Lugagnano, l’era Fausto Mazzi: venticinque anni al timone degli Alpini e al servizio della comunità

Parlare di Fausto Mazzi significa raccontare un pezzo di storia di Lugagnano. Alpino, classe ’52, nato e cresciuto tra queste strade, Mazzi ha appena concluso un’era: dal dicembre 2001 al dicembre 2025 è stato la guida, il volto e l’anima del Gruppo Alpini locale.

Non è un uomo da mezze misure. Chi lo conosce descrive un carattere deciso, a tratti spigoloso, forgiato da una caparbietà che non ammette rese. Ma dietro quella scorza batte un cuore di profonda generosità. La sua leadership non è mai stata imposta, ma guadagnata sul campo attraverso venticinque anni di impegno costante.

Guidare un gruppo numeroso e complesso come quello di Lugagnano richiede doti che vanno oltre il comando: servono polso, visione e una disponibilità instancabile. La sua qualità più preziosa, però, resta la capacità di mediare.

In un’epoca che spinge all’isolamento, Fausto ha saputo parlare con tutti, abbattendo i pregiudizi e favorendo il confronto anche nei momenti critici. Cinque lustri di servizio che sono la testimonianza di una vita spesa per gli altri.

Rompiamo il ghiaccio, Fausto. Dacci due definizioni: solidarietà e comunità.
La solidarietà è il nostro principio cardine. Nasciamo come associazione d’arma, ma nel tempo siamo diventati un’organizzazione di volontariato. Il mio grande obiettivo, fin dall’inizio del mandato, è stato l’apertura totale verso chi ha bisogno. Non ho sbagliato a insistere: terminata la leva obbligatoria, il futuro degli Alpini risiede nel servizio; solo così l’associazione può sopravvivere.

E per quanto riguarda il concetto di comunità?
È un’altra parola chiave. Non possiamo chiuderci nel guscio della baita o limitarci alla gestione del bar. È necessaria una rete con il territorio e con le realtà che hanno il nostro stesso DNA. Collaboriamo ad esempio con il Dono, gli Scout, il Centro Aiuto Vita. Ma la comunità per me ha un senso esteso, che va oltre Lugagnano e i confini nazionali: penso ai progetti in Albania, anche quella è comunità.

Nel 2019 hai risposto al questionario del Baco che il tuo sogno di felicità era veder nascere il Museo Storico della Baita. Ci sei riuscito nel 2011 e oggi ne sei il presidente. Com’è andata?
È stata una sfida difficilissima, ma non volevo demordere. Ho lavorato “stretto ai fianchi” l’amministrazione finché non ce l’ho fatta; d’altronde ho le spalle a coppo (ammette sorridendo). Nel tempo il museo è cresciuto e oggi rispondiamo alle richieste di visite di gruppo da parte di altre sezioni degli alpini e delle scuole, sia del nostro territorio che della provincia di Verona con qualche richiesta anche da Trento.

Oggi, con il museo a pieno regime, qual è il tuo nuovo sogno di felicità?
Il sogno attuale è proseguire l’attività solidale in Albania con l’Associazione Madonnina del Grappa. Mi piacerebbe costruire quel ponte che ancora ci separa: noi Alpini siamo esperti in questo. Vorrei anche riprendere il progetto “Aggiungi un posto a tavola” per i più bisognosi e organizzare un pranzo di Natale per chi è solo.

Inaugurazione del restauro della fontana degli alpini a Lugagnano nel 2005. Fontana ideata dall’ing. Walter Tomezzoli nel 1979. Con Fausto Mazzi il sindaco Flavio Bonometti.

Il tuo mandato è stato lunghissimo. Cosa lasci al tuo successore, Alfredo Cottini?
Con Alfredo c’è un’ottima intesa. Seguirà la mia traccia con lo stesso impegno. È già ben inserito nel direttivo e io continuo a dargli una mano sugli aspetti in cui è più acerbo. La nostra collaborazione è costante e ho piena fiducia in lui: è un ottimo comunicatore e il gruppo è in ottime mani.

C’è una sfida particolare che Alfredo e il gruppo dovranno affrontare per il futuro dell’associazione?
È fondamentale cambiare lo statuto dell’Associazione Nazionale Alpini, con sede a Milano, per aprire le porte agli “Amici degli Alpini”, altrimenti tra 15 o 20 anni rischiamo l’estinzione a causa del bacino d’età e della fine della leva obbligatoria. Qui a Lugagnano gli “amici” sono già nel direttivo con diritto di voto. Forse questa posizione non piacerà ai vertici nazionali, ma credo sia l’unico modo per rimanere vivi. Chi si candida ed entra nel direttivo, anche con un solo voto, deve avere sempre diritto di parola. Il lavoro dei volontari va riconosciuto e apprezzato, è fondamentale. Pensa che volevo lasciare l’incarico già qualche anno fa, ma proprio un amico degli Alpini, Michele Giacomelli, insistette perché restassi. C’erano in ballo il museo e il centenario dell’ANA: si vede che doveva andare così. Ora, invece, è davvero il momento giusto per passare il testimone.

A proposito di volontariato, quando ti ho cercato per l’intervista eri impegnato a Ravenna. Di cosa ti stavi occupando?
Su richiesta dell’ANA siamo andati ad aiutare una biblioteca alluvionata a Sant’Agata sul Santerno. Ero lì con Stefano Bergamin, Ilario Peraro, Luciano Albertini e Claudio Zanetti per ridipingerla.

Fausto Mazzi durante il CAR a Cuneo nel 1972. Nella foto è il sesto da sinistra accosciato.

Qual è l’esperienza che, con il cappello alpino in testa, ti ha commosso di più?
Sicuramente gli interventi dopo il terremoto dell’Aquila e a Cento di Ferrara. In quelle catastrofi vivi a stretto contatto con i terremotati, è un’esperienza che ti lascia il segno. Ma penso anche ai campi scuola che sono occasioni bellissime e motivanti oppure al sostegno che portiamo a Enrico De Blasio, un nostro alpino di Lugagnano che a soli 21 anni ha subito un gravissimo incidente e necessita di cure importanti. Aiutarlo e fargli compagnia è un’attività che mi emoziona ogni volta.

Sei un vulcano di energia. Ti fermerai mai per una lunga vacanza, magari posando il cappello?
Assolutamente no (ride di gusto). Colgo l’occasione per ringraziare mia moglie Sara: senza di lei non avrei fatto molta strada. Non mi ha mai ostacolato, è stata complice. Avevo 40 anni quando ho iniziato a dedicarmi attivamente all’associazione andando in cerca degli alpini dormienti; lei ha capito prima di me che questo impegno mi rendeva più sereno. La Baita mi ha aiutato a smettere di brontolare e a non tornare a casa stressato dal lavoro. Se guardo indietro, mi stupisco di come sia riuscito a far combaciare tutto. Come ho fatto? Ne avevo la voglia. La voglia c’è ancora: vado sempre avanti.

Con Arnoldo Cristini, storico capogruppo degli Alpini di Lugagnano a cui è stata dedicata la Baita.
Con Alfredo Cottini, suo successore alla guida delle Penne Nere di Lugagnano.

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Francesca Tenerelli
Nata il 29 gennaio del 1976, parte attiva da sempre nella comunità di Lugagnano, con una breve interruzione per trasferimento a Decimomannu vicino a Cagliari. Ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Galileo Galilei a Verona e attualmente è impiegata in un’Agenzia di Assicurazioni. Sposata e madre di due figli, trova sempre il tempo per dedicarsi alla sua passione, la lettura.