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A volte, viaggiando in lungo e in largo per il pianeta, siamo stupiti, affascinati dalle diverse culture che incontriamo. Gente diversa, usi diversi, vite diverse, cibi diversi. A volte invece, non c’è nemmeno bisogno di fare molti chilometri per vedere la diversità.

Perché la diversità la possiamo vedere ovunque, anche nella piazza di Lugagnano. Da una parte un gruppo di persone, della parrocchia e dei NAL, che volontariamente si è attivata per creare un bellissimo Presepe: immagino telefonate per organizzarsi, macchine che vanno avanti e indietro cariche di cose, sedili abbassati per stendere statue e attenti a non sporcare perché con quello stesso mezzo poi si vive nel quotidiano.

Immagino tempo e risorse rubate alle proprie cose per comporre l’istallazione, e incontri, e soddisfazioni.

Poi mi giro e vedo l’immondizia (la foto è di Renzo, un nostro lettore, ed è stata scattata ieri 12 dicembre), e non so immaginare perché, come e quando alcune persone di altro genere, si prendano la briga di scaricare il proprio pattume di lato al Presepe.

Non so immaginare ragioni di diversità religiosa, né particolari personalismi. Quello che immagino invece, è che è lo stesso. Perché questo è uno dei sistemi in cui la società si muove: è lo stesso. Non importa. Prevale il mio momento, la mia necessità, prevalgo io.

Io in quell’immondizia vedo il disinteresse per gli altri, che è ancora peggio della volontarietà perché questa, prevede un progetto, un’idea. Nell’essere senza idee, butto i rifiuti vicino al Presepe o dove capita perché, tanto, non vedo gli altri. Non vedo nessuno.

Aiuto. Non vedere come nella nostra comunità ci sia invece un mondo che si muove in senso contrario, pieno di visioni che riguardano gli altri, vuol dire essere ciechi. Poveri di spirito, e ciechi. Poveretti.

Ed è anche Natale.