Luigi Tonelato, podestà di Sona nel ricordo del figlio Vittorio

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Ogni campagna elettorale per la nomina del sindaco e della giunta del Comune di Sona si accompagna a animate discussioni e polemiche. Vi è stata un’epoca, tuttavia, in cui queste passioni non erano vissute, in quanto il primo cittadino, che non si chiamava sindaco ma podestà, non veniva eletto dal popolo, bensì nominato dal prefetto. Ci riferiamo al periodo del governo fascista, che istituì nel 1926 questa nuova figura politica.

Colui che ricoprì nel nostro Comune questo importante incarico fu il cavalier Luigi Tonelato. Per avere sue notizie siamo andati a parlare con suo figlio, il dottor Vittorio Tonelato, primario emerito di pediatria, che ci ha ricevuti nella sua casa. Abbiamo conosciuto un signore dai modi squisiti, che ha parlato di suo padre con orgoglio e ammirazione.

Dottor Tonelato, ci dica di suo padre…
Mio padre nacque nel 1889 nel Comune di Sona, in località Guastalla, primo di sei figli. Mio nonno, il cavalier Augusto Tonelato, era stato nominato sei anni prima amministratore dell’azienda agricola dei Giusti del Giardino allorquando questa si trovava sull’orlo del fallimento, ed egli seppe salvarla e risanarla. Papà fu mandato a studiare dapprima nel ginnasio del collegio vescovile di Verona, poi alla scuola di enologia di Conegliano Veneto, un centro rinomato in tutta Europa, dove conseguì il diploma di enologo.

Combattè durante la prima guerra mondiale?
Sì, in artiglieria, sul fronte in Val Lagarina, con il grado di tenete dei bombardieri.

E al ritorno?
Ben presto subentrò al padre nella direzione dell’azienda agricola. Si trattava di una grande tenuta, con alle proprie dipendenze trentatré mezzadri che lavoravano su 1400 campi veronesi. Nel 1920 si sposò con mamma Adele; dalla loro unione nacquero due figli, io e mio fratello Augusto.

Appartiene a questi anni la sua adesione al fascismo. Perché?
Negli anni del dopoguerra l’Italia stava vivendo un periodo di pesante disagio sociale e grave disordine morale. Scioperi e tumulti imperversavano ovunque, fomentati dalle sinistre, mentre le forze armate venivano vilipese. Mio padre fu tra i primi a iscriversi al partito di Mussolini, perché vedeva nel fascismo l’unica forza politica in grado di arginare quel caos che si era venuto creando, e salvare così l’Italia dalla guerra civile. Anche dopo la caduta del regime, quando molti avrebbero fatto a gara a professarsi antifascisti, egli non rinnegò mai gli ideali del passato; ideali che, sia chiaro, nulla avevano a che vedere con lo squadrismo e la violenza. Fu e rimase sempre un moderato.

Come mai il prefetto nominò proprio lui podestà di Sona?
Per l’alto prestigio di cui godevano lui e la sua famiglia, prestigio che derivava dalle capacità che avevano dimostrato come dirigenti di azienda, nonché dalle riconosciute qualità morali.

Quali opere realizzò nel Comune di Sona?
Mio padre fu podestà per sedici anni, dal 1926 al 1942. Si recava nel suo ufficio in bicicletta o con il calessino trainato dal cavallo. In municipio c’erano soltanto, oltre a lui, il segretario Venturi e due impiegati. Realizzò svariate opere importanti per lo sviluppo del territorio, come irrigazioni, strade, scuole (cito, per fare degli esempi, l’asilo infantile di Palazzolo e la scuola elementare di S.Rocco), acquedotti a S.Giorgio e a Lugagnano, opere pubbliche che hanno dato lustro al capoluogo come il monumento ai caduti, il municipio, il campo sportivo e il Monte Frumentario. Presenziava, inoltre, a tutte le manifestazioni e ricorrenze dello Stato e del partito.

Che ricordi ha della vita che conduceva la famiglia Tonelato a Guastalla?
Abitavamo in una casa di fronte al palazzo dei conti Giusti del Giardino. Ricordo anni sereni, tranquilli, in seno a una famiglia patriarcale molto unita. Oltre a me, ai miei genitori e a mio fratello, vivevano con noi il nonno Augusto e quattro zie.

Come reagì suo padre alla notizia dell’entrata in guerra a fianco della Germania?
Papà era, ripeto, un fascista moderato. Come ho detto prima, egli si era iscritto al partito perché vedeva in esso uno strumento di ordine e pacificazione. Da subito ritenne quell’avventura una follia che avrebbe provocato la rovina dell’Italia. Racconto un episodio significativo. Nel 1940 il prefetto di Verona, Letta, convocò mio padre e altri podestà del circondario a una riunione a Bussolengo. Nel suo discorso decantò la grande preparazione dell’Italia alla guerra e, al termine, si aspettò un applauso; seguì, invece, un gelido silenzio; solo mio padre chiese la parola, e disse che si augurava che, senza entrare in guerra, l’operato di Mussolini potesse portare ancora una volta la pace sociale e la salvezza dell’Italia così come aveva già fatto in passato; seguì un lungo e scrosciante battimani. Il prefetto, offeso perché non era stato applaudito il suo tronfio discorso, se andò in silenzio e risentito.

Fu primo cittadino fino al 1942. Perché la sua carriera si interruppe?
Avvenne un fatto increscioso. A quell’epoca il cibo per la popolazione italiana era stato razionato, e veniva distribuito ad ogni famiglia con le tessere annonarie. Un giorno, mentre si stavano trasportando dalla stazione ferroviaria di Sona al capoluogo i viveri destinati ai cittadini, capitò che una delle due damigiane contenenti l’olio razionato si rompesse, per colpa del dondolio del carro su cui viaggiavano o per altre cause accidentali. Mio padre si preoccupò molto, perché molti sonesi rischiavano di rimanere senza olio. Decise allora di recarsi dal prefetto per chiedere come porre rimedio all’incidente. Letta, che non aveva dimenticato la serata di Bussolengo di due anni prima, colse l’occasione per esautorarlo: lo cacciò in malo modo e gli impose le dimissioni. Il giorno dopo su “L’Arena” fu pubblicata la notizia che il podestà di Sona Luigi Tonelato si era ritirato per motivi di salute.

Immagino che ci rimase malissimo…
Fu costernato e amareggiato. Due episodi concorsero ad attenuare la cocente delusione per l’ingiusto trattamento subìto. Il primo quando, alla consegna delle dimissioni, ricevette dal vice-prefetto le più vive congratulazioni perché il Comune di Sona risultava, bilanci alla mano, uno dei meglio amministrati della provincia. Il secondo quando, nel 1944, si vide recapitare a casa l’invito ad assumere l’incarico di podestà di Sommacampagna, il cui posto era vacante; la proposta era firmata nientemeno che da Letta, che evidentemente si era pentito dell’ingiustizia commessa. Ma mio padre rifiutò, adducendo motivi di…salute.

Come visse gli anni del dopoguerra?
Nel 1954 andò in pensione, lasciando la guida dell’azienda di Guastalla a mio fratello Augusto, laureato in agraria all’università di Milano. Ma non furono anni di inattività, anzi. Un giorno, alcuni imprenditori si riunirono a casa nostra per discutere il progetto di fondare a Castelnuovo una cantina sociale che valorizzasse la qualità delle uve nostrane; per la sua realizzazione fu posta un’unica condizione: che le funzioni di presidente fossero assunte da mio padre, altrimenti non se ne sarebbe fatto nulla; egli accettò, e quella cantina è ancor oggi attiva e prosperosa. Questo per dire la grande considerazione di cui godeva come enologo e come dirigente. Ciò è testimoniato anche da un busto, presente tuttora nella sala consiliare di quella cantina sociale, che lo ricorda come fondatore e primo presidente.
La mia famiglia rimase a Guastalla fino al 1963. Coloro che subentrarono non si dimostrarono all’altezza della situazione, e l’azienda, che all’epoca consisteva in circa mille campi, andò incontro a un progressivo e inesorabile declino.

Come morì?
Mancò improvvisamente nel 1964, nella casa di Bussolengo dove si era trasferito. Lo trovammo con in mano la “Divina Commedia”. Era infatti una persona di cultura, e amava moltissimo la lettura.

Come vorrebbe che i sonesi ricordassero il loro podestà di un tempo?
Luigi Tonelato era da tutti conosciuto come un gentiluomo, un amministratore competente, un politico coerente, un uomo onesto e integerrimo.