C’è una mappa che sembra respirare, con le linee rosse che tagliano deserti e montagne come vene vive. E c’è una baita, a Lugagnano, dove per una sera quel disegno antico smette di essere carta e diventa racconto, domande, collegamenti. Giovedì 19 marzo alle ore 20.30 la Baita Alpini di Lugagnano “Arnoldo Cristini”, in Via Caduti del Lavoro, 4, apre le porte a una serata culturale che promette di far viaggiare senza muoversi: La via della Seta, dal viaggio di Marco Polo agli itinerari odierni.
Al centro della serata c’è la voce di Giannantonio Conati, chiamato a tenere il filo tra due mondi: quello del mercante veneziano che attraversò l’Asia quando l’Europa aveva ancora l’aria stretta del Medioevo, e quello di oggi, dove le rotte sono tornate a essere parola chiave, non solo nei libri ma nella vita reale. “Itinerari odierni” significa proprio questo: non un esercizio di nostalgia, ma un confronto tra il viaggio come avventura e il viaggio come rete, scambio, passaggio di merci, idee, culture. E anche come terreno di competizione e interessi, perché le strade non sono mai soltanto strade.
L’iniziativa nasce nel mondo alpino e associativo: in prima linea l’A.N.A. Sezione di Verona – Gruppo di Lugagnano, affiancata dalla Zona Mincio – Sezione di Verona, con il patrocinio del Comune di Sona. C’è poi la presenza dell’Associazione Museo Storico “Baita Monte Baldo”, che richiama un’idea precisa: la memoria non è una stanza chiusa, è un ponte che regge se lo si attraversa. Il Baco da Seta è presente come media partner.
Il luogo conta. La Baita “Arnoldo Cristini” non è un auditorium neutro: è un punto riconoscibile, con il legno, le fotografie, l’atmosfera di comunità che rende diverso anche il modo di ascoltare. Qui la Via della Seta può diventare una storia detta a voce alta, con il pubblico vicino, con la sensazione che le distanze del mondo si misurino per un attimo in metri e non in chilometri. E alla fine della serata, come da tradizione di accoglienza, verrà offerto un piatto caldo: un gesto semplice che chiude il cerchio, perché ogni viaggio, alla fine, ha bisogno di un approdo.
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