Ci sono persone che, quando se ne vanno, non lasciano soltanto una sedia vuota. Lasciano un silenzio diverso nei luoghi che hanno attraversato per una vita: una sede associativa, una festa di paese, una tavolata di amici, una partita vista con il cuore in gola, una domenica passata a dare una mano senza far troppo rumore. Lugagnano piange Raniero Zanuso, 77 anni, morto il 7 luglio, figura conosciutissima e stimata in paese.
Raniero era uno di quei volti che non avevano bisogno di presentazioni. Per tanti era semplicemente Raniero, per altri anche Nuvola, soprannome che compare nella storia del Calcio Club Hellas Verona Mancalacqua, quel gruppo di tifosi gialloblù nato il 13 dicembre del lontano 1982 e diventato, negli anni, molto più di un club calcistico. Era una compagnia, una famiglia larga, un modo di stare insieme. Una piccola tribù di paese capace di mettere accanto il tifo, le trasferte, le risate, le feste e la solidarietà concreta.
Di quel mondo Raniero Zanuso è stato uno dei riferimenti più riconoscibili. Membro e fondatore, ne ha portato avanti per anni lo spirito più autentico: l’amore viscerale per l’Hellas Verona, certo, ma anche la voglia di costruire legami, di animare il territorio, di trasformare una passione sportiva in occasione di incontro. Perché a Mancalacqua il gialloblù non è mai stato solo un colore da sventolare allo stadio. È stato un linguaggio comune, una memoria condivisa, una scusa buona per ritrovarsi, organizzare, aiutare.
In un’intervista pubblicata dal Baco qualche anno fa, il direttivo del Club raccontava una storia fatta di amicizia, tesseramenti, feste e iniziative benefiche. Tra gli undici componenti c’era anche lui, Raniero, presidente per molti anni e come figura pronta, con intelligenza e generosità, a lasciare spazio ai giovani per favorire il passaggio di testimone. È un dettaglio che oggi pesa più di molte parole: Raniero non viveva l’associazionismo come una vetrina personale, ma come una staffetta. Una cosa che si riceve, si custodisce e poi si consegna a chi viene dopo.
Questa è forse una delle tracce più belle che lascia. Non soltanto le cariche ricoperte, non soltanto i ruoli, ma l’idea che un paese resti vivo quando qualcuno si prende la briga di far succedere le cose. Raniero lo ha fatto per decenni. È stato presidente del Club Enologico Culturale di Lugagnano, realtà storica del paese, nata da un gruppo di amici con l’obiettivo di tenere insieme tradizioni popolari, cultura, convivialità e attenzione alla comunità. Attorno al Club sono passate serate, iniziative, momenti sportivi, occasioni sociali, lavori volontari, energie spese per il territorio. In quella storia c’è anche la sua firma, discreta e tenace.

Raniero è stato anche consigliere comunale a Sona. Un altro tassello di una presenza pubblica che non si è fermata alla dimensione dell’amicizia e delle associazioni, ma ha attraversato anche l’impegno civico. Chi vive i paesi sa quanto contino queste figure: persone che fanno da ponte tra le istituzioni e la vita reale, tra le decisioni prese nelle stanze del Comune e le voci raccolte al bar, in piazza, alle feste, negli spazi delle associazioni.
La sua vita pubblica, però, non cancella quella più intima, familiare, oggi ferita dal dolore. Raniero Zanuso lascia la cara moglie Grazia, sempre accanto a lui in mille iniziative, e le figlie Michela e Pamela, alle quali va l’abbraccio più affettuoso della comunità.
Recentemente, lo scorso anno, la sua famiglia era già stata colpita da un grande lutto, per la morte della amatissima figlia Romina. Un dolore dentro un altro dolore, che rende ancora più delicato e profondo il cordoglio di queste ore.

Ma raccontare Raniero significa anche raccontare un modo di essere lugagnanese che sembra antico, quasi passato di moda, e invece resta essenziale. Quello di chi non si limita a partecipare, ma tiene insieme. Di chi non aspetta che siano sempre gli altri a organizzare. Di chi sa stare nella goliardia senza perdere il senso della solidarietà.
Anche la sua partecipazione all’OLM, l’Organizzazione per la Liberazione di Mancalacqua, racconta bene questa vena ironica, scanzonata, paesana nel senso più bello del termine. Un gruppo goliardico, anche qui si parla di molto tempo fa, che per anni ha animato Lugagnano con scherzi, trovate e iniziative capaci di strappare un sorriso e di far sentire il paese un po’ più paese.
L’EDITORIALE DEL BACOBrian May dice basta ai tour. Ma la magia dei Queen non va in pensioneC’era questo in Raniero: la serietà dell’impegno e la leggerezza dell’amicizia. La passione sportiva e il gusto della compagnia. Il senso delle radici e la capacità di stare dentro il presente. Per questo la sua morte non riguarda soltanto la sua famiglia, che oggi vive il dolore più grande. Riguarda un’intera comunità che perde una persona capace di esserci. E nei paesi, esserci, è una forma altissima di generosità. Vuol dire comparire quando serve, restare quando c’è da lavorare, sorridere quando la festa parte, sostenere quando qualcuno è in difficoltà, passare il testimone quando arriva il momento.
Resta il ricordo di un uomo che ha abitato il suo paese non da spettatore, ma da protagonista gentile. Uno di quelli che fanno comunità senza bisogno di proclamarlo. Uno di quelli che, anche quando non ci sono più, continuano a tenere insieme le persone. I funerali si tengono giovedì 9 luglio alle ore 15.30 nella chiesa parrocchiale di Lugagnano.
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