L’unificazione di Lugagnano nel 1975, una storia tormentata (e poco conosciuta)

Prima di qualsiasi altra considerazione va ricordato che Lugagnano nasce quasi per caso, ritrovandosi diviso in quattro Comuni: Sona, Sommacampagna, Bussolengo e Verona. L’aggregato urbano si è venuto accrescendo nel tempo, lungo le due arterie principali la comunale Sona-Verona e la Bussolengo-Caselle, intersecatisi in quello che attualmente può essere considerato il centro urbano.

Queste arterie costituirono in buona parte le linee di demarcazione dei territori che furono amministrati fino al 1975 dai quattro Comuni: Sona, Sommacampagna, Verona e Bussolengo. Il nucleo originario del paese era in effetti situato a nord-est, amministrato quindi dal solo Comune di Sona, ma è andato coinvolgendo nello sviluppo successivo parte dei territori dei Comuni adiacenti, data l’evidente forza di attrazione delle due vie di comunicazione.

Tra il 1927 ed il 1929 (anni V-VI e VII dell’Era Fascista) vi fu una prima iniziativa di unficare il paese, come ricaviamo da una cospicua corrispondenza fra il Podestà di Sona Tonelato ed il Presidente della Federazione degli Enti Autarchici e la Regia Prefettura per ottenere collaborazione ed iniziative per la rettifica dei confini della frazione. L’iniziativa non ebbe alcun esito.

Le prime e più consistenti iniziative per l’unificazione furono però avviate dal Comune di Sona nel dopoguerra quando il percorso per il raggiungimento dell’obiettivo doveva ancora passare dalla Prefettura, non più in possesso però dei ruoli del periodo del Regime, e dai ministeri romani.

Di rilevo fu l’iniziativa del 1952. Nel consiglio comunale del 18 ottobre di quell’anno il sindaco Ledro riferiva con ottimismo di un incontro avuto in prefettura con i rappresentanti dei Comuni di Verona, Sommacampagna e Bussolengo. Ad una iniziale disponibilità dei Comuni interessati fecero però seguito riserve e risposte interlocutorie che portarono all’affossamento dell’iniziativa ed allora partì l’iniziativa del “Comitato di cittadini per Lugagnano Comune autonomo” del quale scriviamo più avanti.

Una seconda iniziativa, senza esito, nel dopoguerra si concretizzò in una delibera di Consiglio comunale di Sona del 20 luglio 1955 con il solito oggetto: “Rettifica confini in frazione di Lugagnano con i Comuni confinanti, a norma dell’art. 32 della legge comunale e provinciale vigente”.

Una terza iniziativa avviata dall’amministrazione comunale di Sona è dei primi giorni del settembre 1958 con la quale si tentò, con lettere ed incontri diretti, di convincere il Comune di Sommacampagna a concordare rettifiche territoriali reciproche che consentissero al paese di Lugagnano di ritrovarsi di fatto unito. Il risultato fu ancora negativo.

Anche nel 1965 partì una iniziativa, che naufragò subito, con il nuovo sindaco Carlo Scattolini che, con lettera del 23 novembre, chiedeva alla prefettura di Verona di avviare incontri con gli altri tre Comuni per giungere all’unificazione “disposti – si scrivead accettare anche una più limitata modifica dei confini di quella a suo tempo prospettata purchè vengano inclusi, nella zona appartenente a Sona… almeno la chiesa parrocchiale ed il nuovo cimitero”.

Quando si iniziò a parlare di unificare il paese di Lugagnano, nella frazione si pensò addirittura che fosse utile nello stesso tempo renderlo Comune autonomo. Con il senno di poi è facile rendersi conto che Lugagnano-Comune sarebbe stata un’enclave senza territorio, chiusa entro confini difficili da proteggere urbanisticamente dall’invadenza dei Comuni confinanti e con un bilancio economico assai precario. Negli anni ’50 a Lugagnano però non la si pensava così.

Tra il 1954 ed il 1958 si formò ed operò, infatti, un “Comitato di cittadini” appositamente costituito per l’unificazione del paese e la sua costituzione in Comune autonomo. Il Comitato contava sulla collaborazione di tutte le persone più in vista del paese, gli opinion leader dell’epoca, parroco Don Enrico Brunelli in testa. Il risultato più evidente di questa iniziativa fu l’inasprimento degli animi tra gli amministratori ed i cittadini di Lugagnano e gli amministratori dei Comuni che avrebbero dovuto cedere i territori, Sona compresa. La vicenda andò avanti per molti mesi, ma non ottenne risultati concreti.

La scelta preliminare, e cioè a quale Comune aggregare tutta la frazione, non fu difficile. La realtà che vedeva i tre/quarti della popolazione già nel Comune di Sona, i servizi in grande parte forniti come scuole, acquedotto, gas tutto portava a questa scelta. Peraltro alcune forze politiche presenti sul territorio, in particolare D.C. e P.S.I., organizzarono dei sondaggi ed anche dei veri e propri mini referendum, sia fra i propri iscritti che fra la popolazione, onde capire per quale scelta fosse opportuno optare o forse, semplicemente, per coinvolgere i cittadini.

I risultati furono sempre di larghissimo consenso all’unificazione con il Comune di Sona. Anche “l’ubriacatura” del Comune autonomo era ampiamente superata e quindi si partì con l’obiettivo “tutti nel Comune di Sona”, dando vita ad un Comitato per l’unificazione fra le forze politiche maggiormente presenti sul territorio: A.C.L.I., D.C., P.S.D.I. e P.S.I.

Il problema più impegnativo era rappresentato dal Comune di Sommacampagna che era titolare della più grossa fetta di territorio e di abitanti. Per chiarire quanto fosse complicato il problema si segnala questo fatto. Gli amministratori di Caselle, la frazione di Sommacampagna che era titolare della fetta di Lugagnano, vietava da molto tempo ai propri sindaci di organizzare assemblee pubbliche nella frazione.

Il nuovo sindaco di Sommacampagna Recchia Attilio, che fu un buon amico di Lugagnano, capendo che i problemi erano reali, subito dopo le elezioni del 1970, più volte sollecitato, pretese di venirvi ugualmente ma dovette accettare che l’invito ai cittadini fosse così concepito: “Ai cittadini di Caselle, residenti nella frazione di Lugagnano”. Questo piccolo stratagemma consentì peraltro di creare un rapporto diretto con il sindaco, utile per i futuri sviluppi della vicenda.

Per affrontare il problema si dette l’avvio a due iniziative: si stipulò un accordo con il partito di maggioranza, la D.C. di Sommacampagna, e si ottenne di inserire un rappresentante di Lugagnano nella Lista per le Elezioni amministrative. L’operazione andò a buon fine e Raffaello Manzato, eletto con molte preferenze per un buon lavoro effettuato sul territorio, fu il “cavallo di Troia “ all’interno del consiglio comunale di Sommacampagna per il quinquennio 1970-75.

La seconda iniziativa fu quella di fare richiedere, da parte del Comune di Sona al Comune di Sommacampagna, di definire le pendenze economiche e burocratico-amministrative fra i due Comuni riguardo la frazione divisa. Si arrivò così ad un accordo che riconosceva i diritti del Comune di Sona sulla frazione relativamente ai costi sostenuti anche per i “cittadini di Sommacampagna, abitanti a Lugagnano”, dando quindi sostanza ad un precedente molto importante ed ad un possibile voto favorevole al distacco della frazione.

Con il Comune di Verona e la Provincia di Verona non vi fu un vero problema in merito alla decisione che i rispettivi consigli votassero a favore della rettifica territoriale, ma solamente il problema burocratico di riuscire a portare in tempi ragionevoli all’ordine del giorno dei rispettivi Consigli la decisione sul voto.

All’interno della giunta comunale che reggeva le sorti del Comune di Verona si trovarono accordi con chi rappresentava D.C.,P.S.I. e P.S.D.I., gli stessi partiti che avrebbero presentato poi in regione la proposta di legge di unificazione. Per quanto riguarda la giunta provinciale venne ottenuta la collaborazione di un consigliere in carica che era nativo di Lugagnano e che accettò di buon grado di farsi carico del problema ed ottenere il necessario consenso per il voto.

Fu più complicato il rapporto con il Comune di Bussolengo. Non si riuscì ad ottenere un voto a favore, ma esclusivamente l’impegno che pure a fronte di un voto negativo in consiglio comunale i propri amministratori non avrebbero assunto iniziative in regione per bloccare la delibera di Unificazione e essi si comportarono coerentemente. Con questo Comune nacque anche il problema della definizione del nuovo confine.

Infatti, mentre con Verona il confine fu trovato facilmente sulla linea della autostrada del Brennero e con Sommacampagna sulla linea della ferrovia, cedendo il territorio oltre la località Rampa, con Bussolengo non fu possibile collocarlo sulla Statale 11 per la ragione che l’ANAS sottostava ad una legislazione che prevedeva che ogni tratto di Statale dovesse, avere in entrambi i lati della strada, un solo Comune come interlocutore. Si dovette quindi accettare un confine a sud della Statale 11 non soddisfacente per Lugagnano, che sta ancora subendo i danni della sua vicinanza all’abitato.

Proseguendo nel programma di avvicinamento alle elezioni per il referendum si dovette pensare ai cittadini della frazione ed alla sensibilizzazione degli stessi al problema. In questa opera l’iniziativa fu soprattutto in mano alla sezione locale della D.C., ma tutti gli esponenti degli altri partiti ed associazioni presenti sul territorio in particolare P.S.I. e P.S.D.I ed il Circolo locale ACLI, che all’epoca era molto attivo, operarono con un notevole impegno corale.

Anche la Parrocchia di Lugagnano, che aveva da tempo abbandonato l’idea del Comune autonomo, appoggiò apertamente l’iniziativa, con un documento del suo consiglio parrocchiale. I cittadini di Lugagnano sul problema avevano però sensibilità diverse e di queste diversità si dovette tenere conto. Dato per scontato il voto favorevole dei cittadini dell’area Sommacampagna numerosi e ben coscienti delle grosse difficoltà della loro situazione amministrativa e di quelli di Bussolengo, pochi e scarsamente coinvolti, ma anch’essi in larga parte favorevoli, il problema sorse con i cittadini dell’area di Verona.

La chiesa di Lugagnano poco dopo la sua edificazione.

Chi era cittadino del Comune di Verona, pur abitando a Lugagnano, si sentiva avvantaggiato relativamente agli uffici di collocamento ed agli istituti previdenziali e molti di essi non intendevano perdere alcuni di questi vantaggi. Si dovette quindi colloquiare lungamente con le singole famiglie, circa 70, e dove utile con i singoli componenti delle famiglie stesse, spiegando come le rinunce singole potevano ritenersi modeste rispetto ai vantaggi complessivi per tutta la comunità. Il voto dimostrò che le preoccupazioni per il voto in quell’area erano state bene valutate, poiché la battaglia fu vinta di misura.

Per ultimo, non meno importante, si dovette pensare a chi avrebbe presentato in regione la proposta di legge per l’unificazione. Si valutò che in regione la giunta era retta da D.C., P.S.I. e P.S.D.I. e ci si convinse che la strada giusta era quella di chiedere ai tre partiti di sponsorizzare l’iniziativa e così fu fatto.

Il progetto di legge n.2/1974 dal titolo “Aggregazione al Comune di Sona delle porzioni del territorio di Lugagnano appartenenti ai Comuni di Verona, Sommacampagna e Bussolengo”, fu presentato alla presidenza del consiglio regionale il 22 gennaio 1974, annunciato al consiglio regionale il 24 Gennaio 1974 e trasmesso alla prima commissione consigliare ed ai consiglieri regionali il 30 gennaio 1974.

Il progetto di legge conteneva anche la proposta di ridefinizione dei confini. I promotori della proposta di legge furono i consiglieri regionali Melotto, Dompieri e Battizocco per la D.C., Pavoni per il P.S.I. e Fornaciari per il P.S.D.I.

La proposta di legge passò positivamente il vaglio della prima commissione consigliare permanente e quindi l’ufficio di presidenza del consiglio regionale con propria deliberazione n. 240 del 10 luglio 1974 indisse i referendum popolari, definendone gli ambiti ed i termini del quesito da sottoporre ai cittadini che così recitava: “Sei favorevole al Progetto di legge regionale n.2 del 1974 dal titolo – Aggregazione al Comune di Sona delle porzioni del territorio di Lugagnano appartenenti al Comune di Verona, Sommacampagna e Bussolengo?” e richiese i pareri consuntivi alle istituzioni interessate.

Il consiglio provinciale di Verona votò a favore della proposta di unificazione con delibera di consiglio n. 56 del 9 luglio 1974, su proposta delle giunta provinciale che nella seduta del 15 maggio 1974 si era espressa in questo senso. Il consiglio comunale di Sommacampagna votò a favore con delibera di consiglio n. 82 del 10 giugno 1974, vincolando il voto alla permuta di territori, quelli oltre la località Rampa, come poi avvenne. Il Consiglio Comunale di Verona votò a favore con delibera di consiglio n. 78 del 5 giugno 1974. Il consiglio comunale di Bussolengo votò contro la proposta di unificazione con delibera n. 28 del 3 aprile 1974 pur dichiarando ”si riconosce il sacrosanto diritto del paese all’unificazione, pur esprimendo riserve per quanto concerne la delimitazione del territorio” e “dando delega alla Giunta per formulare una controproposta”. Il consiglio comunale di Sona votò a favore con delibera n.23 del 10 aprile del 1974.

Il referendum popolare consuntivo, fu indetto per il 20 e 21 ottobre 1974. Votò a favore dell’unificazione sotto il Comune di Sona il 79% dei votanti che furono il 94% dei cittadini delle aree di Sommacampagna, Verona e Bussolengo aventi diritto al voto.

La legge 10 gennaio 1975, n. 3 che sancì l’unificazione amministrativa di Lugagnano sotto il Comune di Sona fu approvata in consiglio regionale il 28 novembre 1974, ebbe il visto del commissario del governo entro i 30 giorni successivi e pubblicata sul bollettino della regione Veneto il 14 gennaio 1975 ed è composta di tre articoli.

Nei cinque anni del nuovo mandato amministrativo, che iniziò nel giugno 1975 con Salvetti Renato il primo sindaco di Lugagnano dopo il periodo della guerra – che firma questo articolo – e undici consiglieri comunali della frazione su venti eletti in consiglio, si procedette ai passaggi fra i diversi Comuni dei dati e dei documenti necessari a rendere funzionale la sovranità del Comune di Sona sulle nuove aree acquisite, da quelli anagrafici a quelli relativi alla tassazione, alla contrattistica in essere, alle pendenze fiscali, alle vertenze in atto.

L’operazione dell’unificazione, probabilmente per il modo collaborativo e non conflittuale con cui era stata condotta, non aveva lasciato strascichi e quindi la collaborazione fra i Comuni in questa fase fu completa e fu anzi un momento che servì a creare un rapporto di stretta sinergia fra gli amministratori della zona in un periodo nel quale si cominciava a dare spazio ad iniziative consortili.

Gli aspetti economici per le annate 1975 e 1976 furono regolati, su mandato espresso dell’intendenza di finanza di Verona, direttamente fra i Comuni interessati attraverso deliberazioni apposite, mentre a partire dal 1977 provvide lo Stato secondo una tabella di compensazioni definita con il ministero delle finanze a livello provinciale sulla base delle entrate, proporzionate agli abitanti, per ciascun singolo Comune.

A partire dal 1977 il Comune di Sona si ritrovò nel bilancio, a fronte di un numero aggiuntivo di cittadini del 10,9%, un incremento dell’11,6% dei tributi erariali ricevuti in compartecipazione da parte dello Stato ed un 16,2% relativamente a tributi indiretti (II.CC.) sempre in compartecipazione dallo Stato. Oltre ad un 21,5% per tributi diretti (Imposta di famiglia) per una media ponderata del 16,5%.

Nello stesso periodo il Comune di Sona procedette pure ad armonizzare i piani urbanistici, quelli commerciali e quanto altro. Piani importanti o pendenze minime di singoli cittadini rendevano ancora variegato il panorama amministrativo di Lugagnano.

Come appare evidente non fu facile raggiungere l’obiettivo dell’unificazione, il nostro fu il primo caso nel Veneto dopo la costituzione dell’ente regione. Nei venti anni successivi chi ci provò nelle diverse province della regione non riuscì a portare in porto un risultato positivo. Ai promotori di altre proposte di legge per modificare confini territoriali i funzionari regionali veneti, ai quali chiedevano lumi, dicevano ”andate a farvi spiegare a Lugagnano come hanno fatto” ed alcuni nostri amministratori negli anni successivi furono richiesti di consigli e di presenziare a riunioni di comitati di paese in tutta la regione.

A Lugagnano aveva vinto un buon lavoro di gruppo e la volontà di coinvolgere tutti, coralmente tesi verso il risultato piuttosto che a voler fare emergere personalismi ed appartenenze.