Lugagnano: Via Pelacane, origini di un nome curioso (che arriva fino a Dante)

Via Pelacane (nella foto di Mario Pachera) è una delle strade più importanti di Lugagnano. Il nome che porta ha origini antiche e oscure. Poiché nella lingua italiana del passato questa parola aveva il significato di “conciatore di pelli”, si può ipotizzare che una volta vi si esercitasse tale attività; del resto nella vicina Bussolengo, verso cui questa strada è diretta, è accertato che vi fossero concerie da tempo immemorabile.

Un giorno però i nostri amministratori si accorsero che nel medioevo era vissuto, alla corte degli Scaligeri, un personaggio chiamato Antonio Pelacane, e decisero così di intitolare a lui la via. Si trattò di una evidente forzatura, tuttavia è interessante sapere di chi si tratta.

Antonio Pelacane (o Pelacani) fu una grande figura di medico e uomo di cultura, originario di Parma e morto a Verona nel 1327. Quanto fosse stimato ce lo dice il fatto che alla sua morte gli fu dedicato un monumento sepolcrale nel chiostro della chiesa di San Fermo.

Quel monumento consiste in una lastra in marmo che lo ritrae nell’atteggiamento del maestro che insegna agli allievi; costoro, con il libro ben aperto sotto gli occhi, ascoltano attentamente le parole di colui che all’epoca era considerato un famoso scienziato e filosofo. A quel tempo a Verona non esisteva ancora l’università, si trattava di scuole di filosofia naturale con la funzione di preparare allo studio della medicina da completare poi a Padova o a Bologna. Nel monumento c’è un’altra lastra, che mostra il Pelacane disteso sul feretro accanto alla moglie Mabilia dei marchesi Pallavicini.

Un ulteriore motivo per cui egli è passato alla storia riguarda la sua partecipazione al dibattito sulla “Quaestio de situ et forma aquae et terrae”, una dissertazione discussa da Dante Alighieri a Verona il 20 gennaio 1320.

Il problema al centro della Quaestio riguardava la disposizione dei quattro elementi fondamentali – fuoco, aria, acqua e terra – che si riteneva fossero disposti in sfere concentriche con la terra in posizione più centrale per la sua pesantezza.

Pelacane era fra coloro che ritenevano che terra ed acqua formassero un’unica sfera dove l’acqua occupa gli spazi cavi.

Il suo nome è noto anche per esser stato coinvolto nel processo intentato contro Matteo e Galeazzo Visconti, accusati di aver tentato di uccidere papa Giovanni XXII con sortilegi. Si tratta di un fatto che oggi offrirebbe materia per un romanzo giallo o “noir” d’ambientazione medioevale, e sembra che in qualche modo coinvolgesse perfino Dante.

Il Pelacane, “magnus hereticus”, per incarico dei Visconti avrebbe portato a un famoso negromante veronese una statuetta con l’immagine del pontefice per gli interventi magici di rito. Ma la maligna liturgia, decisa fra le capitali ghibelline del Nord Verona e Milano, non sortì l’effetto sperato, tanto che il papa campò altri quattordici anni. E’ evidente la commistione tra scienza e magia esistente in un tempo e in una società in cui persino le corti dei signori pullulavano di maghi e sciamani.

Antonio Pelacane fu dunque figura dall’indiscusso successo professionale, che insegnò anche a Bologna, fu medico dei Visconti e si distinse fra i protagonisti dell’epoca scaligera.

Mario Nicoli
Nato a Verona nel 1956, lavora come medico di base. Dal 2003 è redattore del “Baco da seta”, su cui pubblica articoli che trattano quasi sempre di storia del nostro Comune. E’ presidente del “Gruppo di ricerca per lo studio della storia locale di Sona”, che fa parte della Biblioteca comunale di Sona.