Lugagnano: Rifiuti a fuoco a 400 gradi nella Cà di Capri, la denuncia di Bertucco

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Ca’ di Capri è una bomba ad orologeria. Michele Bertucco di Legambiente (nella foto) lancia l’allarme e denuncia nuove e pesanti situazioni di rischio verificatesi nella discarica messa sotto sequestro dalla Procura cinque mesi fa: “I rifuti bruciano senza fiamma ad oltre 400 gradi», ha informato il presidente di Legambiente, «con grave rischio di incendio e di emissioni pericolose. Colpa di chi? Della cattiva gestione, dopo l’intervento della magistratura, che sta producendo effetti nefasti; e colpa, prima ancora, della Rotamfer che lì ha stoccato materiale infiammabile pur non avendone il permesso”.

“A questo punto – continua Bertucco -, è necessario che gli enti preposti trovino una soluzione immediata perchè c’è in gioco la salute della gente oltre che quella del territorio. È da gennaio che tutti sanno che la discarica brucia ma nessuno, ad oggi, è intervenuto. Rendiamo pubblica la situazione, informiamo i cittadini di quanto sta accadendo sulle loro teste e attendiamo le risposte dei responsabili”.

È da luglio del 2007 che da Cà di Capri escono fumi sospetti e che la frazione di Lugagnano viene invasa da cattivi odori. A gennaio, grazie a rilievi tecnici effettuati per conto della Procura, gli agenti del Corpo forestale dello Stato accertano che i rifiuti bruciano e hanno raggiunto la temperatura di oltre 400 gradi.

“Questa condizione – continua Bertucco -, non si è mai verificata in precedenza nonostante la discarica sia stata oggetto, in passato, di varie indagini con trivellazioni ed escavazioni da parte delle autorità competenti. Ciò che sta accadendo è quindi anomalo e i rischi che gli abitanti della zona stanno correndo sono notevoli: se i rifiuti in autocombustione vengono a contatto con l’aria, si incendiano producendo biogas altamente pericolosi per la salute. Inoltre, in presenza di tanto calore, gli strati di argilla che costituiscono l’impermeabilizzazione posta a protezione della falda acquifera possono da un momento all’altro sgretolarsi. Insomma», conclude il presidente di Legambiente, «Ca’ di Capri sta bruciando da mesi, perchè chi deve intervenire se ne sta con le mani in mano e aspetta che accada l’irreparabile?”.

Le richieste dell’associazione ambientalista sono due. “La prima è sapere quali azioni intendono appunto adottare le autorità competenti che sappiamo allertate», informa Bertucco, «per fronteggiare la situazione ed eliminare i fattori di rischio per l’incolumità delle persone. La seconda è capire cosa ha scatenato un simile putiferio, cioè cosa è stato sepolto in discarica, quali sono i materiali che sono andati in autocombustione e che là sotto non avrebbero dovuto stare”. 

Da parte sua la Procura pochi giorni fa ha nominato un consulente che dovrà presentare una relazione sulla situazione venutasi a creare. Il perito dovrà accertare, inoltre, se questi fenomeni di autocombustione danneggino la salute dei cittadini dopodichè il pubblico ministero Vallerin deciderà se chiedere nuovi provvedimenti per mettere in sicurezza ladiscarica sotto sequestro dall’ottobre scorso.

In quel mese la procura, nell’ambito dell’inchiesta sulla Rotamfer, aveva disposto l’arresto di nove persone per una gestione, a parere dell’accusa, un po’ troppo allegra della discarica.