dalla criminalità. Si è proseguito spendendo 1800 euro per “bonificare” la sede Comunale da eventuali cimici o altri strumenti di spionaggio – per “esigenze di tutela della riservatezza”, come si legge nella determina comunale di affidamento del servizio – pagando una ditta specializzata del settore per rendere sicure da eventuali orecchie estranee le stanze del Municipio. L’esito è stato negativo: fortunatamente per la sicurezza del nostro Comune nessuna intelligenza ostile sembra ascoltare le conversazioni dei nostri amministratori. Tutti ne saranno sicuramente rasserenati.

 

Con un ulteriore provvedimento si è poi affidato ad un’altra società privata di sorveglianza il compito di vigilare la notte sull’incolumità dei sonesi, come si fa con i negozi e le aziende. Il servizio (pensato per porre rimendio al “profondo senso di disagio e di privazione delle libertà fondamentali” dei cittadini di Sona, come appare scritto nella Delibera di Giunta che attiva il servizio) prevede la sorveglianza di trentadue siti per un costo complessivo di 11.520 euro. Possiamo anche capire la passione per le ronde private – pure questa dilagante – ma nessuno può credere che si possa rendere sicuro un territorio estremamente vasto come il nostro e migliaia di abitazioni – oltre ad alleviare “il senso di privazione delle libertà fondamentali” della cittadinanza – semplicemente monitorando trentadue siti.

 

L’ultima notizia in ordine di tempo ci viene dalla sede del Comune stesso, dove sono state installate qualche giorno fa – per una spesa di 3.729,60 euro – due telecamere di sorveglianza, una in ingresso ed una sulla porta dell’ufficio del Sindaco per vegliare sulla sicurezza del Primo Cittadino, che a questo punto sembra proprio soffrire di una qualche sindrome da accerchiamento. Tra l’altro sembra che ad oggi gli unici preposti ad accedere ai monitor che trasmettono le immagini riprese dalle telecamere siano gli Assessori.

 

Un gran parlare di sicurezza anche a Sona quindi, con una serie di provvedimenti che appaiono però assolutamente scoordinati ed estemporanei, a volte del tutto insufficienti a volte del tutto sovradimensionati per l’entità del problema. E soprattutto completamente slegati tra loro. Se poi si va a spulciare il Bilancio Consuntivo Comunale 2007 si scopre che la Polizia Municipale è stata utilizzata soprattutto per compiti amministrativi d’ufficio, a dimostrazione di quale sia invece il reale e concreto interesse per la sicurezza.

 

Se si ritiene che l’ordine pubblico a Sona sia un problema – come in parte sicuramente è – sarebbe necessario affrontare la questione in maniera complessiva, studiando un vero e proprio piano per la sicurezza da mettere a punto e concordare tra Sindaco, Prefettura, Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia Municipale. Lo stesso Ministro dell’Interno Maroni, presentando il 5 agosto scorso il nuovo Decreto per i poteri speciali ai Sindaci in tema di sicurezza, aveva sottolineato che “quello che vogliamo creare è una sinergia sul territorio tra strutture di Polizia, Prefetti e Sindaci”.

 

Ma un lavoro di coordinamento di questo tipo richiede capacità progettuali ed organizzative che non si possono improvvisare, e quindi risulta più facile seminare qualche migliaio di euro qua e la in provvedimenti che trovano il tempo che trovano, affrettandosi a rilasciare rassicuranti dichiarazioni alla stampa.

 

Nel breve è possibile che un atteggiamento di questo tipo ripaghi elettoralmente, ma un Amministratore dovrebbe almeno provare a non vivere in perenne campagna elettorale, perché i problemi reali necessitano di rimedi reali.

 

Articolo precedenteIn coda per il Baco
Articolo successivoIl maestro Marchesini, storico insegnante di Sona
Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.