L’uomo, metastasi di un mondo e di un ecosistema che sembrano non avere futuro?

Il mondo, una palla vivente che respira, con un cuore che batte, e con un tumore che lo sta uccidendo: l’uomo. Il mondo viene pian piano distrutto dalle azioni che noi del tutto egoisticamente compiamo, non dando peso al dolore e alla fatica incessante che causiamo.

Terremoti, inondazioni, sbalzi termici, e temperature del tutto inusuali, colpiscono il pianeta ogni giorno, e sono la risposta ad un malessere forse ormai incurabile.

L’uomo ha iniziato a diventare ciò che mi sento di definire come “metastasi del mondo” con la rivoluzione industriale. Mentre è solo dalla seconda metà del 1800 che, in Europa, nacquero le prime associazioni ambientaliste. Prima di allora solo alcuni avevano intuito il danno e il delirio che da lì a poco si sarebbe scatenato: l’ormai inarrestabile crisi climatica.

Oggi le persone si preoccupano spesso di questioni frivole e superflue, dimenticandosi che il mondo, abitato da corpi e anime, anche innocenti, necessità di attenzione. Le future generazioni nasceranno in un mondo troppo malato per permettere loro una vita degna di essere chiamata tale, una vita che li faccia sentire parte della terra su cui camminano e una vita che li faccia amare tutto ciò che li circonda.

Ho paura, i miei coetanei hanno paura, di crescere i propri figli sapendo di non poter dar loro esperienze che ci rendono realmente parte della terra: il contatto con la natura e con i viventi che la abitano.

Quante specie animali si sono già estinte, e quante ancora dovranno estinguersi per far seriamente preoccupare l’uomo dell’attuale situazione. Quante vite dovranno ancora fermarsi per aprire definitivamente l’occhio all’uomo sulla verità. Quando capirà l’uomo di essere il carnefice di se stesso e di un intero ecosistema?

La realtà del presente è tragica, ma la speranza di tornare alla quotidianità in una terra viva è ormai svanita o possiamo ancora cambiare il nostro futuro?

Sofia Marogna
Classe Quarta H - Io sono, se va bene, il pensiero delicato di una mano delicata (Bukowski)