Lugagnano. Se n’è andato Giovanni “Gao” Perina, calciatore di un mondo che non c’è più

Domenica scorsa 10 aprile è scomparso Giovanni Perina, conosciutissimo e amato a Lugagnano con il soprannome di “Gao”.

Giovanni Perina fu un vero mito del calcio di Lugagnano, ed il Baco andò ad intervistarlo nel 2006, assieme ad un’altra colonna del calcio locale, Antonio Mazzi.

“Fabbro da sempre”, come si descrisse lui quando gli chiedemmo del suo lavoro, era nato il 17 settembre 1934 a Lugagnano.

Il suo campionato di esordio nel Lugagnano risale all’annata sportiva 1951/52, in Seconda Divisione, (Allenatore Tano Bendinelli, Presidente il mitico Assuero Barlottini). Nella sua carriera Giovanni vanta ben 327 partite con la maglia del Lugagnano, con il quale chiuse la carriere nel 1970.

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ac lugagnano
Anno 1955/56: Lugagnano-Chievo 1 a 0. Giovanni è il primo in piedi da sinistra. Nella foto in alto Giovanni con la moglie, premiato dall’AC Lugagnano nel 2011

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Quando in quell’intervista, tra le tante cose, gli chiedemmo i primi ricordi che gli venivano in mente del calcio degli anni di gioventù a Lugagnano, la risposta aprì una finestra su un paese, ed una comunità, che proprio non esistono più.

“Il primo ricordo è sicuramente il campo era in Via Cao del Prà – ci disse – ci si cambiava a turno dalle Patine, che ci ospitavano al piano sopra il bar mentre l’arbitro si cambiava nella loro camera da letto. Oppure al bar da Careta o al bar dal Bati. Ci si lavava ‘al volo’ alla fontanina per strada, proprio davanti all’edicola. Le maglie del Lugagnano erano bianche e rosse, poi diventarono nere e rosse (dal 1951/52). In paese esisteva un unico pallone di cuoio, ed era a casa di Antonio che lo custodiva e, quando necessario, lo aggiustava. Altro che mute di maglie ed attrezzature sportive!”

Giovanni, che ha militato solo e sempre nell’AC Lugagnano, giocò in molti ruoli, da ala sinistra a mezzala, a mediano, da centro mediano a stopper. Un calciatore moderno, prima che diventasse di moda esserlo. Un giorno Arrigo Sacchi disse che a pallone ci possono giocare tutti; a calcio soltanto in pochi. Ecco, Giovanni era sicuramente tra quei pochi.

Alla domanda su quale fosse il suo più bel ricordo calcistico, ci raccontò con passione, quasi le stesse rivivendo, di “alcune bellissime e importanti partite come contro il Pedemonte su un campo sempre pesantissimo, oppure mitiche sfide contro la Fumanese o contro l’Ambrosiana. Senza dimenticare la fantastica partita con l’Arzego a Padova nella finale di Campionato, rimasta nella storia del Lugagnano calcio. Oppure gli scontri con l’Ambrosiana, che per rivalità, erano vere e proprie battaglie calcistiche”.

Parlando di quegli anni sportivi, e perdendosi in mille ricordi minimi ma gloriosi, Giovanni se ne venne poi fuori con un aneddoto veramente fuori dal tempo rispetto allo sport odierno.

“Io non mi sono mai allenato… L’unico allenamento erano i chilometri di bici che facevo per andare a lavorare. Capitava anche che andassi in bici alle partite. Tipo, si giocava a Castelnuovo, io partivo in bici da Lugagnano, arrivavo a Castelnuovo, giocavo, poi rimontavo in bici e me ne tornavo a casa”.

Bellissima, e commovente, la frase con la quale chiuse quell’intervista. Alla domanda su quale fossero le qualità che preferiva in una donna ci rispose, semplicemente, “quelle che ho trovato in mia moglie”.

‘Come vorrebbe essere ricordato dagli sportivi di Lugagnano?‘, gli chiedemmo sulla porta di casa, prima di lasciarlo in quella fredda sera invernale di dieci anni fa. “Come un valido giocatore dell’AC Lugagnano”, ci rispose. Senza pensarci un attimo.

E così sia. Buon viaggio Giovanni.

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